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Melagranando

Dicono che le melagrane portino fortuna.
Comincio a pensare che sia vero.
Il 22 novembre scrivevo questo post, giusto per fare un po’ di ironia, perché non si può tenere sempre il muso ^^”:

la parola a sir Charles, aka Charlie “o’ munnizzaro”, aka il bigolino piccino e VIZIATO XD 😛 di casa:
ahò, nun me bastava sto rottweiler-misto-pittbull che m’ha azzannato, dicono ce l’avesse co’ i beagle, ma ma…li mortè! (-Charlie, un po’ di contegno, perdiana, sei pur sempre un piccolo Lord-)
Mo’ se magno come ‘sti palermitani e non come i londinesi me viene il rossore e il prurito…oh, dicono so’ allergico…ma pussa via ‘sti croccantini puzzolenti, ve li magnate voi e ‘sta gattaccia!
Ehm, scusate, ma dalla regia mi dicono che quando è nervoso, straparla in finto romanesco ^^”’ 😛

Proprio qualche giorno dopo siamo riusciti finalmente a levare il collare elisabettiano al piccolo Charlie, dopo un mese e passa di attesa. Giusto poco tempo dopo aver fatto una torta flop (involontariamente e che vi farò vedere ^^”, perchè si condividono anche quelli ^^”) con la gelatina di melagrana…solo un caso?
Così abbiamo ripreso a tenere in considerazione i dieci comandamenti del cane e del gatto, per evitare di pensare di nuovo che questa casa assomiglia a volte a uno zoo XD! Due gatti (di cui una gattaccia XD :P) e un canuzzo (e si, avete ragione, devo aggiornare le foto su Flickr, sono vecchiotte ^^”’!)…succede anche a voi?
A me succede di pensare una cosa strana dall’arrivo di Marga in casa, 4 anni fa, cioè l’ultima volta che abbiamo fatto un albero di Natale

Sarei curiosa, insomma, di vedere cosa potrebbe succedere con tre armaluzzi in casa. Dite che farebbe la fine dell’albero di Simon? 😛

CONFETTURA DI MELAGRANA


Ho preso spunto dalla ricetta di Clea per la confettura di albicocche e nocepesche. Non aspettatevi però una marmellata densa come quella di albicocche, perchè stavolta ho utilizzato l’agar agar in polvere (e non quello in barre) e sono quindi riuscita a diminuire le dosi ^_^!

INGREDIENTI:
Melagrane q.b. (per ottenere almeno 1 kg di succo)
480 g di zucchero
2 g di agar agar (cioè 1 cucchiaino da caffè)

Per questa ricetta credo di aver utilizzato circa 5 o 6 melagrane, ma non ne sono sicura, perché a un certo punto ho perso il conto ^^”; ma in fondo la quantità di succo ottenuto dipende anche dalla grandezza e dalla quantità di chicchi che si trovano all’interno della melagrana.
E poi un consiglio: provate ad aggiungere un po’ di succo di limone, magari otterrete un colore più brillante, proprio com’è successo alla Rossa (l’avessi vista prima, la sua ricetta ^^”).

Una volta recuperati i chicchi delle melagrane, metteteli nella centrifuga del mixer per ottenere il succo di melagrana. Se non avete la centrifuga, frullate i chicchi con qualche cucchiaio d’acqua e poi passateli al setaccio, proprio come fa Eleonora. Se non avete neanche il frullatore, utilizzate il passaverdura, proprio come si fa per il gelo di mellone.
Dovreste ottenere 1,2 kg di succo di melagrana.
Versate il succo in una pentola di acciaio, unite lo zucchero, mettete la pentola sul fuoco e mescolate bene.
Fate cuocere a fiamma medio-bassa; non appena il succo inizia a bollire, abbassate la fiamma al minimo e continuate a farlo “cuocere” (non è una vera e propria cottura, è solo un modo per garantire la durata della confettura) per almeno 35-40 minuti, mescolando periodicamente. Alla fine, sempre con la fiamma al minimo, unite l’agar agar e mescolate bene; portate a ebollizione e fate bollire per circa 2 minuti.
Conservate la marmellata bollente in barattoli sterilizzati (possibilmente di medie dimensioni, cioè da massimo 300 g); mettete i barattoli in una cesta, avvolti da una coperta di lana, fino a quando non si sarà creato il sottovuoto e non si saranno completamente raffreddati (e per non meno di 24 ore).

Una volta pronta, utilizzate la confettura a colazione, con pane e burro, o per un dolce, o per un piatto salato o addirittura unitela al formaggio, come una semplicissima caciotta, fresca o semi-stagionata ^__^!
Dovrebbe funzionare anche con la carne, voi che ne pensate? 
Probabilmente questo abbinamento potrebbe piacere a molti, magari anche ad Araba Felice. Perché proprio lei? Perché nel suo blog trovo sempre ricette intriganti, particolari e che, cosa da non sottovalutare, si possono riprodurre ad occhi chiusi, proprio come ho fatto quest’estate. Se poi unite il fatto che anche a me piacciono parecchio le proposte da fimmina cuciniera di Martha Stewart, come si può non farle gli auguri (anche se in ritardissimo) per il recente blog-compleanno?
Quindi con questa ricettuzza partecipo al giveway organizzato per l’ARA-Compleanno ^__^

A presto ;)!


“Burger” di gazpacho, zucchine e pinoli

Ecco a cosa mi serviva il gazpacho: per riprodurre in casa un’altra ricetta di Clea, un burger vegetariano/vegano in cui il pomodoro sostituisce divinamente i due strati di pane, soprattutto se accompagnato da un contorno di zucchine, tofu e pinoli e da qualche fetta di pane preparato con farina di tumminia (ma se non lo trovate, va benissimo del pane integrale o del pane di segale o il comunissimo pane bianco ;)).
Se vi dico che, nonostante sia una ricetta tipicamente estiva, è un burger perfetto per questi giorni di inizio ottobre, vi rendete conto quanto siamo lontani dall’autunno qui a Palermo? Quasi quasi, il prossimo anno cambio città 😛

“BURGER” DI GAZPACHO, ZUCCHINE E PINOLI
ispirato a “Burgers de tomates, courgettes et pignons”
da “Agar-agar

Aggiornamento del 2/06/2013: quando ho fatto questa ricetta non avevo ancora idea di cosa fosse il tofu vellutato, scoperto solo poco dopo aver proposto questo piatto, a furia di vedere questo tipo di tofu in vari blog vegetariani, tra cui quello di Clea. Con questo non voglio dire che il tofu compatto al naturale non stia bene in questa ricetta, ma solo che ora come ora sarei curiosa di provare l’effetto cremoso creato dal tofu vellutato ^_^!
INGREDIENTI per 4 persone:
350 ml di passata di pomodoro al basilico (350 ml di gazpacho homemade)
2 g di agar-agar (cioè 1 cucchiaino da caffè)
1 zucchina piccola (2 zucchine)
150 g di tofu vellutato (almeno 200 g di tofu al naturale; altrimenti tofu q.b.)
3 cucchiai di crema di basilico (omesso)
1 cucchiaio di Gomasio (sale q.b.)
1 manciata di pinoli
150 ml di acqua
In una pentola mischiate il gazpacho con 150 ml di acqua e l’agar-agar. Portate a ebollizione e fate bollire per 30 secondi. Quindi, versate il tutto in stampi circolari per crostatine (io non ho stampi per questo tipo di gelatine 🙁 e ho usato dei bicchieri di vetro; l’importante, per qualsiasi tipo di stampo, è di bagnarlo con acqua poco prima di versare la futura gelatina, come consiglia Clea). Fate raffreddare; quindi conservate in frigorifero per circa 1 ora.
Lavate e tagliate finemente le zucchine. Unitele al tofu tagliato a dadini e ai pinoli e salate a piacere; una volta cotte le zucchine, mettete da parte.
Sformate la gelatina di gazpacho. Su ogni piatto, poggiare una striscia di gelatina, che ricoprirete col miscuglio zucchine-tofu-pinoli. Ricoprite con un altro strato di gelatina e decorate sempre con lo stesso miscuglio (oppure, come suggerito da Clea, con qualche fettina sottile di zucchina e qualche pinolo). Servire immediatamente (io invece l’ho mangiato freddo, perchè così il gazpacho è ancora più buono ^_^).

E con questa ricetta partecipo al gioco Salutiamoci, che a giugno prevede il tofu

A presto ;)!


Budino al Rooibos e Kefir…perchè prevenire è importante ^_^!

Foto di Ornella
Riaggiorno il post, visto che per la prima volta in tre anni (ehssì, perchè, se si considera anche il vecchio indirizzo, bisogna ammettere che anche il blog inizia ad invecchiare XD) riesco a partecipare al mese della prevenzione del tumore al seno.
Quindi, non fate come una collega di mamma che dopo alcuni anni non ne voleva più sapere di continuare i controlli di prevenzione; non abbiamo mai capito il motivo di questa decisione, neanche quando ha scoperto (per fortuna in tempo) di avere un tumore al seno. 
Dovremmo saperlo tutti che in ambito sanitario prevenire è meglio che curare, no?
E per portare avanti il programma di prevenzione, posso offrirvi un budino, salutare ma al tempo stesso sfizioso?
Casomai pensaste che gli aggettivi salutare e sfizioso non vadano d’accordo, beh, leggete la ricetta con attenzione, soprattutto se vi piace il Chai.

Il colore di questo budino è involontariamente identico a quello della ricetta originale di Clea, cioè un budino vegano ispirato al Chai, il tè nero indiano con spezie e latte.
E senza aver mai assaggiato prima il Chai, ho stravolto la ricetta, sostituendo il tè Darjeeling con l’infuso di Rooibos aromatizzato con arancia e cannella, mentre il latte di Kefir ha preso il posto del latte (qui di soia, però).
Lo so, sembra pura follia stravolgere una ricetta senza nemmeno conoscerla, ma da un po’ di tempo mi frullava in testa l’idea di fare una crema o un budino con l’amico Agar e aromatizzato al Rooibos e quando ho visto questa ricetta ho pensato che facesse proprio al caso mio ^_^! Ma prometto che rimedierò e che proverò prima o poi questo tè nero speziato 😀

BUDINO CON ROOIBOS ALL’ARANCIA E CANNELLA
E CON LATTE DI KEFIR
ispirato a “Flan au thé et aux épices tchaï
da “Agar-agar” 

INGREDIENTI per 4 vasetti da 125 g:
3 bacche di cardamomo (omesso)
3 chiodi di garofano (omesso)
1 cucchiaino da caffè di cannella in polvere (omesso)
1 pizzico di zenzero in polvere
2 g di agar-agar (cioè 1 cucchiaino da caffè)
3 bustine di tè Darjeeling (infuso di Rooibois alla cannella e arancia sfuso q.b.; altrimenti 3 bustine)
70 g di zucchero di canna (la prossima volta ne userò solo 30 g)
250 ml di latte di soia (300 ml di latte di kefir)
50 ml di panna di soia (omessa)
qualche cucchiaio di chantilly vegetale di soia (omessa)
1 cucchiaio di cannella in polvere per decorare (omessa)

Preparate le spezie: aprite e grattugiate i baccelli di cardamomo, che unirete ai chiodi di garofano, alla cannella e allo zenzero.
Come spezie, io ho aggiunto solo lo zenzero grattugiato al momento; infatti, nella confezione che ho a casa le foglie di Rooibos sono mescolate con cannella in pezzi, chiodi di garofano in pezzi, scorze e olio essenziale d’arancia…e credo che basti così ^_^!
Mescolate l’agar-agar con 250 ml di acqua in un pentolino. Appena l’acqua bolle, abbassare la fiamma e aggiungere il filtro con l’infuso di Rooibos (o una bustina) mescolato allo zenzero grattugiato (se invece seguite la ricetta originale, dovete aggiungere la bustina di tè insieme alle spezie; se invece usate il tè sfuso, basterà mescolare le foglie di tè alle spezie e mettere poi tutto nel filtro, come ho fatto io). Lasciate bollire per 1 minuto e 30 secondi.
Fate raffreddare leggermente; quindi, unite lo zucchero e stemperate con qualche cucchiaino di latte di Kefir a temperatura ambiente (se invece utilizzate il latte e la panna di soia, come Clea, fateli prima riscaldare leggermente in un pentolino); unite poi il kefir rimasto poco a poco, mescolando. Levate il filtro contenenente l’infuso e versate il composto in 4 vasetti di vetro da yogurt, aiutandovi con un colino. Fate raffreddare; quindi fate riposare in frigo per circa 1 ora.
Al momento di servire, decorate i budini con una nuvola di chantilly vegana e un pizzico di cannella in polvere (io non l’ho fatto, per me è buono così com’è…anzi no: con un po’ di zucchero in meno :D).
E il giorno dopo è ancora più buono, soprattutto perchè l’aroma del Rooibos e delle spezie diventa più intenso e al tempo stesso si nota maggiormente la delicatezza del Kefir ^_^!

A presto ;)!


Cheesecake freddo salato al quark

Prima che l’estate sparisca, voglio farvi vedere un altro esperimento con l’agar-agar, sempre grazie a un meraviglioso libro di Clea.
La ricetta originale la potete vedere sul blog di Clea. Si tratta di un cheesecake senza cottura, preparato all’ultimo minuto, la versione salata senza organizzazione di quello preparato a giugno, ma con l’amico Agar al posto della colla di pesce. Perchè senza organizzazione? Perchè in casa non avevo formaggio di capra, quindi ho utilizzato il quark, che dà un ottimo sapore anche alle torte salate; in più, non avevo erba cipollina fresca (devo decidermi a piantarla in balcone, sempre se regge il caldo palermitano; ma forse ci si può provare anche durante il finto inverno locale XD) e ho utilizzato quindi quella liofilizzata, sempre presente in dispensa.

Cheesecake salato senza cottura
ispirato a “Gâteau fromager aux herbes du jardin
tratto da Agar-agar di Clea
Come al solito, le parti in corsivo sono tratte dal libro ;)!
INGREDIENTI per 4 persone, stampo da 20 cm:
100 g di biscotti salati da aperitivo ai semi (200 g di crackers di soia)
60 g di burro fuso (100 g di burro morbido a pezzetti)
100 g di formaggio fresco di capra (omesso)
300 g di fromage blanc (400 g di formaggio quark)
1 spicchio d’aglio (omesso)
1 cucchiaino da caffè di Gomasio, più un altro po’ per la decorazione (sale q.b.) 
1 mazzetto di erba cipollina (erba cipollina liofilizzata q.b.)
100 ml di panna di soia (100 ml di panna d’avena)
2 g di agar-agar (cioè 1 cucchiaino da caffè)
semi di sesamo q.b. (mia variante)
semi di girasole q.b. (mia variante)
Tritate grossolanamente i crackers nel mixer; quindi, unite il burro a temperatura ambiente tagliato a pezzetti e lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto sabbioso. Proprio come ho fatto per la versione dolce, dopo aver notato una ricetta di Arabafelice.
Ricoprite la base dello stampo con un foglio di carta forno (ma io non l’ho fatto, visto che lo stampo era piccolo e a fascia apribile, ho utilizzato la base per servire il dolce direttamente a tavola) e aiutandovi con un cucchiaio create una base uniforme (io ho fatto qualche errore, invece, e i lati sono più larghi della base).
Fate riposare in frigo.
In una grossa ciotola, mescolate il formaggio quark con l’erba cipollina tagliata fine (io ho utilizzato quella liofilizzata, non avendo quella fresca ç_ç), il sale e i semi di sesamo (volendo, potete aggiungere nella crema i semi di girasole tritati grossolanamente).
In un pentolino, mischiate la panna d’avena con l’agar-agar. Portate a ebollizione e lasciate bollire per 30 secondi. Stemperate la panna con qualche cucchiaio di crema di formaggio; quindi, unitela alla rimanente crema di formaggio, mescolando bene e versate la crema sulla base.
Fate riposare il cheesecake salato in frigo per circa 2 ore.
Al momento di servire la torta, decoratela con erba cipollina, semi di sesamo e di girasole.
Consiglio di Clea: questo cheesecake può essere servito come antipasto, ma può anche far parte di un piatto completo. In tal caso, servitelo con ortaggi grattugiati (carote, barbabietole, sedano) conditi con un po’ di vinaigrette, con del pane ai cereali tostato e ricoperto con un contorno vegetariano (hummus, tapenade) oppure con rillettes di tonno o di sardine.
Io ho preparato questa torta per cena e l’ho accompagnata con una semplice insalata estiva di carote, sedano e pomodoro, condita con olio, aceto di mele e un po’ di sale.
Ed ecco la torta il giorno dopo, l’unica fetta che sono riuscita a conservare, giusto per capire che sapore avrebbe avuto dopo un giorno di riposo in frigo. Un consiglio? Preparatela la sera per la cena del giorno successivo ;)!

A presto ;)!

Torta “cioccolato su cacao” ^_^

Avete seguito il festival di Venezia?
Io si e francamente, dopo aver letto la critica di Crespi e aver visto il nuovo film di Bellocchio, ho “odorato il fieto del miccio” e dopo mille dubbi (tra cui quello da grillo parlante che consiglia un film straniero, per non diventare banali) ho deciso che anche la commedia sofisticata sarebbe stato un film italiano: Bianca, uno dei film che preferisco in assoluto (e adesso parlo a livello internazionale) ^_^!
Non lo faccio per campanilismo, ma perchè leggere che i film italiani in concorso sono stati criticati per eccessivo provincialismo mi fa solo venir voglia di tirar fuori dalla micro videoteca di casa questa chicca tutta morettiana!
Sono provinciali commedie come I soliti ignoti o Questi fantasmi, addirittura tradotti in francese? Ok, I soliti ignoti in francese non rende quella particolare comicità tutta romana, ma non è questo il punto!!!
Un personaggio come Michele Apicella secondo voi è provinciale? Io direi di no, soprattutto nel caso di un film che trae ispirazione dallo stile di Hitchcock e Truffaut, che a loro volta sono collegati tra loro.
Il 1984, poi, è l’anno della morte del grande Truffaut, ma anche l’anno dell’uscita al cinema del film Bianca…e mi chiedo se sia solo un caso, se non sia un piccolo omaggio implicito da parte di Nanni Moretti (che, a sua volta, gode di ottima fama in terra francese, ma non penso ci sia bisogno di dirlo :D).
Truffaut (per le similitudini con L’uomo che amava le donne, ma, per me, anche con La donna della porta accanto, Effetto notte e con la saga di Antoine Doinel), Hitchcock, la Sachertorte, il cioccolato, i dolci: questo film ha tutte le carte in regola per rientrare tra i miei film preferiti, che sono tanti, ma proprio tanti ^_^!

E come rappresentare al meglio questo film se non con una torta “cioccolato su cacao”?

Un dolce con tre diverse sfaccettature, proprio come il film, che, secondo me, ha caratteristiche italiane, francesi e britanniche, come dicevo all’inizio.
Non a caso, questa torta è una via di mezzo tra Olanda, Austria e Piemonte: è olandese perchè il nome originario è “torta olandese al cioccolato“; poi, secondo me è la sorella piccola dell’austriaca Sachertorte, perchè ha molto ma molto meno burro; sostituendo infine la crema al cioccolato con un bel po’ di crema di pesche, cacao e amaretti, il dolce avrà una speciale nota piemontese.
Si crea così un miscuglio di nazionalità, proprio come succede abbandonando l’aspetto superficiale di Bianca. Infatti, come mi ha detto Marzia, (grazie a cui ho assaggiato questa crema), la crema di pesche, cacao e amaretti “deriva da un dolce tradizionale del Piemonte: le pesche
ripiene. Si pelano le pesche, si dividono a metà, si toglie il nocciolo e
lo si sostituisce con una pallina di crema fatta con cacao, nocciole,
amaretti. Praticamente un “finto nocciolo” mangiabile. La crema racchiude lo stesso sapore,
però in vaso e si mette via per l’inverno
“.

Torta cioccolato su cacao
ispirata alla “Torta olandese al cioccolato

Come al solito, trovate tra parentesi le mie modifiche.

INGREDIENTI:
Per la pasta:
100 g di cioccolato amaro
30 g di burro
4 uova
200 g di zucchero (io 120 g) 
una presa di sale
250 g di farina (io farina 00) 
due cucchiaini di lievito in polvere (io polvere lievitante biologica per dolci) 
un bicchiere scarso di latte
olio o margarina per ungere (io olio EVO) 
pangrattato per cospargere (io farina 00) 
Per il ripieno e per decorare
80 g di zucchero 
una bustina di zucchero vanigliato 
cinque cucchiaini di cacao amaro 
20 g di fecola 
un quarto di latte 
un bicchiere scarso di panna 
40 g di pistacchi tritati (pistacchi q.b.)

Per la crema di cacao, pesche e amaretti (ricetta di Marzia)
1 kg di pesche, a pezzetti
500 g di zucchero
100 g di amaretti
50 g di cacao amaro
1 g di agar-agar in polvere, cioè 1/2 cucchiaino da caffè (mia variante)

Mettete il cioccolato e il burro in una casseruolina e fateli sciogliere a bagnomaria. Poi togliete il recipiente dal fuoco e lasciate raffreddare il miscuglio a temperatura ambiente. Nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero (lasciandone solo due cucchiai da parte) finchè saranno ben spumose e quasi bianche; montate gli albumi a neve con lo zucchero rimasto e il sale. Mescolate la farina con il lievito e incorporatela all’impasto, alternandola con la crema di burro e cioccolato e con il latte. Ungete d’olio o margarina una tortiera di circa 24 cm di diametro, cospargetela con il pangrattato la farina e riempitelo con un terzo della pasta. Ponete lo stampo sul ripiano centrale del forno già caldo e lasciate cuocere lo strato di pasta per 10-15 minuti a 180° (dipende dalla quantità d’impasto versato nello stampo; fate quindi la prova stecchino dopo 10 minuti). Poi sfornatelo, levatelo dalla tortiera e lasciatelo raffreddare. Preparate allo stesso modo gli altri due strati di pasta, lasciandoli poi raffreddare bene. 
Per il ripieno, mescolate a secco in una casseruolina lo zucchero con lo zucchero vanigliato, il cacao e la fecola e stemperate poi tutto bene con il latte. Mettete la casseruolina a bagnomaria, portate il miscuglio ad ebollizione, senza mai smettere di mescolare e fatelo bollire per un attimo. Poi togliete il recipiente dal fuoco, lasciando raffreddare la crema; mescolatela di tanto in tanto, per evitare che si formi in superficie una pellicina. Quindi farcite con tre quarti della crema gli strati di pasta e sovrapponeteli, formando un’unica torta, che metterete su un piatto da dolci. Montate la panna, aggiungetela con delicatezza alla crema rimasta e spalmate tutto sulla superficie e sul bordo laterale della torta, conservando tre cucchiai di crema per la decorazione. Mettetela in una siringa per dolci e spremetela a rosette sulla torta.
Per la crema, come suggeritomi da Marzia, fate cuocere le pesche tagliate a pezzetti con lo zucchero (come una
marmellata normale) per circa 40 minuti. A 10-15 minuti dalla fine della
cottura aggiungete il cacao e gli amaretti sbriciolati grossolanamente; quindi, aggiungete anche il mezzo cucchiaino di Agar in polvere (che renderà la crema piuttosto densa) e mescolate bene.
Invasettate la crema bollente (con queste quantità otterrete circa 4 barattoli da circa 250 g); fate riposare i barattoli in una cesta, coperti da una coperta di lana (proprio si fa con la marmellata) per almeno 24 ore.
Io ho preparato questa crema una settimana prima e ho utilizzato tanta crema quanto basta per farcire e ricoprire la torta.
Infine cospargetela con i pistacchi tritati al momento
Tenete la torta nel frigorifero fino al momento di servirla e dividetela poi a fette.

Come potete notare dalla foto di una fetta, questo terzo esperimento ideato per il mio compleanno (i primi due li avevo fatti per il compleanno di mio fratello e la torta era buona) non è venuto benissimo, perchè per errore ho fatto cuocere troppo la torta e forse anche perchè non ho incorporato bene le uova all’impasto.
Ci sono rimasta talmente male che tre giorni fa l’ho rifatta, seguendo alla lettera la ricetta. Quindi, ho utilizzato tutti i 200 grammi di zucchero e ho montato le uova intere con lo zucchero e il sale, fino a farle diventare ben spumose e quasi bianche, proprio come suggerito dalla ricetta originale.
Inoltre, avendo deciso di farla all’ultimo minuto, ho sostituito il burro (che non avevo) con circa 30 ml di panna da montare, per far sciogliere il cioccolato a bagnomaria; ho unito poi i rimanenti 170 ml di panna a 50 ml di yogurt, sostituendo così il latte previsto dalla ricetta. Ho suddiviso l’impasto a metà: una parte in uno stampo da 24 cm e l’altra metà in uno da 20 cm; ho fatto quindi cuocere i due strati contemporaneamente in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 15 minuti (fate comunque la prova dello stecchino).
Con queste piccole modifiche, ho ottenuto una torta non soffice come altri dolci burrosissimi, ma morbida e che si scioglie in bocca.
A proposito, se la provate, ricordatevi di farla riposare in frigo per almeno un giorno, perchè più riposa e più diventa buona ;)!

E nella foto precedente potete vedere il risultato del quarto esperimento. Non è ancora perfetto, ma per ora va bene così ;)!

E con questa ricetta cioccolattosa partecipo al contest Cinegustologia, per la categoria commedia sofisticata

A presto ;)!


Bicchierini “budinosi”

Continuando a sperimentare con l’amico Agar (stavolta in polvere) e seguendo le dritte di Clea, qualche settimana fa sono usciti fuori dei bicchierini “budinosi” niente male.

L’unico problema? La crema al limone. I miei limoni erano troppo aspri e nonostante la correzione
con qualche cucchiaio di sciroppo di rosa (ecco spiegato il color ocra
;)) e la copertura con della confettura di petali di rosa, è risultata
troppo “limonosa”, troppo aspra insomma. Quindi la prossima volta niente
limone 😉 a meno che non riesca a trovare dei limoni dolci (esistono, esistono; sennò, pompelmo rosa o cedro andrebbero comunque bene).

Però il bicchierino bianco e rosa (l’ultimo in fondo nella prima foto ;)), con una semplice copertura di confettura di rosa era semplicemente delizioso *O*!
Voi che ne pensate?

BICCHIERINI BUDINOSI
parzialmente ispirati
a una ricetta di Clea, “Fraicheur citron au yaourt de brebis”
tratta da Agar-Agar

Come al solito, la parte in corsivo è tratta dal libro, mentre tra parentesi trovate le mie modifiche.

INGREDIENTI PER 6 BICCHIERI
2 limoni (mi sa che i miei erano troppo grandi)
250 g di yogurt di latte di pecora (io 125 g di yogurt intero bianco)
3 cucchiaiate di miele liquido (io 5 cucchiaiate di miele liquido)
150 ml di latte di riso (io 300 ml di latte di riso con mandorla)
3 g di agar-agar in polvere (io 5 g di agar in polvere, cioè 2,5 cucchiaini da caffè)
1 cucchiaino da caffè di zenzero in polvere
sciroppo di rosa q.b. (mia variante)
confettura di petali di rosa q.b. (mia variante)

Consiglio: se volete provare questa ricetta e non volete levare lo strato di frutta tra il latte di riso e la confettura di rosa, potete unire il limone con la mela, secondo me, nel caso in cui i vostri limoni siano aspri. Ma magari utilizzate solo il succo di mezzo limone o di un limone piccolo, unito a 2-3 mele ben mature ;)! Oppure, se non doveste trovare limoni dolci, potreste sostituire il limone con il pompelmo rosa o il cedro.
Sarebbe meglio poi diminuire a 2 cucchiaiate la quantità di miele dello strato riso-mandorla, perchè le confetture di rosa a volte sono parecchio zuccherine (io ci ho pensato solo dopo aver assaggiato un bicchierino, visto che ho aggiunto la confettura all’ultimo, dopo aver notato il disastro limonoso).

Consiglio 2, stavolta di Clea:
se non vi piace lo yogurt di latte di pecora, potete sostituirlo con dello yogurt di latte
vaccino (proprio come ho fatto io) o di soia. Potete inoltre sostituire
il limone con un altro agrume e lo zenzero con un’altra spezia, sperimentando combinazioni infinite: arancia
e cannella, pompelmo e anice verde, lime e vaniglia…a voi la scelta
;)!

Mischiate la scorza grattugiata dei limoni con lo yogurt e il miele.
In un pentolino, mischiate il latte di riso alle mandorle con 4 grammi di agar-agar (cioè 2 cucchiaini da caffè). Arrivato a ebollizione, lasciate sobbollire il latte per 30 secondi (volendo anche 1 minuto). Togliete dal fuoco e stemperate il latte con 1-2 cucchiai di yogurt; quindi mescolate il tutto allo yogurt rimasto e versate il composto in 6 bicchieri, possibilmente trasparenti. Fate raffreddare; quindi fate riposare in frigo per almeno 1 ora.
Tagliate in due i limoni, levate i semini e prelevate la polpa, eliminando la pellicola. Frullate la polpa del limone insieme allo zenzero grattugiato, fino a che avrete ottenuto una purea fine. Quindi zuccherate il composto ottenuto con tanto sciroppo di rosa quanto basta.
In un pentolino, mischiate 150 ml di acqua con 1 grammo di agar-agar (cioè mezzo cucchiaino da caffè). Portate a ebollizione e fate sobbolire per almeno 30 secondi. Unite il composto alla purea di limone e versate il tutto nei bicchieri con lo yogurt. Fate raffreddare, quindi lasciate riposare in frigorifero per almeno 1 ora.
Quando anche lo strato di limone (o di un altro agrume o di altra frutta, a piacere) si sarà solidificato, potete aggiungere anche la confettura di petali di rosa.
Servite i bicchierini freddi 😉

E anche con questa ricetta partecipo allo Starbooks, organizzato dalle mitiche foodblogger Daniela e Alessandra di Menù Turistico (casomai ancora qualcuno non le conoscesse :D)

A presto ;)!


Agar-agar, nocepesche e albicocche

Ecco cosa si combina quando in casa è appena arrivato un nuovo ricettario e quando si ha una confezione di agar-agar in barre prossima alla scadenza. Unitevi l’emozione di un discreto bottino al mercato di villa Sperlinga e otterrete un esperimento non buono, deppiù XD!

CONFETTURA DI NOCEPESCHE E ALBICOCCHE
CON AGAR-AGAR

Una confettura nata dopo aver notato l’ultima ricetta di un meraviglioso libro,
Confiture d’abricots ou de prunes toute simple“. Ovviamente il tipo di frutta è solo un suggerimento, potete creare i mix di frutta che preferite (evitate però frutti aciduli come arance e limoni, o per lo meno informatevi prima, perchè su questo non ho esperienza). E se volete una confettura meno gelatinosa, diminuite l’agar in barre a 8-10 grammi. Se la consistenza non dovesse andare bene, diminuite ancora; io però non scenderei al di sotto dei 5 grammi. Se invece utilizzate l’agar in polvere, 2 grammi per kilo sono più che sufficienti, proprio come consiglia Cléa.

INGREDIENTI
Per circa 6 vasetti da 250 g:
1 kg di albicocche o prugne snocciolate (1 kg di albicocche snocciolate)
1 kg di nocepesche snocciolate (mia variante)
500 g di zucchero di canna (600 g di zucchero)
2 g di agar agar (15 g di agar agar in barre)

Iniziate tagliando a pezzettini le nocepesche e le albicocche, che metterete in una ciotola insieme allo zucchero; mescolate e conservate in frigorifero. Dopo 1 o 2 ore, recuperate il succo rilasciato dalla frutta e utilizzatelo per ammollare le due barre di agar-agar ridotte in pezzetti.
Appena l’agar si sarà ammorbidito, mettete la
frutta in una grossa pentola d’acciaio e fate cuocere a fuoco alto fino a ebollizione.
Quindi, continuate a cuocere la frutta a fuoco basso, mescolando
periodicamente per evitare che si bruci, per circa 20 minuti.
Nel frattempo (cioè dopo almeno 10 minuti dalla cottura della frutta a pezzetti), mettete sul fuoco il succo della frutta unito all’agar-agar, portate a ebollizione e fate bollire a fuoco basso per 15 minuti mescolando periodicamente. A questo punto l’agar-agar si sarà già sciolto.
Quindi unite questo mix al resto della frutta, che farete cuocere per altri 10 minuti (quest’ultimo passo è stato un mio esperimento, visto che Cléa parla di agar in polvere e non in barre, quindi il procedimento finale è leggermente diverso e potete leggerlo anche nel suo blog).
Conservate la confettura bollente in barattoli sterilizzati
(possibilmente di medie dimensioni, cioè da massimo 300g); mettete i barattoli in una cesta, avvolti da una coperta di lana fino a quando
non si sarà creato il sottovuoto e non si saranno completamente
raffreddati (e per non meno di 24 ore). A raffreddamento avvenuto, la confettura risulterà gelatinosa, dall’apparenza quasi industriale XD!

A presto ;)!