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Ci riprovo…

Ci riprovo.
Con la farina di grano saraceno grezza e la farina di riso.
Col latte di kefir.
Col burro danese.
Per un dolce già pubblicato.
Che vi ripropongo perchè mi è rimasto nel cuore.
Perchè l’ho preparato per una serata tra amici speciali ^_^!
Perchè una volta che l’avrete provato vorrete rifarlo all’infinito!!!

E anche perchè potrebbe essere una buona idea per un regalo natalizio, sotto forma di torta in barattolo.

Ringraziando Marzia anche da questo blog, per essere sempre così gentile e disponibile.
E ringrazio la mia amica Lavinia per la prima e la quarta foto ^_^!

TORTA DI GRANO SARACENO
E
CONFETTURA DI MIRTILLI ROSSI
da una ricetta di Marzia

INGREDIENTI:
4 uova
200 g di farina di grano saraceno (150 g di farina di grano saraceno grezza)
100 g di farina 00
200 g di frutta secca (mandorle, nocciole, pinoli) (farina di mandorle)
100 g di burro (anche con 75 ml di olio è buona lo stesso) (burro danese)
200 g di zucchero (io di canna)
1 tazzina da caffè di latte (2 tazzine di latte di kefir)
1 bustina di lievito (1 dosatore di cremor tartaro)

350 g di marmellata di mirtilli (confettura di mirtilli rossi)

2 cucchiaini di cannella (mia variante)
150 g di farina di riso finissima (mia variante)
50 g di fecola di patate (mia variante)
zucchero a velo alla cannella q.b. (mia variante)

Passare al mixer la frutta secca assieme ad un cucchiaio di zucchero fino a polverizzarla. 
Battere le uova con lo zucchero, quindi aggiungere il burro danese (o un altro di buona qualità) fuso (o l’olio, se lo preferite).
Mescolare le due farine assieme alla fecola di patate ed al lievito cremor tartaro e alla cannella
Aggiungere il latte di kefir all’impasto, quindi aggiungere la farina di frutta secca mandorle e infine le due farine mescolate. 
Versare l’impasto nella teglia ed infornarlo a 180° per circa 45 minuti (30 minuti nel mio caso). Sformare e lasciare raffreddare. 
Tagliarla a metà e farcirla con la confettura di mirtilli rossi, quindi coprirla.
Decoratela con lo zucchero a velo alla cannella.
E il gioco è fatto 😉

Io ho sostituito la frutta secca con la farina di mandorle. Per questo ho cancellato le indicazioni per ridurre la frutta secca in farina ;)!
Ho inoltre diminuito la dose di farina di grano saraceno perchè quella acquistata era grezza.
Con questo post partecipo al Giveaway di Vaty: Food & Travel per la sezione Travel, nella speranza che mi porti fortuna e che l’anno nuovo porti buone notizie.

E questo venerdì ritorno al Gluten Free Friday ^_^
A presto 😉

Quark, Mele, Speculoos…e Novità!

I felt a lift of pure happiness every time I looked out the window. I had come to the conclusion that I must really be French, only no one had ever informed me of this fact. I loved the people, the food, the lay of the land, the civilized atmosphere, and the generous pace of life.
[…] To my great surprise, I’d discovered that many French-women didn’t know how to cook any better than I did; quite a lot of them had no interest in the subject whatsoever, though most were expert at eating in restaurants.” 
(da My life in France, di Julia Child e Alex Prud’Homme)
Come avrete probabilmente notato, ho creato una rubrica: in Cucina con Julia Child.


In questa rubrica, non troverete soltanto le ricette tratte da Mastering the Art of French Cooking, ma anche quelle segnate leggendo Julie&Julia o My life in France, o magari sfogliando uno degli ultimi libri entrati nella mia cucina, The French Chef Cookbook.
Mi si potrebbe accusare, giustamente, di non essere rispettosa delle ricette proposte da Julia Child, visto che modifico continuamente le ricette che vi propongo. 
Modificare, per me, non vuol dire che non si ammiri e non si rispetti il magnifico lavoro svolto da questa donna e cuoca americana. Quando inserisco una variante nella ricetta originale, lo faccio solo perché spesso mi piace riprodurla seguendo la mia versione personale.
Questa rubrica, però, è nata allo scopo di condividere le ricette della Child, visto che non esiste una versione italiana dei suoi libri. Quindi la mia personale versione sarà sempre accompagnata dalla ricetta originale (e piano piano modificherò le prime due) ;)!
Le dosi sono espresse in volume, cioè in tazze e cucchiai, visto che in casa ho gli appositi dosatori. 
So comunque che non tutti li hanno (anche se si trovano facilmente nei supermercati più forniti e nei negozi di casalinghi), quindi inserirò presto i consigli delle “Trois Gourmandes” per effettuare le conversioni ;)!

Avevo già visto una versione di torta al quark con le mele, stavolta in una rivista svizzera.
Quando quindi ho notato la Tarte Normande aux Pommes su Mastering the Art of French Cooking, non ho potuto fare a meno di lanciarmi in questa ennesima avventura culinaria, senza però poter evitare di apportare le mie personali modifiche.
La ricetta originale prevede la pâte brisée sucrée, che io ho sostituito con la parte dell’impasto degli speculoos necessaria per uno stampo di 20 cm. La panna è stata invece sostituita dal quark, giusto per vedere se realmente possa stare bene con le mele: il risultato è stratosfericamente divino, provare per credere ;)! Avrei invece voluto usare il Calvados per il ripieno, come consigliato nel libro, ma non avendolo (devo assolutamente farlo entrare in casa, compare troppo spesso, ultimamente!) l’ho sostituito con il Cointreau.

TORTA AL QUARK, MELE E SPECULOOS
vagamente ispirata alla Tarte Normande aux Pommes

Se volete provare gli speculoos homemade, potreste fare come ho fatto io. Con una parte foderate lo stampo per la torta e con la parte rimanente preparate i biscotti. Se invece non volete fare tutto in una volta, surgelate l’impasto crudo dei biscotti, che potrete conservare per circa 4 mesi.
Quindi vi lascio come al solito le dosi originali, in corsivo, mentre tra parentesi quadre trovate le mie modifiche.

Ingredienti per la pâte brisée sucrée (o speculoos, se seguite la mia versione):
1 tazza di farina comune bianca setacciata (omesso)
1 cucchiaio di zucchero (omesso)
1/8 cucchiaino di sale (omesso)
4 cucchiai di burro freddo (omesso)
1 1/2 cucchiaio di grasso vegetale freddo (omesso)
2 1/2 o 3 cucchiai di acqua fredda (omesso)
impasto per speculoos q.b. per uno stampo da 20 cm a fascia apribile (mia variante)

Ingredienti per il ripieno:
454g di mele croccanti da cucinare o da mangiare [1 mela]
1/3 tazza di zucchero [zucchero q.b.]
1/2 cucchiaino di cannella
Cointreau q.b., circa 1 o 2 cucchiai (mia variante)
1 uovo [5 albumi]
1/3 tazza di zucchero [2 1/2 tazza]
1/4 tazza di farina setacciata [maizena]
1/2 tazza di panna da montare [500 g di quark]
3 cucchiai di Calvados o cognac [4 cucchiai di Cointreau]
zucchero a velo (omesso)

*In fondo, trovate la ricetta originale



Nella planetaria, con la frusta a foglia in acciaio, lavorate la farina con il burro freddo tagliato a pezzetti. Appena si saranno formate delle briciole, aggiungete gli altri ingredienti e lavorate il tutto velocemente. Quindi, trasferite l’impasto su un ripiano infarinato ed effettuate il fraisage. Ricoprite l’impasto con la pellicola trasparente e fatelo riposare in frigo per almeno 2 ore.
Stendete l’impasto su un ripiano infarinato, foderate lo stampo imburrato e infarinato e bucherellate la “frolla”.
Fate riposare la base in frigorifero mentre preparate il ripieno.
Per il ripieno della mia variante, sbucciate la mela e tagliatela a fettine sottili da circa 3 mm. In una ciotola, mescolate le fettine allo zucchero, alla cannella e a 1 o 2 cucchiai di Cointreau (altrimenti a piacere). Versate la mela a fettine sulla base *speculosa*.
Lavorate a crema il quark con lo zucchero, con le fruste; aggiungete la maizena, sempre frullando; poi il Cointreau e la cannella.  In una ciotola a parte, montate a neve gli albumi. Aggiungenteli alla crema di formaggio, mescolando delicatamente. Versate la crema sulle mele.
Fate cuocere a 180° in forno preriscaldato e ventilato per circa 1 ora, o fino a quando la crema e la frolla inizino a dorarsi e la crema a gonfiarsi; comunque, facendo la prova dello stecchino, la torta deve risultare cotta.
Fate scivolare il dolce su una gratella, per farla raffreddare; poi conservatela in un luogo fresco e asciutto. Aspettate almeno un giorno prima di mangiarla.



Ricetta originale

Per la pâte brisée sucrée :
Iniziate sbriciolando la farina, il burro (tagliato a pezzetti) e il grasso vegetale con la punta delle dita, per evitare di scaldare il burro. Potete anche far tutto con la frusta in acciaio della planetaria o con la lama da impasto del mixer.
Nella stessa ciotola, aggiungete il resto degli ingredienti e lavorate il tutto rapidamente e sempre con la punta delle dita (non utilizzate mai il palmo della mano, è troppo caldo e surriscalderebbe il burro), fino a ottenere un impasto quasi compatto. Se doveste avere difficoltà a compattarlo, aggiungete tanta acqua fredda quanto basta.
Riversate l’impasto su un piano infarinato e eseguite il cosiddetto fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), “spalmate” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina.
Aiutandovi con una spatola, compattate velocemente l’impasto, dategli la forma di una palla e ricopritelo con della pellicola trasparente. 
Nel libro, si consiglia di far riposare la pasta in frigo per 2 ore o per tutta la notte. Inoltre, l’impasto crudo si conserva bene in frigo per 3-4 giorni; oppure potete conservarlo in freezer per diverse settimane; in tal caso è necessario utilizzare anche un sacchettino di plastica per surgelati (sia in frigo che in freezer, se conservato a lungo).
Al momento di stendere l’impasto, non lavoratelo troppo, altrimenti riscalderete troppo il burro e sarà difficile lavorarlo.
Poggiate l’impasto su un ripiano infarinato. Se dovesse essere duro, ammorbiditelo colpendolo con il mattarello, proprio come fa Julia. Infarinatene leggermente la parte superiore e stendetelo con il mattarello, ma solo la parte centrale, per non rendere le estremità troppo sottili; quindi girate spesso l’impasto, continuando ad appiattirlo. Piegate l’impasto in quattro, ottenendo un triangolo (oppure avvolgetelo al mattarello) e fatelo aderire allo stampo. Con queste dosi, si consiglia uno stampo da 8 o da 9 pollici (cioè circa 20-22 cm**).
Bucherellate la pasta con una forchetta, ricopritela con carta forno e versatevi i fagioli secchi (che potrete riutilizzare all’infinito). Fate cuocere la base in bianco per qualche minuto (deve iniziare appena a colorarsi) in forno preriscaldato e statico a 180°. Lasciate il guscio nello stampo e proseguite con il ripieno.
Per il ripieno della ricetta originale:
Preriscaldate il forno a 190°.
Sbucciate le mele e tagliatele a fettine sottili da circa 3 mm. Dovreste ottenerne circa 3 tazze. In una ciotola, unitele allo zucchero e alla cannella. Ricoprite il guscio di pasta frolla cotto in bianco. Fate cuocere nella griglia centrale del forno per circa 20 minuti, o fino a quando le mele inizieranno a dorarsi e saranno piuttosto tenere. Uscite la torta dal forno e fatela raffreddare mentre preparate la crema.
Battete le uova con lo zucchero in una ciotola, fino ad ottenere un composto denso, di colore giallo pallido e che “scrive”. Unite la farina, poi la panna e per ultimo il Calvados. Versate sulle mele la miscela così ottenuta. Deve arrivare ai bordi del guscio di pasta frolla. 
Fate cuocere il dolce per 10 minuti, o fino a quando la panna inizi a gonfiarsi. Spolverizzate con zucchero a velo e continuate la cottura per altri 15-20 minuti. La crostata è pronta appena la superficie inizia a dorarsi e facendo la prova dello stecchino, lo stecchino o il coltello utilizzato deve essere pulito.
Fate scivolare la crostata su una gratella o su un piatto da portata e mantenetela tiepida fino al momento di servirla.

** per ottenere le misure in centimetri, le autrici suggeriscono di moltiplicare i pollici per 2.54, in quanto 1 pollice corrisponde a circa 2,54 cm

A presto ;)!


Tarte au Fromage Frais et aux Pruneaux

Il 23 febbraio era il compleanno di canuzzo Charlie.
E quello di quest’anno era un compleanno davvero speciale, dopo quello che è successo a ottobre.
Quando ho visto questa torta sul libro scritto da Julia Child, Simone Beck e Louisette Bertholle, ho pensato che fosse il dolce perfetto per l’occasione.
Un’altra occhiatina ad un interessantissimo video ed ho avviato i lavori 😛

TARTE AU FROMAGE FRAIS ET AUX PRUNEAUX
ispirata a una ricetta tratta da Mastering the Art of French Cooking

Sia per la base che per il ripieno ho utilizzato del burro bavarese, perchè è il tipo di burro che preferisco. L’ho trovato sia da Auchan sia da Naturasì.
Il fromage frais, invece, finora l’ho visto solo da Auchan, in confezioni da mezzo chilo; ed esiste in tre versioni: al 0% di grassi, al 20% di grassi e al 40% di grassi.
Per la base, la ricetta della Child prevede la pâte brisée sucrée, ma io ho utilizzato la mia frolla (o meglio, la frolla trovata sull’Enciclopedia della Cucina), anch’essa leggermente modificata, dopo aver provato la frolla 1 di Fina.
Per il ripieno, ho seguito la ricetta della Child, anche se ho leggermente modificato le dosi.
Inoltre, le dosi della ricetta originale sono espresse in volume; se questo dovesse mettervi in difficoltà, fatemelo sapere e inserirò le indicazioni indicate dalle autrici per la conversione da volume a peso.
Quindi vi lascio come al solito le dosi originali, in corsivo, mentre tra parentesi quadre trovate le mie modifiche.

Ingredienti per la pâte brisée sucrée (o pasta frolla, se seguite la mia versione):
1 tazza di farina comune bianca setacciata [250 g di farina 00]
1 cucchiaio di zucchero [100 g di zucchero]
1/8 cucchiaino di sale [1 pizzico di sale]
4 cucchiai di burro freddo [100 g di burro bavarese freddo]
1 1/2 cucchiaio di grasso vegetale freddo (omesso)
2 1/2 o 3 cucchiai di acqua fredda (omesso)
1 uovo
1 tuorlo
scorza grattugiata di 1/2 limone
1/2 cucchiaino di cannella
1 punta di coltello di bicarbonato

Come consigliato da Julia e da Fina, ho iniziato sbriciolando la farina e il burro (tagliato a pezzetti) con la punta delle dita, per evitare di scaldare il burro. Potete anche far tutto con la frusta in acciaio della planetaria o con la lama da impasto del mixer; ma io per curiosità ho voluto provare iniziando a mano.
Nella stessa ciotola in acciaio della planetaria, ho aggiunto il resto degli ingredienti e ho lavorato il tutto con la frusta in acciaio a foglia, brevemente, fino a ottenere un impasto quasi compatto.
Ho quindi riversato l’impasto su un piano infarinato e ho eseguito il cosiddetto fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), ho “spalmato” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina, proprio come consigliato nel libro.
Aiutandomi con una spatola, ho compattato velocemente l’impasto, gli ho dato la forma di una palla e l’ho ricoperto con della pellicola trasparente. L’ho fatto quindi riposare in frigorifero per 30 minuti.
Nel libro, si consiglia di far riposare la pasta in frigo per 2 ore o per tutta la notte. Inoltre, l’impasto crudo si conserva bene in frigo per 3-4 giorni; oppure potete conservarlo in freezer per diverse settimane; in tal caso è necessario utilizzare anche un sacchettino di plastica per surgelati (sia in frigo che in freezer, se conservato a lungo).
Al momento di stendere l’impasto, non lavoratelo troppo, altrimenti riscalderete troppo il burro e sarà difficile lavorarlo.
Poggiate l’impasto su un ripiano infarinato. Se dovesse essere duro, ammorbiditelo colpendolo con il mattarello, proprio come fa Julia. Infarinatene leggermente la parte superiore e stendetelo con il mattarello, ma solo la parte centrale, per non rendere le estremità troppo sottili; quindi girate spesso l’impasto, continuando ad appiattirlo. Piegate l’impasto in quattro, ottenendo un triangolo (oppure avvolgetelo al mattarello) e fatelo aderire allo stampo. Con queste dosi, ho utilizzato uno stampo da 24 cm e uno da 20, dove ho fatto cuocere la tortina senza mandorle, fatta apposta per Charlie ^_^! Con le dosi indicate nella ricetta originale, si consiglia uno stampo da 8 o da 9 pollici (cioè circa 20-22 cm**), in cui far cuocere la frolla in bianco per qualche minuto.
Io invece non ho precotto la frolla, fidandomi dell’esperienza con la torta di ricotta.
Ho bucherellato la pasta con una forchetta e l’ho fatta riposare in frigo mentre preparavo il ripieno.

** per ottenere le misure in centimetri, le autrici suggeriscono di moltiplicare i pollici per 2.54, in quanto 1 pollice corrisponde a circa 2,54 cm

Ingredienti per il ripieno:
1 tazza di formaggio cremoso [2 tazze (cioè circa 500 g) di fromage frais (mix tra light e al 20% di grassi)]
1 confezione di burro non salato ammorbidito [80 g di burro bavarese ammorbidito e non salato (volendo, anche 50 g)]
2/3 tazza di zucchero [200 g di zucchero]
2 uova [4 uova]
1 pizzico di noce moscata
1/2 tazza di prugne secche [2 tazze di prugne secche]
1/2 tazza di mandorle in polvere [2 tazze di mandorle tritate]
1/4 cucchiaino di essenza di mandorle [omesso]
scorza grattugiata di un limone

Nella ciotola della planetaria, con la frusta lavorate a crema il fromage frais, il burro e lo zucchero.
Nel frattempo, private del nocciolo le prugne e fatele ammorbidire per 5 minuti in acqua calda. Fatele scolare.
Aggiungete quindi le uova, la noce moscata e la scorza di limone e frullate ancora; poi aggiungete le prugne e le mandorle e mescolate con un cucchiaio.

Fate riscaldare il forno a 180°.
Togliete la pasta frolla dal frigo, versate il ripieno sulla base e fate cuocere in forno ventilato per 30-45 minuti.
Capirete che la torta è pronta non appena la crema si sarà dorata e sarà gonfiata. Se non siete sicuri, fate la prova dello stecchino.
Potete mangiarla tiepida o fredda; potete anche riscaldarla. Secondo me, è ancora più buona dopo il riposo di un giorno, mangiata fredda (ma non mettetela in frigo) ;)!

Con questa ricetta, partecipo alla raccolta di Marzo { Voglia di …Torte }




A presto ;)!


Sapori e profumi che sanno di Francia

Quando la scorsa settimana ho visto una meravigliosa ricetta di pain au chocolat, ho pensato che dovevo assolutamente farli anch’io in casa.
Intanto perchè volevo una piccola coccola post gastroenterite distruttiva. Poi perchè i pains au chocolat in Francia erano la mia droga, creando una dipendenza peggiore di quella per i croissants au beurre, soprattutto se accompagnati da un buon espresso, magari in uno di quei locali dove si incontrano soprattutto persone del posto, non importa se siano francesi o stranieri, gente che vive in città, insomma ^_^!
Dopo aver dato un’occhiata anche alle ricette di Mercotte e di Paoletta, sabato mi sono messa all’opera.
Il risultato? Per il primo tentativo ho ottenuto una specie di catastrofe, esteticamente parlando, perchè di sapore l’impasto era buono. La colpa era solo mia :P! Mi dev’essere venuto un attacco di stupidità o di ansia da prestazione, perchè ho fatto lievitare troppo l’impasto (al primo controllo, dopo un’ora e mezza, non mi sembrava pronto…e invece ho sbagliato, avrei dovuto tirarlo fuori dal forno subito; e dire che non è la prima volta che faccio un lievitato -_-”!). Morale della favola, lavorare la pasta è stata un’impresa :(! Al terzo giro di pieghe, esasperata, ho deciso di riprovarci il giorno successivo, anche se mi erano rimasti solo 150 grammi di burro e solo il panetto preliminare per far lievitare il tutto. Ho congelato quindi metà dell’impasto e con l’altra metà ho fatto un fagotto vuoto, senza cioccolato. Buono, ma inguardabile XD!
Domenica mi sono armata di tutta la pazienza che posseggo 😛 e mi sono rimessa al lavoro, stavolta seguendo anche un consiglio di Mercotte, secondo cui l’impasto e la “sfoglia” di burro devono essere lavorati alla stessa temperatura: freddi, appena usciti dal frigo ;)!
Il risultato lo potete vedere sopra e sotto: direi decente esteticamente, non perfetto (ve l’ho detto, io e l’estetica non andiamo d’accordo :P); ma di sapore erano talmente buoni che per ora mi accontento…sempre se avrò mai la pazienza per rifarli XD LOL!

PAINS AU CHOCOLAT
ispirati a una ricetta notata su Andante Con Gusto

Visto che ho cambiato una piccola parte degli ingredienti e del procedimento, seguendo qualche idea di Mercotte e di Paoletta, trovate le mie modifiche degli ingredienti tra parentesi quadre ;)!
Avendo solo 150 grammi di burro per il secondo tentativo, ho deciso poi di ridurre la quantità di burro destinato all’impasto e della farina manitoba.
Inoltre, la parte in corsivo del procedimento è tratta dalla ricetta di Patty.

Ingredienti
460 gr di farina 00 (io ho miscelato 300 gr di 00 e 180 di Manitoba – questo conferisce maggiore croccantezza alle sfoglie) [300 g di farina 00 e 160 g di farina manitoba]
2,5 dl di latte (io ho usato latte fresco parzialmente scremato)
60 gr di zucchero 20 gr di lievito di birra fresco [mezzo panetto preliminare, di uno contenente 300 g di manitoba, 20 g di lievito di birra e circa un bicchiere e mezzo bicchiere di acqua tiepida, proprio come qui]
2 cucchiai di burro (c.ca 40 gr) [20 g di burro]
125 gr di margarina + 125 gr di burro (io 250 gr di burro) [130 g di burro]
1 tuorlo
10 gr di sale [1 cucchiaino raso di sale]
3 pezzi di cioccolato per ogni brioche (c.ca 7/8 gr) 

Per il panetto, la sera prima, sciogliete il lievito in una ciotola con un po’ d’acqua tiepida; aggiungete poi la farina e impastate velocemente con tanta acqua quanto basta per ottenere un panetto simile a una pastella. Fatelo lievitare fino al raddoppio del volume; quindi mettetelo in una ciotola, che coprirete con pellicola trasparente e conserverete in frigo.
Riscaldate leggermente il forno; quindi, fate intiepidire mezzo panetto nel forno. Se invece volete preparare il panetto il giorno stesso; dovete aspettare che raddoppi di volume; ovviamente; per queste dosi usate solo metà panetto ;)!
Sempre la sera prima, avvolgete 130 grammi di burro nella pellicola, battetelo leggermente con il mattarello per farlo ammorbidire e stendetelo fino a quando avrà la forma di un rettangolo, proprio come consiglia Mercotte.

Fate intiepidire il latte.
Nella ciotola della planetaria, miscelate le farine con lo zucchero, quindi aggiungete il panetto preliminare e cominciate ad impastare con il gancio impastatore, aggiungendo lentamente il latte. Quando avrete incorporato tutto il latte, aggiungete il sale; quindi incorporate un pezzettino di burro alla volta. Il procedimento è simile a quello dell’impasto per bigné, al momento dell’inserimento delle uova. Quindi, non aggiungete l’altro pezzettino di burro fino a quando il precedente non è stato completamente incorporato. Impastate a bassa velocità fino a quando non otterrete una massa liscia, che si staccherò dalle pareti della ciotola lasciandola lucida (circa 10 minuti).
Con un coltello, fate una croce sulla pasta, mettetela in una ciotola unta, copritela con un piatto e fate lievitare l’impasto in forno (precedentemente riscaldato) con la luce accesa, fino a quando non avrà raddoppiato di volume. 
Quindi, sgonfiatelo leggermente, avvolgetelo con la pellicola trasparente, stendetelo leggermente e conservatelo in frigo per un’ora, stando ai consigli di Mercotte.
Dopo un’ora, uscite l’impasto dal frigo e stendete il vostro fagottino con il mattarello in un rettangolo di circa 40 x 60. Posizionate la “sfoglia” di burro al centro della pasta e chiudete i due estremi, fissandoli stendendo leggermente la pasta con il mattarello, per evitare che il burro fuoriesca, proprio come qui
Cominciate quindi con la prima piega. Stendete la pasta in un rettangolo di circa 40 x 60. Ruotate la pasta stesa verso sinistra in modo da avere il rettangolo orizzontale. Piegate il lato sinistro verso il centro. Chiudete il lato destro sul sinistro. A questo punto avrete finito il primo giro di piegature. Avvolgete la pasta nella pellicola e mettetela in frigo per almeno 30 minuti.
Ripetete il procedimento. Per schiarirvi le idee, potete controllare i passaggi fotografati da Patty ;)! Con la pasta chiusa a libro davanti a voi, stendetela, quindi ruotatela in orizzontale e chiudetela nuovamente a libro con le due pieghe. Avvolgetela nella pellicola e di nuovo in frigo per 30 minuti. Dovrete ripetere lo stesso procedimento una terza volta e lasciare riposare nuovamente la pasta prima di usarla.
Stendete la pasta in un rettangolo abbastanza sottile. Ricavateci dei rettangoli di circa 9×7 cm.
Posizionate la cioccolata in 3 pezzi sul lato lungo del rettangolo, quindi arrotolate a formare un cilindro. Vi sembrerà che il rotolo non si chiuda bene. Non vi preoccupate. Durante la successiva lievitazione si sigillerà. Trasferiti i cilindri su una teglia coperta di carta da forno, alla distanza di 2,5/ 3 cm, sistemandoli con la chiusura verso il basso, come delle lumachine; spennellateli con il tuorlo sbattuto e diluito con un po’ di latte e fateli lievitare ancora in forno leggermente caldo (tipo 25°-30°) fino a quando non saranno raddoppiati di volume (da 45 minuti a 1h30, all’incirca; comunque controllateli dopo almeno 30 minuti).
Una volta pronti, fateli cuocere in forno caldo e ventilato a 190°, fino a che non saranno dorati e croccanti, per circa 10/20 minuti all’incirca.
Toglieteli dal forno, staccateli delicatamente (continueranno a lievitare mentre cuociono, quindi si attaccheranno) e fateli raffreddare su una gratella.
Tiepidi sono divini *O*! Ma anche le mattine successive saranno buoni, soprattutto se conservati in una scatola di latta; magari riscaldateli in forno o al microonde.
Con queste dosi, dovreste ottenere circa 18 pains au chocolat. Io ne ho ottenuti 12, di cui 5 molto grossi, il doppio di quelli di Patty.
Come mi ha consigliato lei, l’autrice della ricetta che vi ho proposto, se non volete cuocere tutte le brioche, potete congelare le “lumachine” prima di farle lievitare in forno. Oppure potete seguire i consigli di Paoletta (dopo il punto 28), per congelare e scongelare i pains au chocolat ;)!
Con questi pains au chocolat preparati riutilizzando il panetto preliminare del giorno prima, partecipo alla raccolta di Dauly sulla cucina del riciclo
A presto ;)!

No-knead Brioche

Prima di passare alla ricetta, vorrei darvi un piccolo consiglio: se non avete visto e non avete tempo di seguire una delle vecchie puntate di Report, perché non leggere il post di Papille Vagabonde dedicato all’aspartame? Se vi va, poi fatemi sapere che ne pensate.

Questa ricetta di sicuro molti di voi la conoscono già. E la mia è in archivio da un bel po’, da maggio addirittura; ma per un motivo o per un altro ho rimandato e appena è arrivata l’estate ho deciso di rimandarla all’autunno, perchè quando fa caldo detesto accendere il forno.
Che dite, secondo voi questa brioche mi porterà fortuna? Farà arrivare finalmente l’autunno anche a Palermo, visto che ieri e sabato ha piovuto?

Avevo visto la brioche senza impasto su La ciliegina sulla torta, poi su Fragola e Limone e infine su CosebuonediAle.
E mischiando queste tre ricette, sono arrivata alla mia variante, inserendo il latte di kefir e le spezie, proprio come ho fatto con la brioche ad impasto classico ;)!
E ho preparato due versioni. Per la prima versione, mi sono organizzata preparando con 2 ore di anticipo un panetto preliminare (fatto con farina 0, lievito di birra e acqua), che poi ho unito all’impasto finale.
Per la seconda, fatta due giorni dopo (eh si, perchè questo non-impasto può essere conservato in frigo anche per 5 giorni, comodo, no? ^_^), ho eliminato il panetto preliminare, seguendo i consigli di Tuki, Sarah FeL e Ale.
Devo dire che la differenza si nota appena. La prima versione, giustamente, risulta più leggera; la seconda, invece, è più pastosa e leggermente simile a una piccola brioche industriale (e francamente non so da cosa dipenda ^^”).
Ad ogni modo, hanno avuto entrambe un successo strepitoso. E visto che queste brioche senza impasto sono pure facilissime da fare, credo che abbandonerò momentaneamente la brioche impastata in modo classico XD!

BRIOCHE SENZA IMPASTO 
AL KEFIR – I versione


INGREDIENTI:
Per il panetto preliminare:
100 g di farina 0
10 g di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
Per il non-impasto finale:
350 g di farina 0
150 ml di latte di kefir
60 g di burro
1 uovo
1/2 cucchiaio di sale
50 g di zucchero
1 bustina di vanillina
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano

Per il panetto preliminare, in una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida; aggiungete la farina e amalgamate con tanta acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un impasto che assomiglia a una pastella consistente. 

Fate lievitare per almeno 30 minuti (volendo anche un’ora). Se lo preparate il giorno prima, dopo averlo fatto lievitare, conservate il panetto in frigo; in tal caso, uscitelo dal frigo un’ora prima della preparazione del non-impasto finale.

Consiglio: non riscaldate il latte di kefir, ricordate che è simile allo yogurt e va consumato freddo. 

Per il non-impasto finale, fate sciogliere il burro in un pentolino. Quando sarà a temperatura ambiente, unitelo alla farina setacciata con la vanillina, il sale, lo zucchero, la cannella e i chiodi di garofano macinati in casa; aggiungete quindi il panetto preliminare, l’uovo sbattuto e il kefir e mescolate con un cucchiaio di legno. Dovrete ottenere un impasto che assomiglia a della pastella sostenuta. Coprite la ciotola con la pellicola e fate lievitare per due ore. Quindi fate riposare l’impasto in frigo per almeno 24 ore, fino a un massimo di 5 giorni (io stavolta ho cotto la brioche il quarto giorno).
Il giorno in cui vorrete cuocerla, aiutandovi con un po’ di farina formate 4 panetti della stessa misura (io ne ho fatti 6 e non sono molto belli ^^”’…io e la manualità non andiamo d’accordo XD :P!), metteteli uno attaccato all’altro in uno stampo per plumcake da 30 cm, ricoperto da carta forno. Fate lievitare la brioche per circa 2 ore e mezza, o fino a quando non arriva al bordo dello stampo.
Sarah la spennella con tuorlo e poco latte sbattuti, ma io non lo faccia, ho sempre paura di “ammazzare” la lievitazione ^^”’
Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 30 minuti.
Mai brioche fu più facile da preparare XD LOL!!!

BRIOCHE SENZA IMPASTO
AL KEFIR – II versione
INGREDIENTI:
300 g di farina 0
50 g di farina 00
10 g di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
120 ml di latte di kefir
70 g di burro
60 g di zucchero
1 uovo
6 cucchiaini (sennò a piacere) di zucchero alla cannella home-made
1/2 cucchiaio di sale
1 bustina di vanillina
1 punta di coltello di chiodo di garofano
Fare lo zucchero aromatizzato alla cannella è facilissimo. 
Macinate la cannella in un macina caffè.  Lasciatene sul fondo almeno un cucchiaino e aggiungete lo zucchero; appena avrete ottenuto lo zucchero a velo, conservatelo in un barattolo di vetro e mescolatelo con qualche cucchiaino di cannella macinata al momento (a piacere).
In una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida.
Fate sciogliere il burro in un pentolino. Quando sarà a temperatura ambiente, unitelo alla farina setacciata con la vanillina, il sale, lo zucchero alla cannella e i chiodi di garofano macinati in casa; aggiungete quindi il lievito, l’uovo sbattuto e il kefir e mescolate con un cucchiaio di legno. Dovrete ottenere un impasto che assomiglia a della pastella sostenuta. Coprite la ciotola con la pellicola e fate lievitare per due ore. Quindi fate riposare l’impasto in frigo per almeno 24 ore, fino a un massimo di 5 giorni (io stavolta ho cotto la brioche il quarto giorno).
Il giorno in cui vorrete cuocerla, aiutandovi con un po’ di farina formate 4 panetti della stessa misura (io ne ho fatti 6 e non sono molto belli ^^”’…io e la manualità non andiamo d’accordo XD :P!), metteteli uno attaccato all’altro in uno stampo per plumcake da 30 cm, ricoperto da carta forno. Fate lievitare la brioche per circa 2 ore e mezza, o fino a quando non arriva al bordo dello stampo.
Sarah la spennella con tuorlo e poco latte sbattuti, ma io non lo faccia, ho sempre paura di “ammazzare” la lievitazione ^^”’
Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 30 minuti. 
Comunque, se utilizzate uno stampo per muffin (come ho fatto io), controllate le mini brioche dopo almeno 15 minuti, facendo la prova dello stecchino. Non fate come me, che, confondendomi, le ho uscite insieme alla brioche grande, la precedente…avrebbero dovuto cuocere almeno 5 minuti in meno.
A presto ;)!

Cheesecake freddo salato al quark

Prima che l’estate sparisca, voglio farvi vedere un altro esperimento con l’agar-agar, sempre grazie a un meraviglioso libro di Clea.
La ricetta originale la potete vedere sul blog di Clea. Si tratta di un cheesecake senza cottura, preparato all’ultimo minuto, la versione salata senza organizzazione di quello preparato a giugno, ma con l’amico Agar al posto della colla di pesce. Perchè senza organizzazione? Perchè in casa non avevo formaggio di capra, quindi ho utilizzato il quark, che dà un ottimo sapore anche alle torte salate; in più, non avevo erba cipollina fresca (devo decidermi a piantarla in balcone, sempre se regge il caldo palermitano; ma forse ci si può provare anche durante il finto inverno locale XD) e ho utilizzato quindi quella liofilizzata, sempre presente in dispensa.

Cheesecake salato senza cottura
ispirato a “Gâteau fromager aux herbes du jardin
tratto da Agar-agar di Clea
Come al solito, le parti in corsivo sono tratte dal libro ;)!
INGREDIENTI per 4 persone, stampo da 20 cm:
100 g di biscotti salati da aperitivo ai semi (200 g di crackers di soia)
60 g di burro fuso (100 g di burro morbido a pezzetti)
100 g di formaggio fresco di capra (omesso)
300 g di fromage blanc (400 g di formaggio quark)
1 spicchio d’aglio (omesso)
1 cucchiaino da caffè di Gomasio, più un altro po’ per la decorazione (sale q.b.) 
1 mazzetto di erba cipollina (erba cipollina liofilizzata q.b.)
100 ml di panna di soia (100 ml di panna d’avena)
2 g di agar-agar (cioè 1 cucchiaino da caffè)
semi di sesamo q.b. (mia variante)
semi di girasole q.b. (mia variante)
Tritate grossolanamente i crackers nel mixer; quindi, unite il burro a temperatura ambiente tagliato a pezzetti e lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto sabbioso. Proprio come ho fatto per la versione dolce, dopo aver notato una ricetta di Arabafelice.
Ricoprite la base dello stampo con un foglio di carta forno (ma io non l’ho fatto, visto che lo stampo era piccolo e a fascia apribile, ho utilizzato la base per servire il dolce direttamente a tavola) e aiutandovi con un cucchiaio create una base uniforme (io ho fatto qualche errore, invece, e i lati sono più larghi della base).
Fate riposare in frigo.
In una grossa ciotola, mescolate il formaggio quark con l’erba cipollina tagliata fine (io ho utilizzato quella liofilizzata, non avendo quella fresca ç_ç), il sale e i semi di sesamo (volendo, potete aggiungere nella crema i semi di girasole tritati grossolanamente).
In un pentolino, mischiate la panna d’avena con l’agar-agar. Portate a ebollizione e lasciate bollire per 30 secondi. Stemperate la panna con qualche cucchiaio di crema di formaggio; quindi, unitela alla rimanente crema di formaggio, mescolando bene e versate la crema sulla base.
Fate riposare il cheesecake salato in frigo per circa 2 ore.
Al momento di servire la torta, decoratela con erba cipollina, semi di sesamo e di girasole.
Consiglio di Clea: questo cheesecake può essere servito come antipasto, ma può anche far parte di un piatto completo. In tal caso, servitelo con ortaggi grattugiati (carote, barbabietole, sedano) conditi con un po’ di vinaigrette, con del pane ai cereali tostato e ricoperto con un contorno vegetariano (hummus, tapenade) oppure con rillettes di tonno o di sardine.
Io ho preparato questa torta per cena e l’ho accompagnata con una semplice insalata estiva di carote, sedano e pomodoro, condita con olio, aceto di mele e un po’ di sale.
Ed ecco la torta il giorno dopo, l’unica fetta che sono riuscita a conservare, giusto per capire che sapore avrebbe avuto dopo un giorno di riposo in frigo. Un consiglio? Preparatela la sera per la cena del giorno successivo ;)!

A presto ;)!

Torta “cioccolato su cacao” ^_^

Avete seguito il festival di Venezia?
Io si e francamente, dopo aver letto la critica di Crespi e aver visto il nuovo film di Bellocchio, ho “odorato il fieto del miccio” e dopo mille dubbi (tra cui quello da grillo parlante che consiglia un film straniero, per non diventare banali) ho deciso che anche la commedia sofisticata sarebbe stato un film italiano: Bianca, uno dei film che preferisco in assoluto (e adesso parlo a livello internazionale) ^_^!
Non lo faccio per campanilismo, ma perchè leggere che i film italiani in concorso sono stati criticati per eccessivo provincialismo mi fa solo venir voglia di tirar fuori dalla micro videoteca di casa questa chicca tutta morettiana!
Sono provinciali commedie come I soliti ignoti o Questi fantasmi, addirittura tradotti in francese? Ok, I soliti ignoti in francese non rende quella particolare comicità tutta romana, ma non è questo il punto!!!
Un personaggio come Michele Apicella secondo voi è provinciale? Io direi di no, soprattutto nel caso di un film che trae ispirazione dallo stile di Hitchcock e Truffaut, che a loro volta sono collegati tra loro.
Il 1984, poi, è l’anno della morte del grande Truffaut, ma anche l’anno dell’uscita al cinema del film Bianca…e mi chiedo se sia solo un caso, se non sia un piccolo omaggio implicito da parte di Nanni Moretti (che, a sua volta, gode di ottima fama in terra francese, ma non penso ci sia bisogno di dirlo :D).
Truffaut (per le similitudini con L’uomo che amava le donne, ma, per me, anche con La donna della porta accanto, Effetto notte e con la saga di Antoine Doinel), Hitchcock, la Sachertorte, il cioccolato, i dolci: questo film ha tutte le carte in regola per rientrare tra i miei film preferiti, che sono tanti, ma proprio tanti ^_^!

E come rappresentare al meglio questo film se non con una torta “cioccolato su cacao”?

Un dolce con tre diverse sfaccettature, proprio come il film, che, secondo me, ha caratteristiche italiane, francesi e britanniche, come dicevo all’inizio.
Non a caso, questa torta è una via di mezzo tra Olanda, Austria e Piemonte: è olandese perchè il nome originario è “torta olandese al cioccolato“; poi, secondo me è la sorella piccola dell’austriaca Sachertorte, perchè ha molto ma molto meno burro; sostituendo infine la crema al cioccolato con un bel po’ di crema di pesche, cacao e amaretti, il dolce avrà una speciale nota piemontese.
Si crea così un miscuglio di nazionalità, proprio come succede abbandonando l’aspetto superficiale di Bianca. Infatti, come mi ha detto Marzia, (grazie a cui ho assaggiato questa crema), la crema di pesche, cacao e amaretti “deriva da un dolce tradizionale del Piemonte: le pesche
ripiene. Si pelano le pesche, si dividono a metà, si toglie il nocciolo e
lo si sostituisce con una pallina di crema fatta con cacao, nocciole,
amaretti. Praticamente un “finto nocciolo” mangiabile. La crema racchiude lo stesso sapore,
però in vaso e si mette via per l’inverno
“.

Torta cioccolato su cacao
ispirata alla “Torta olandese al cioccolato

Come al solito, trovate tra parentesi le mie modifiche.

INGREDIENTI:
Per la pasta:
100 g di cioccolato amaro
30 g di burro
4 uova
200 g di zucchero (io 120 g) 
una presa di sale
250 g di farina (io farina 00) 
due cucchiaini di lievito in polvere (io polvere lievitante biologica per dolci) 
un bicchiere scarso di latte
olio o margarina per ungere (io olio EVO) 
pangrattato per cospargere (io farina 00) 
Per il ripieno e per decorare
80 g di zucchero 
una bustina di zucchero vanigliato 
cinque cucchiaini di cacao amaro 
20 g di fecola 
un quarto di latte 
un bicchiere scarso di panna 
40 g di pistacchi tritati (pistacchi q.b.)

Per la crema di cacao, pesche e amaretti (ricetta di Marzia)
1 kg di pesche, a pezzetti
500 g di zucchero
100 g di amaretti
50 g di cacao amaro
1 g di agar-agar in polvere, cioè 1/2 cucchiaino da caffè (mia variante)

Mettete il cioccolato e il burro in una casseruolina e fateli sciogliere a bagnomaria. Poi togliete il recipiente dal fuoco e lasciate raffreddare il miscuglio a temperatura ambiente. Nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero (lasciandone solo due cucchiai da parte) finchè saranno ben spumose e quasi bianche; montate gli albumi a neve con lo zucchero rimasto e il sale. Mescolate la farina con il lievito e incorporatela all’impasto, alternandola con la crema di burro e cioccolato e con il latte. Ungete d’olio o margarina una tortiera di circa 24 cm di diametro, cospargetela con il pangrattato la farina e riempitelo con un terzo della pasta. Ponete lo stampo sul ripiano centrale del forno già caldo e lasciate cuocere lo strato di pasta per 10-15 minuti a 180° (dipende dalla quantità d’impasto versato nello stampo; fate quindi la prova stecchino dopo 10 minuti). Poi sfornatelo, levatelo dalla tortiera e lasciatelo raffreddare. Preparate allo stesso modo gli altri due strati di pasta, lasciandoli poi raffreddare bene. 
Per il ripieno, mescolate a secco in una casseruolina lo zucchero con lo zucchero vanigliato, il cacao e la fecola e stemperate poi tutto bene con il latte. Mettete la casseruolina a bagnomaria, portate il miscuglio ad ebollizione, senza mai smettere di mescolare e fatelo bollire per un attimo. Poi togliete il recipiente dal fuoco, lasciando raffreddare la crema; mescolatela di tanto in tanto, per evitare che si formi in superficie una pellicina. Quindi farcite con tre quarti della crema gli strati di pasta e sovrapponeteli, formando un’unica torta, che metterete su un piatto da dolci. Montate la panna, aggiungetela con delicatezza alla crema rimasta e spalmate tutto sulla superficie e sul bordo laterale della torta, conservando tre cucchiai di crema per la decorazione. Mettetela in una siringa per dolci e spremetela a rosette sulla torta.
Per la crema, come suggeritomi da Marzia, fate cuocere le pesche tagliate a pezzetti con lo zucchero (come una
marmellata normale) per circa 40 minuti. A 10-15 minuti dalla fine della
cottura aggiungete il cacao e gli amaretti sbriciolati grossolanamente; quindi, aggiungete anche il mezzo cucchiaino di Agar in polvere (che renderà la crema piuttosto densa) e mescolate bene.
Invasettate la crema bollente (con queste quantità otterrete circa 4 barattoli da circa 250 g); fate riposare i barattoli in una cesta, coperti da una coperta di lana (proprio si fa con la marmellata) per almeno 24 ore.
Io ho preparato questa crema una settimana prima e ho utilizzato tanta crema quanto basta per farcire e ricoprire la torta.
Infine cospargetela con i pistacchi tritati al momento
Tenete la torta nel frigorifero fino al momento di servirla e dividetela poi a fette.

Come potete notare dalla foto di una fetta, questo terzo esperimento ideato per il mio compleanno (i primi due li avevo fatti per il compleanno di mio fratello e la torta era buona) non è venuto benissimo, perchè per errore ho fatto cuocere troppo la torta e forse anche perchè non ho incorporato bene le uova all’impasto.
Ci sono rimasta talmente male che tre giorni fa l’ho rifatta, seguendo alla lettera la ricetta. Quindi, ho utilizzato tutti i 200 grammi di zucchero e ho montato le uova intere con lo zucchero e il sale, fino a farle diventare ben spumose e quasi bianche, proprio come suggerito dalla ricetta originale.
Inoltre, avendo deciso di farla all’ultimo minuto, ho sostituito il burro (che non avevo) con circa 30 ml di panna da montare, per far sciogliere il cioccolato a bagnomaria; ho unito poi i rimanenti 170 ml di panna a 50 ml di yogurt, sostituendo così il latte previsto dalla ricetta. Ho suddiviso l’impasto a metà: una parte in uno stampo da 24 cm e l’altra metà in uno da 20 cm; ho fatto quindi cuocere i due strati contemporaneamente in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 15 minuti (fate comunque la prova dello stecchino).
Con queste piccole modifiche, ho ottenuto una torta non soffice come altri dolci burrosissimi, ma morbida e che si scioglie in bocca.
A proposito, se la provate, ricordatevi di farla riposare in frigo per almeno un giorno, perchè più riposa e più diventa buona ;)!

E nella foto precedente potete vedere il risultato del quarto esperimento. Non è ancora perfetto, ma per ora va bene così ;)!

E con questa ricetta cioccolattosa partecipo al contest Cinegustologia, per la categoria commedia sofisticata

A presto ;)!


Una torta speciale per una sfida speciale

Prima che l’anguria vada in letargo, volevo farvi vedere questa torta speciale. No, non è speciale perchè l’ho fatta io; del resto non è tutta farina del mio sacco, visto che senza la ricetta della foodblogger palermitana Fina questa torta probabilmente non sarebbe mai finita nel mio blog. E allora perchè è speciale?? Perchè è una delle torte tradizionali palermitane che preferisco…del resto, da alcuni anni, nel vassoio di pasticceria mignon per il mio compleanno (mi piace scegliere, checcevoletefà XD!) almeno una fila di crostatine al gelo di mellone ci finisce sempre XD :P! La scorsa settimana, però, ho pensato di provare a fare la classicissima crostata in casa, per il compleanno di mia nonna, vista l’esperienza positiva di quest’estate col gelo di mellone.
Mentre cercavo informazioni, mi è tornato in mente il film La fame e la sete

Ancora adesso mi chiedo se l’associazione con questo film di Antonio Albanese sia solo un caso; ma forse il caso non esiste, neanche per questa torta, che, riflettendoci bene, è molto simile a questa commedia: è leggera, non perchè povera di grassi, ma perchè può essere tranquillamente divorata alla fine di una cena…e credetemi, la cena per il compleanno di nonna non è stata per niente leggera 😉 XD! Nonostante i 77 anni suonati e il nostro “nonna, non ti preoccupare, pensiamo a tutto noi”, ci ha fatto trovare un picchio pacchio divino, perchè non importa se dopo c’è sfincione e focaccia farcita, “ru fili ì pajsta, giustu p’assaggiallu“…si, proprio come la caponatina da antipasto di Alex Drastico, eheheh :D! Del resto, da una nonna palermitana DOC che ci si può aspettare? ^__^ A me la mamma di Alex ricorda proprio nonna, vedi che caso…ma mi sa che non sono la sola a pensarlo eheh :D! E poi è spiritosa e frizzante, mai banale, senza pretendere di essere perfetta…se ci fate caso, la mia versione è piena di piccoli errori, a cominciare dalle spaccature sulla superficie del gelo…sigh ç__ç…non avrei dovuto lasciarlo riposare 5 minuti in più nel forno spento :(!

 

CROSTATA CON GELO DI MELLONE
ispirata alla ricetta di Fina



Intanto vi passo la ricetta di questa crostata, promettendovi di passarvi al più presto la ricetta del picchio pacchio di nonna, proprio come ho fatto col limoncello ;)!

Per la pasta frolla, io ho seguito le dosi e il procedimento della frolla 1 di Fina
Come faccio da un po’, lavoro gli ingredienti con la planetaria, utilizzando la frusta flessibile; in alternativa, va bene anche il mixer o la lavorazione velocissima a mano ;)!
Dopo averla fatta riposare in frigo per circa 1 ora, imburrate e infarinate lo stampo (io ne ho utilizzato uno a fascia apribile) e stendete la frolla a uno spessore di 4/5 mm, proprio come consiglia Fina. Preparate le striscette (o, se preferite, delle decorazioni alternative), aiutandovi con un foglio di carta forno; quindi fatele riposare in frigo per almeno 10 minuti, perchè indurendosi le strisce non sprofonderanno nel gelo. Io ho fatto riposare in frigo la base della crostata e i fiori mentre preparavo il gelo.
Inoltre, ho surgelato l’impasto avanzato, visto che ho utilizzato uno stampo da 26 cm.

Per il gelo di anguria, per semplificarvi la vita 😉 vi ridò le dosi necessarie per 1 litro:

80 g di amido di mais
100 g di zucchero
cioccolato fondente q.b. (omesso)
1 pugnetto di gelsomini
pistacchi q.b.
Per ottenere un litro di gelo, passate al setaccio (ma noi usiamo il passaverdure, giusto per fare
tutto più velocemente; potreste provare ad utilizzare anche la centrifuga) la polpa dell’anguria. 
Con una frusta, fate sciogliere l’amido versandovi il succo dell’anguria
a filo. Una volta sciolto l’amido, versate il composto ottenuto in una pentola
insieme al succo d’anguria rimasto, allo zucchero e a un poco d’acqua, in cui avrete lasciato a macerare per una notte i gelsomini. Se doveste dimenticare di preparare l’infuso di gelsomino (proprio com’è successo a me questa volta), unite i fiori di gelsomino al succo, che leverete dal gelo a fine cottura, aiutandovi con un colino; in questo modo, poi, il sapore dell’amido sarà meno evidente ;)!
Mettete sul fuoco e, mescolando continuamente, portate a lieve bollore a
fiamma media; quindi abbassate la fiamma al minimo. 

Non appena il succo avrà cominciato ad addensarsi, toglietelo dal fuoco.

Quando il gelo sarà a temperatura ambiente, versatelo sulla base della crostata e aggiungete le decorazioni di pasta frolla. 
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30-35 minuti. La crostata è pronta non appena inizia a colorarsi.
Proprio come suggeritomi da Fina, il gelo continuerà ad addensarsi durante il raffreddamento della crostata; non appena sarà completamente freddo, fatelo riposare in frigo per almeno una notte. Quando il gelo sarà denso, decorate la torta coi pistacchi tritati al momento e, se preferite, anche con del cioccolato fondente ridotto in scaglie sottilissime e piccolissime.
E con questa ricetta partecipo al contest di Patty, Cinegustologia
A presto ;)!

Gluten Free No-Bake Cheesecake

Un cheesecake senza cottura al quark e marmellata di mirtilli

GLUTEN FREE NO-BAKE CHEESECAKE
ispirato alla Torta di formaggio ai lamponi

Era da un sacco che volevo rifare un cheesecake senza cottura, dopo aver provato la scorsa estate la ricetta di Stephanie (ma usando la gelatina, senza ancora non l’ho provata e non ho voluto rischiare).
Le parti in corsivo, come al solito, sono tratte dal libro ;)!

250 g di biscotti sbriciolati (300 g di frollini classici senza glutine)
60 g di burro fuso (100 g di burro morbido, a pezzetti)
15 g di gelatina in polvere (20 g di gelatina in fogli, cioè 10 fogli)
4 cucchiai di acqua (sostituita con pochissimo latte)
125 ml di doppia panna (omessa)
500 ml di purè di lamponi (omesso)
125 g di zucchero semolato (30 g di zucchero)
250 g di ricotta (1 kg di quark mezzo grasso)
2 cucchiai di zucchero (mia variante)
400 g di quark ai mirtilli (mia variante)
marmellata di mirtilli q.b. (mia variante)

Le basi di biscotti sbriciolati vengono di solito fatte raffreddare in frigorifero finchè non si sono indurite e si usano per rinfrescanti dolci al formaggio, come qui, ma anche per torte al formaggio cotte in forno.
Per la base, io ho seguito la ricetta di Arabafelice per una crostata senza cottura, che prevede il burro morbido tagliato a pezzetti al posto del burro fuso.
Sbriciolate grossolanamente i biscotti nel mixer. Aggiungete il burro morbido tagliato a pezzetti e azionate il mixer fino ad ottenere un composto perfettamente sbriciolato e sabbioso.
Pressate il composto sul fondo di una teglia a fascia apribile di 26 cm (ricoperta di carta forno), lisciandolo e appiattendolo con un cucchiaio per fare uno strato uniforme. Mettete la base, ricoperta di alluminio o pellicola trasparente, in frigorifero per almeno un’ora.
Io ho fatto due strati di crema, perchè all’inizio pensavo che il primo strato potesse essere sufficiente…ma mi sbagliavo.
Per la crema, quindi, fate ammorbidire i fogli di gelatina in un po’ d’acqua; una volta ammorbiditi, strizzateli e fateli sciogliere in un po’ di latte precedentemente riscaldato, mescolando bene e fino a quando la gelatina si sarà totalmente sciolta. Fate raffreddare.
Nel frattempo, mischiate il quark mezzo grasso, il quark ai mirtilli e lo zucchero con tanta marmellata di mirtilli quanto basta.
Non appena il composto di latte e gelatina sarà a temperatura ambiente, aggiungete un cucchiaio di crema, per evitare i grumi causati dallo choc termico. Mescolate e poi aggiungete altri due cucchiai di crema, sempre uno dopo l’altro e solo dopo aver mescolato bene. Aggiungete il composto al resto della crema e mescolate bene.
Versate nella tortiera. Lasciate in frigorifero per almeno 4 ore, meglio ancora tutta la notte.
Al momento di servire, per togliere il bordo della teglia, appoggiate la teglia sopra una ciotola un po’ più piccola; sfilate il bordo della teglia tirandolo verso il basso, lasciando la torta sulla base di metallo.

A presto ;)!