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Il Gattò di Ricotta…ricetta di *famiggghia*!!!

Visto che non c’è tempo per il nuovo, oggi vi propongo una vecchia ricetta, pubblicata il 25 novembre 2011.

A grande richiesta, ne approfitto per ridarvi la ricetta del gattò di ricotta, che mi ha passato mia madre, che a sua volta ha avuto la ricetta da una sua zia. 
Comincio, poi, ad avere il dubbio che sia una ricetta della zona di Castelvetrano (un paese in provincia di Trapani e dov’è nata mia madre ;)), visto che a Palermo quasi nessuno conosce questo dolce. 
IL GATTO’ DI RICOTTA DI MAMMA

INGREDIENTI
1 kg di ricotta di pecora (fresca, ben asciutta e di buona qualità)
300 g di zucchero
6 uova
60 g di cioccolato fondente tritato
1 cucchiaino di cannella
la buccia grattugiata di un limone

Lavorate i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete al composto la ricotta, che lavorerete al passaverdura, utilizzando la griglia a buchi fini; a questo punto, aggiungete il cioccolato, la cannella e la scorza di limone. Montate gli albumi a neve ben ferma. Uniteli alla crema di ricotta, mescolando bene ma con movimenti lenti. Versate il composto in una teglia unta d’olio (preferibilmente a fascia apribile, perchè la torta, non contenendo farina, si spacca facilmente) e infornate in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 45 minuti. Ma i tempi di cottura variano da forno a forno, quindi regolatevi con la prova dello stecchino. Inoltre, capirete che la ricotta è ben cotta quando il gattò comincerà a sgonfiarsi ;)!


Questa ricetta rientra nell’ambito della manifestazione “La Cucina italiana nel mondo: mangiare all’italiana“.

E con questa ricetta partecipo anche al Gluten Free Friday


pan di spagna, fragole e yogurt greco

Quando si comprano un po’ di fragole marsalesi, sempre più buone, giusto per togliersi uno sfizio.
Quando si compra dello yogurt greco in grosse quantità perchè è in offerta e perchè si può una volta tanto mangiare dello yogurt leggermente diverso dal solito. 
Quando si ha voglia di un tiramisù fresco e maledettamente estivo, perchè ormai il caldo inizia ad essere insopportabile.
Quando si decide all’ultimo minuto di fare una torta fredda, con il primo esperimento di pan di spagna, anche se lo yogurt greco è quasi finito, in casa non c’è un grammo di maizena e le fragole son troppo poche per una torta.
Quando la bellezza di una torta, quindi, è decisamente inferiore alla sua bontà…insomma, anche stavolta potrei dire “siamo alle solite” XD 😛
TORTA FREDDA ALLO YOGURT GRECO E FRAGOLE
vagamente ispirata al tiramisù di Francesca

Per il pan di spagna:
250 g di farina di riso più 1 cucchiaio per la teglia (90 g di farina di riso)
180 g di farina 00 (mia variante)
220 g di zucchero integrale di canna (200 g di zucchero)
1 cucchiaio di vaniglia in polvere, o i semi pestati di una bacca di vaniglia (i semi pestati di una bacca di vaniglia)
1 bustina di polvere lievitante biologica per dolce (mia variante)
1 cucchiaino di bicarbonato (mia variante)
6 uova (7 uova medie)
20 g di amido di riso (omesso, non lo avevo)
olio di riso o girasole per lo stampo (burro q.b.)
farina 00 q.b. per lo stampo (mia variante)

Per la crema allo yogurt greco e fragole:
600 g di yogurt greco (meglio 1 kg)
fragole q.b. (almeno 800 g)
marmellata di fragole q.b.
rum q.b.
il succo di mezzo limone
zucchero q.b.
acqua q.b.

Lavate e tagliate le fragole a pezzettini. Mescolate con il succo di limone e tanto zucchero quanto basta. Conservate in frigo.

Per il pan di spagna, ho iniziato seguendo la ricetta di mia madre, che prevede tuorli e albumi montati separatamente, la maizena aggiunta alle crema di tuorli e zucchero, per poi finire aggiungendo gli albumi delicatamente al composto. Ho separato quindi i tuorli dagli albumi; ho unito i tuorli allo zucchero in una ciotola, ho mescolato con le fruste elettriche, senza azionarle, per poi iniziare a montare la crema di tuorli e zucchero, fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro. Nel frattempo, ho montato gli albumi a neve nella planetaria, a massima velocità.
Per poi rendermi conto che se avessi trasferito gli albumi in un’altra ciotola per aggiungere i tuorli nella planetaria e continuare a seguire la ricetta di mia madre, avrei combinato un macello ^^”’!
E allora ho deciso di continuare a preparare il pan di spagna seguendo parzialmente la ricetta del pan di spagna anarchico di Stefania.
Lasciando gli albumi nella planetaria, ho aggiunto la crema spumosa di tuorli e zucchero. Ho continuato quindi a montare le uova con la frusta a massima velocità. Gli albumi non si sono smontati, proprio come dice Stefania, anzi, insieme ai tuorli hanno continuato a gonfiarsi.
Ho abbassato la velocità a 1 e ho inserito la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato cucchiaio dopo cucchiaio. Finita la farina, ho lasciato la planetaria in funzione solo per qualche minuto, giusto il tempo di far incorporare la farina al composto di zucchero e uova. Ho quindi versato il composto in una teglia (non so le dimensioni, so solo che era molto grande, poco più grande della pirofila e per questo il pan di spagna è venuto basso; voi scegliete lo stampo che preferite) rettangolare, precedentemente imburrata e infarinata.
Ho fatto cuocere il pan di spagna in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 25 minuti (non aprite il forno prima di 20 minuti; anzi meglio aspettare che la torta inizi a staccarsi dalle pareti).
Quindi spostate la torta con delicatezza su una gratella e fatelo raffreddare.

Mentre il pan di spagna si cuoce, preparate la crema allo yogurt greco e fragole.
In una ciotola, lavorate a crema lo yogurt greco con una forchetta. Aggiungete quindi un po’ di succo delle fragole precedentemente preparate (non molto, il resto servirà per la bagna del pan di spagna), qualche cucchiaio di fragole (non molte, il resto servirà per la decorazione della torta) e tanta marmellata di fragole quando basta (la quantità di marmellata dipende da quanto vogliate far diventare dolce la crema; se non dovesse essere sufficiente, aggiungete tanto zucchero quanto basta; io non ho usato zucchero, con la marmellata la crema era sufficientemente dolce); mescolate e conservate in frigo.
Mettete da parte le fragole necessarie per la decorazione.
Non appena il pan di spagna sarà freddo, tagliatelo delicatamente a metà con un coltello affilato e lungo e inumiditelo con una bagna preparata con il succo rimanente delle fragole, un po’ di rum e un po’ di acqua (le dosi non le so, vado a occhio, a gusto ;)).
Tagliate la parte di pan di spagna in eccedenza.
Trasferite la parte inferiore del pan di spagna in una pirofila rettangolare e ricopritela con 2/3 della crema di yogurt e fragole, 2 o 3 cucchiai di fragole (dipende sempre dalla quantità di fragole che avete a disposizione) e coprite con la parte superiore, che ricoprirete a sua volta con la rimanente crema di yogurt e con le fragole messe da parte. Mettete la torta in frigo, dove dovrà riposare per almeno 6 ore.

Con la parte di pan di spagna in eccedenza, ho fatto un bicchierino per la colazione, proprio quello che vedete nella prima foto: uno strato di briciole di pan di spagna, due cucchiai di crema, 2 cucchiaini di fragole, altro strato di briciole, crema e 1 cucchiaino di fragole per decorare ^_^!
Buona merenda/colazione ^__^!


Riprovando e aggiornando

Ricordate la torta al quark, proposta qualche mese fa?

Dissi che l’avrei riprovata, diminuendo la quantità di farina e maizena utilizzata.
Beh, alla fine l’ho rifatta con qualche aggiornamento, tra cui l’eliminazione della farina e della maizena.
Avevo inizialmente pensato, poi, di sostituire la ricotta con lo yogurt greco, ma il solito mercato settimanale ha generato il solito effetto e non ho resistito ^_^!
La presenza in casa di biscotti alle mandorle, crema di nocciole (entrambi casalinghi e che potete provare cliccando sui link ;)!) e di una deliziosa marmellata di fragole biologica hanno fatto il resto.
Ed ecco una nuova versione di cheesecake al quark e ricotta ^_^!

CHEESECAKE AL QUARK, RICOTTA, MANDORLE E NOCCIOLE

INGREDIENTI
500 g di quark magro
200 g di ricotta, ben asciutta (è necessario lasciarla scolare per almeno mezza giornata, un giorno)
marmellata di fragole q.b.
2 uova
scorza grattugiata di 1/2 limone
Una torta semplicissima e davvero veloce da preparare, soprattutto se i biscotti sono quelli riciclati dall’infornata fatta con più di una settimana di anticipo, com’è successo a me ^_^!
La base: iniziate magari la sera prima, tritando i biscotti nel mixer. Aggiungete quindi circa 4 cucchiai di crema di nocciole e azionate il mixer a intermittenza. Se la quantità di crema non dovesse essere sufficiente, aggiungetene un altro po’, andando ad occhio. Versate metà del “finto crumble” ottenuto su una tortiera a fascia apribile di 20 cm, ricoperta di carta forno e compattate l’impasto con un cucchiaino. Conservate la base in frigorifero fino al giorno successivo (oppure per circa 1 o 2 ore, se fate base e ripieno nello stesso giorno).
Il ripieno: mescolate energicamente il quark e la ricotta con la frusta, finché non si sono ben amalgamati. Aggiungete quindi tanta marmellata di fragole quando basta e mescolate bene. Unite quindi alla crema di formaggio metà della parte di “finto crumble” rimasto; poi aggiungete le uova sbattute e la scorza grattugiata di mezzo limone.

Versate il ripieno di formaggio sopra la base di biscotti.
Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30 minuti.
Lasciate raffreddare nella tortiera; quindi, decorate la torta con il “finto crumble” rimasto. Poi conservate in frigo, se non servite subito la torta. In tal caso, sformatela solo poco prima di servire.
Con questa ricetta otterrete circa 4-5 porzioni.

A presto ;)!

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Biscotti croccanti alle mandorle e latte fermentato

Una ricetta sperimentata un po’ per caso, poco più di una settimana fa.
Una confezione di latte fermentato, di cui ancora non ho scoperto la differenza rispetto al latte di kefir, per gusto e capacità di rendere soffice un lievitato, morbido un dolcetto, croccante un biscotto. Ma prima o poi la verità verrà a galla ^_^!
Una farina integrale semplicemente strepitosa e la voglia di unirla alle mandorle, siciliane che più sicule non si può.
Lo zampino di mia madre e la sua voglia di mettere sempre in mezzo la farina di rimacinato.
Il tutto sotto forma di biscotti.
Con una forma e un’idea che ricordano i quaresimali, con o senza olio, con o senza farina di rimacinato.
anche questa volta l’esperimento è riuscito. Non riuscitissimo, con piccole cose da modificare, ma talmente buono da meritare un secondo tentativo ^_^!

BISCOTTI ALL’OLIO, MANDORLE E LATTE FERMENTATO


INGREDIENTI
480 g di latte fermentato
400 g di mandorle tritate
500 g di farina integrale
600 g di farina di rimacinato
300 g di zucchero
15 g di ammoniaca per dolci
cannella q.b.
un pizzico di chiodi di garofano, in polvere
un vasetto colmo da yogurt di olio extravergine d’oliva (circa 150 ml)

Nella ciotola della planetaria (o del mixer), sciogliete l’ammoniaca con un cucchiaio di latte.
Aggiungete l’olio e il latte fermentato rimasto, quindi unite gli ingredienti secchi. Una volta amalgamati tutti gli ingredienti, dovreste ottenere un impasto consistente, che si stacca dalla ciotola, ma appiccicoso. In caso contrario, aggiungete tanta acqua tiepida quanto basta (io non ne ho avuto bisogno).
Quindi passate l’impasto su un ripiano infarinato; tagliate un pezzo e fate un salsicciotto aiutandovi con un po’ di farina, che appiattirete per ottenere dei biscotti da circa 2,5-3 cm. Continuate così fino a quando l’impasto sarà terminato.
Trasferite i salsicciotti ottenuti su una placca rivestita di carta forno e tagliateli a fette, senza però staccarle.
Dopo un riposo di circa un’ora, infornate i vari pezzi in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30 minuti, o fino a quando non sono dorati.
Appena sono dorati e leggermente morbidi, trasferite i salsicciotti su un tagliere e dividete le varie fette.
Mettete i biscotti uno ad uno sulla placca e finite di cuocere, per farli biscottare.
Il tempo finale di cottura dipende dal grado di “biscottamento” che si vuole ottenere, ovviamente. A me ad esempio piacciono morbidi e leggermente croccanti.
Un’altra latta colma di biscotti, pronti per una fumante tazza di tè verde al gelsomino ^_^!

Con questa ricetta partecipo al contest Biscotti senza forma

A presto ;)!


Crema di mandorle e nocciole, al 100% e casalinga ^_^!

Se seguendo un blog iniziaste a conoscere le creme tratte dalla frutta oleaginosa e vi rendeste conto che possono essere riprodotte in casa, cosa fareste?
Beh, io ci ho provato ;), prendendo spunto dalle due ricette consigliate da Clea, quelle di Virginie e Pascale.
Ho recuperato gli ingredienti, ho tirato fuori il mixer e in meno di 2 ore era tutto pronto ^_^!
Secondo i consigli di Virginie e Pascale, sarebbe meglio non far surriscaldare il mixer e la frutta oleaginosa, facendo delle piccole pause, per evitare la perdita di parte delle sue proprietà nutritive.
Per la seconda crema, quella di nocciole, ho fatto un’unica tirata, senza pausa, per capire se il surriscaldamento potesse rovinare anche il sapore della frutta ridotta a crema: nessun problema ;)!
Quindi, a voi la scelta ;)!

CREMA DI MANDORLE, AL 100%
 ispirata a un’idea di Virginie e Pascale

INGREDIENTI
300 g di mandorle
un mixer
Fate asciugare la frutta in una padella, mescolando spesso, per qualche minuto, evitando che si bruci. Deve essere appena tostata. Levatela quindi dal fuoco e fatela arrivare a temperatura ambiente.
Nel mixer, a velocità media, riducete le mandorle quasi in polvere.
Fate riposare il tutto per almeno 10-15 minuti, per evitare il surriscaldamento di motore e frutta.
Azionate il mixer per altri 5-10 minuti. A questo punto, le mandorle in polvere inizieranno sempre più a compattarsi. Rispettando il riposo tra una fase e l’altra, vi accorgerete che l’impasto tende ad attaccarsi alle pareti. Riunitelo aiutandovi con una spatola. Frullate ancora.
Tra una fase e l’altra, se doveste avere l’impressione che la massa di mandorle non tende ad assumere le sembianze di una crema, non scoraggiatevi ;)! Tra una fase di riposo e l’altra, dopo 1 ora e mezza, 2 ore (dipende anche dal numero di pause effettuate) vi accorgerete che la massa pastosa di mandorle, continuando a frullare, si ridurrà in una massa cremosa, come in foto o come la crema di mandorle che si trova in commercio. Mi riferisco ovviamente alla crema di mandorle (con o senza pellicina) composta al 100% da mandorle, priva di altri ingredienti e reperibile nelle botteghe biologiche.
Una crema deliziosa su una fetta di pane, tostato o no, magari anche casalingo, oppure da utilizzare per…beh, ve lo dirò presto ;)!
Con la ricetta della crema di mandorle, partecipo all’iniziativa Salutiamoci, che per febbraio prevede le mandorle.
CREMA DI NOCCIOLE, AL 100%
 ispirata a un’idea di Virginie e Pascale

INGREDIENTI
300 g di nocciole
un mixer
Fate asciugare la frutta in una padella, mescolando spesso, per qualche minuto, evitando che si bruci. Deve essere appena tostata. Levatela quindi dal fuoco e fatela arrivare a temperatura ambiente.
Nel mixer, a velocità alta, riducete le nocciole quasi in polvere.
Fate riposare il tutto per almeno 10-15 minuti, per evitare il surriscaldamento di motore e frutta.
Azionate il mixer per altri 5-10 minuti. A questo punto, le nocciole in polvere inizieranno sempre più a compattarsi. Vi accorgerete che l’impasto tende ad attaccarsi alle pareti. Riunitelo aiutandovi con una spatola. Frullate ancora.
Tra una fase e l’altra, con le pause necessarie per staccare l’impasto dalle pareti, se doveste avere l’impressione che la massa di nocciole non tende ad assumere le sembianze di una crema, non scoraggiatevi ;)! Tra una fase di riposo e l’altra, dopo circa 45 minuti o 1 ora (dipende anche dal numero di pause effettuate) vi accorgerete che la massa pastosa di nocciole, continuando a frullare, si ridurrà in una massa cremosa, come in foto o come la crema di nocciole che si trova in commercio. Mi riferisco ovviamente alla crema di nocciole composta al 100% da questa frutta oleaginosa, priva di altri ingredienti e reperibile nelle botteghe biologiche.
Una crema deliziosa su una fetta di pane, tostato o no, magari anche casalingo, oppure da utilizzare per…beh, ve lo dirò presto ;)!

Muffin allo zenzero, kefir e cioccolato

Un po’ di settimane fa, ho visto la ricetta del Plum-cake allo zenzero e ho iniziato a mettermi all’opera.
Aperto il frigo, mi è caduto l’occhio su una stecca di cioccolato fondente.
L’accostamento zenzero-cioccolato potrebbe andare bene?
Sul web, ho notato una ricetta del blog Il pranzo di Babette.
Mai scelta fu più giusta, questa combinazione è davvero azzeccata *O*! Se poi aggiungete del latte di Kefir, avrete dei muffin morbidi, quasi quanto quelli preparati col latticello. Ve l’avevo detto? Ah si, ve l’avevo già detto ^__^!

MUFFIN ALLO ZENZERO, KEFIR E CIOCCOLATO

ispirati al “Plum-cake allo zenzero
INGREDIENTI per circa 12 muffin:
100 g di burro o margarina (80 ml di olio EVO)
100 g di zucchero
1 uovo
un vasetto di miele di 250 g (omesso)
250 g di farina (180 g di farina 00 + 70 g di farina di riso)
un cucchiaino e mezzo di lievito in polvere (3 cucchiaini di polvere lievitante biologica per dolci; voi però seguite la ricetta originale)
un cucchiaino di cannella in polvere (omesso)
un cucchiaino di zenzero in polvere (3 cucchiaini rasi di zenzero grattugiato)
mezzo cucchiaino di chiodi di garofano macinati 
una buona presa di sale
un bicchiere scarso di acqua calda (omesso)
burro o margarina per ungere (omesso)
300 ml di latte di kefir (mia variante)
cioccolato fondente q.b. (mia variante)

Consiglio personale: dopo i buchi creati dai 3 cucchiaini di lievito, secondo me è meglio seguire la dose della ricetta originale.
Nota personale: dopo l’assaggio, il secondo esperimento e i consigli di Stefania, forse sarebbe stato meglio mischiare la farina di riso con la maizena, oppure avrei dovuto aumentare la quantità di latte di kefir. Li devo rifare, però, perchè erano troppo buoni ^_^!

Sbattete a crema in una terrina il burro o la margarina e incorporatevi pian piano lo zucchero e l’uovo. Aggiungetevi il miele, la farina mescolata in precedenza con il lievito in polvere, le spezie, il sale e l’acqua calda, amalgamando bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta omogenea. Ungete con burro o margarina uno stampo a cassetta, ponetevi dentro la pasta e adagitelo sul ripiano di mezzo del forno già caldo. Fate cuocere il plum-cake per un’ora a 200°, poi sfornatelo e capovolgetelo su una gratella. Lasciatelo quindi raffreddare bene, tagliatelo a fette e disponetele su un piatto da dolci.

In una ciotola, mescolate gli ingredienti secchi. Nel mixer (o in un’altra ciotola), mescolate gli ingredienti umidi. Unite quindi gli ingredienti secchi nel mixer, mescolate e versate l’impasto nello stampo per muffin (o, se preferite, nello stampo per plumcake), che io ho ricoperto con pirottini colorati. Questa però è la la prima ed ultima volta che li compro, perchè una volta che i muffin sono cotti, il colore dei pirottini risulta sbiadito e ho dovuto quindi utilizzarne degli altri (ho esagerato apposta :P) per farli notare in foto.
Aggiungete all’impasto i pezzettini di cioccolato fondente.
Fate cuocere i muffin in forno caldo e ventilato a 180° per 30-35 minuti. Fate comunque la prova dello stecchino, prima di sfornarli.
Un tè nero e la colazione/merenda è pronta ^_^

A presto 😉


C’est la Chandeleur!

Oggi è la Chandeleur (“Candelora” in italiano).
Una festa che originariamente era pagana e che venne successivamente cristianizzata.
Secondo una tradizione francese, il 2 febbraio si preparano inoltre le crêpes.
La tradizionale preparazione delle crêpes nel giorno della Candelora sembrerebbe legata principalmente all’origine pagana di questa festa. Sembra infatti che le crêpes simboleggiassero il ritorno del sole dopo i lunghi mesi invernali. Secondo alcuni, invece, la tradizione delle crêpes sarebbe stata creata da Papa Gelasio I, che le offrì a dei pellegrini francesi in visita a Roma. A questa tradizione cristiana, sono legate varie superstizioni, come il mito secondo cui i contadini preparavano questo dolce per evitare che il frumento dell’anno diventasse cariato. Ancora oggi, comunque, si è mantenuto un rito propiziatorio: far saltare la crêpe con la mano destra, tenendo una moneta (d’oro, anticamente) nella mano sinistra, per assicurarsi un anno di prosperità.
Per l’occasione, quindi, oggi vi propongo due buonissime ricette, preparate però quest’estate, con le zampette di mio fratello, più bravo di me nel farle. E stamattina a colazione ci saranno quelle semplici con lo zucchero alla cannella, con la marmellata e quelle alla normanna, che trovate più giù, insieme alla ricetta base (visto che ognuno ha la sua; la mia è tornata da Parigi, dentro la valigia di mio fratello, che anni e anni fa ando lì in vacanza con l’INPDAP; e leggermente modificata).
Se volete poi altre idee per delle sfiziosissime crêpes, date un’occhiata in giro per la rete:
– Cyril Lignacmini crêpes alla vaniglia, con Chantilly alla vaniglia, praline rosa e lamponi. Sembrano un’autentica delizia, soprattutto per le praline rosa *O*
La Tartine Gourmandecrêpes con farina di miglio e castagne;
Clea cuisine: crêpes con farina di avena;
Un Déjeuner de Soleil: una miriade di idee ^_^;
Papilles et Pupilles: date un’occhiata alla rubrica dedicata alla Candelora sul blog (come questo post) e su Pinterest. Stando a quello che dice Anne, andrebbero accompagnate dal sidro…se solo me ne fossi accorta prima, avrei comprato il Calvados :(!
Menù Turistico: che ne dite di dare un’occhiata anche alle ricette dei partecipanti alla sfida di Marzo 2012?
Arte TV: un minestrone con lamelle di crêpes, per la versione salata. Devo assolutamente provarlo ^_^!
L’Express: oppure potete dare un’occhiata alle 15 ricette pubblicate da l’Express per il giorno della Candelora
E della Galette aux pommes façon Tatin, ne vogliamo parlare? Insomma, che ne pensate di questa Tatin fasulla, con base di crêpes bretoni, al grano saraceno?
Larousse Cuisine: galettes de sarrasin croustillantes au citron vert (crêpes bretoni croccanti al grano saraceno e lime)

– Cuisine et Vins de France: se volete buttarvi sulle galettes (le crêpes bretoni al grano saraceno), in questa graziosissima rivista trovate un’interessante versione salata, molto italiana. Per non parlare della rubrica dedicata alle crêpes, non finisce più :D!
Volendo, ad esempio, si potrebbe preparare anche una finta Charlotte. Che dite, la provo? ^_^
Cucina Naturale: anche qui trovate varie proposte, come le crêpes con formaggio quark e lamponi
Insomma, abbiamo l’imbarazzo della scelta, non basterebbe forse una vita per provare tutte queste ricette :P!

CREPES, RICETTA BASE
250 g di farina 00
2 uova 
500 ml di latte
4 cucchiai di zucchero
1/2 cucchiaino di cannella (mia variante)

La sera prima (io faccio così quando le preparo per la colazione), preparate la pasta formando una fontana con la farina in una ciotola. Aggiungete le uova e iniziate a frullarle con lo sbattitore (volendo potete fare tutto anche nel mixer o nella planetaria, che però io non uso perchè la mia ciotola è troppo grande per queste preparazioni). Piano piano, iniziate lentamente a prendere un po’ di farina; non appena lo sbattitore inizierà a far fatica ad amalgamare l’impasto, iniziate ad aggiungere a filo (per evitare i grumi) il latte. 

Appena l’impasto è pronto, conservatelo in frigo.
La mattina, ungete l’apposita padella con un po’ d’olio, aiutandovi con un foglio di carta assorbente.
Versate l’impasto con un mestolo, sulla padella ben calda, per ottenere una crêpe sottilissima e fatela cuocere per poco tempo, fino a quando non sarà leggermente dorata, come in foto. Quindi, aiutandovi con una spatola di legno (o simili, per padelle antiaderenti), giratela; potete anche provare a farla saltare. Fate cuocere l’altro lato nel modo indicato precedentemente. Non vi preoccupate se la prima dovesse assomigliare più a un pancake che a una crêpe, è normale ;)! Se la padella non dovesse essere sufficientemente unta durante la cottura delle successive crêpes, aggiungete un po’ di olio, come spiegato precedentemente.
Servite le crêpes calde.
Le due ricette che vi propongo io per servire questo dessert speciale (Crêpes alla normanna e Crêpes al gelato) sono quasi totalmente ispirate alle ricette notate sull’Enciclopedia della Cucina.

CREPES ALLA NORMANNA
INGREDIENTI:
4 mele 
1 cucchiaio di composta di mele (marmellata di lamponi)
zucchero (omesso)
1 bicchierino e mezzo di calvados (non lo avevo e ho usato il limoncello)
uvetta q.b. (mia variante)
20 g di burro (burro q.b.)
Preparate le crêpes come descritto nella ricetta base.
Mettetele al caldo.
Sbucciate le mele, tagliatele a dadini e fatele saltare per qualche minuto nel burro spumeggiante. Quindi aggiungete la composta di mele e il calvados la marmellata di lamponi e il limoncello, rimescolando bene. Con questo composto riempite le crêpes e arrotolatele a ghisa di cannolo (io invece a formato una sorta di fagotto). Spolverizzatele con un po’ di zucchero. Benché le mele sia il frutto ideale per farcire le crêpes, potete usare anche un frutto diverso.
Servitele accompagnandole con un po’ di uvetta e con qualche cucchiaino dello sciroppo di arancia, limone e Cointreau preparato per le crêpes al gelato. In estate, potete unirle anche ad un po’ di gelato, come in foto.
CREPES AL GELATO
INGREDIENTI:
1 confezione di gelato alla vaniglia (gelato al caffè q.b.)
2 cucchiai di zucchero (zucchero alla cannella)
il succo di un’arancia e di mezzo limone
1 bicchiere di calvados (non lo avevo e ho usato il cointreau)
Preparate le crepes come descritto nella ricetta base.
Poi piegatele in quattro e tenetele al caldo.
Mettete in un largo tegame i due cucchiai di zucchero e fatelo caramellare, poi bagnatelo con il succo di arancia e limone e mescolate rapidamente, in modo che lo zucchero si sciolga completamente. Aggiungete il calvados cointreau e immergete le crêpes nello sciroppo. Fate scaldare bene, quindi date fuoco. Ecco, io questo non l’ho fatto, per evitare che andasse a fuoco la cucina 😛 XD LOL! Ma magari voi siete più coraggiosi di me ^_^!
Appena la fiamma si è spenta, disponete su piattini di servizio o individuali un pezzo di gelato alla vaniglia e sopra una crêpe piegata in quattro. Bagnate con un po’ di succo e servite immediatamente.

E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.

Buon weekend ^_^!

Sapori e profumi che sanno di Francia

Quando la scorsa settimana ho visto una meravigliosa ricetta di pain au chocolat, ho pensato che dovevo assolutamente farli anch’io in casa.
Intanto perchè volevo una piccola coccola post gastroenterite distruttiva. Poi perchè i pains au chocolat in Francia erano la mia droga, creando una dipendenza peggiore di quella per i croissants au beurre, soprattutto se accompagnati da un buon espresso, magari in uno di quei locali dove si incontrano soprattutto persone del posto, non importa se siano francesi o stranieri, gente che vive in città, insomma ^_^!
Dopo aver dato un’occhiata anche alle ricette di Mercotte e di Paoletta, sabato mi sono messa all’opera.
Il risultato? Per il primo tentativo ho ottenuto una specie di catastrofe, esteticamente parlando, perchè di sapore l’impasto era buono. La colpa era solo mia :P! Mi dev’essere venuto un attacco di stupidità o di ansia da prestazione, perchè ho fatto lievitare troppo l’impasto (al primo controllo, dopo un’ora e mezza, non mi sembrava pronto…e invece ho sbagliato, avrei dovuto tirarlo fuori dal forno subito; e dire che non è la prima volta che faccio un lievitato -_-”!). Morale della favola, lavorare la pasta è stata un’impresa :(! Al terzo giro di pieghe, esasperata, ho deciso di riprovarci il giorno successivo, anche se mi erano rimasti solo 150 grammi di burro e solo il panetto preliminare per far lievitare il tutto. Ho congelato quindi metà dell’impasto e con l’altra metà ho fatto un fagotto vuoto, senza cioccolato. Buono, ma inguardabile XD!
Domenica mi sono armata di tutta la pazienza che posseggo 😛 e mi sono rimessa al lavoro, stavolta seguendo anche un consiglio di Mercotte, secondo cui l’impasto e la “sfoglia” di burro devono essere lavorati alla stessa temperatura: freddi, appena usciti dal frigo ;)!
Il risultato lo potete vedere sopra e sotto: direi decente esteticamente, non perfetto (ve l’ho detto, io e l’estetica non andiamo d’accordo :P); ma di sapore erano talmente buoni che per ora mi accontento…sempre se avrò mai la pazienza per rifarli XD LOL!

PAINS AU CHOCOLAT
ispirati a una ricetta notata su Andante Con Gusto

Visto che ho cambiato una piccola parte degli ingredienti e del procedimento, seguendo qualche idea di Mercotte e di Paoletta, trovate le mie modifiche degli ingredienti tra parentesi quadre ;)!
Avendo solo 150 grammi di burro per il secondo tentativo, ho deciso poi di ridurre la quantità di burro destinato all’impasto e della farina manitoba.
Inoltre, la parte in corsivo del procedimento è tratta dalla ricetta di Patty.

Ingredienti
460 gr di farina 00 (io ho miscelato 300 gr di 00 e 180 di Manitoba – questo conferisce maggiore croccantezza alle sfoglie) [300 g di farina 00 e 160 g di farina manitoba]
2,5 dl di latte (io ho usato latte fresco parzialmente scremato)
60 gr di zucchero 20 gr di lievito di birra fresco [mezzo panetto preliminare, di uno contenente 300 g di manitoba, 20 g di lievito di birra e circa un bicchiere e mezzo bicchiere di acqua tiepida, proprio come qui]
2 cucchiai di burro (c.ca 40 gr) [20 g di burro]
125 gr di margarina + 125 gr di burro (io 250 gr di burro) [130 g di burro]
1 tuorlo
10 gr di sale [1 cucchiaino raso di sale]
3 pezzi di cioccolato per ogni brioche (c.ca 7/8 gr) 

Per il panetto, la sera prima, sciogliete il lievito in una ciotola con un po’ d’acqua tiepida; aggiungete poi la farina e impastate velocemente con tanta acqua quanto basta per ottenere un panetto simile a una pastella. Fatelo lievitare fino al raddoppio del volume; quindi mettetelo in una ciotola, che coprirete con pellicola trasparente e conserverete in frigo.
Riscaldate leggermente il forno; quindi, fate intiepidire mezzo panetto nel forno. Se invece volete preparare il panetto il giorno stesso; dovete aspettare che raddoppi di volume; ovviamente; per queste dosi usate solo metà panetto ;)!
Sempre la sera prima, avvolgete 130 grammi di burro nella pellicola, battetelo leggermente con il mattarello per farlo ammorbidire e stendetelo fino a quando avrà la forma di un rettangolo, proprio come consiglia Mercotte.

Fate intiepidire il latte.
Nella ciotola della planetaria, miscelate le farine con lo zucchero, quindi aggiungete il panetto preliminare e cominciate ad impastare con il gancio impastatore, aggiungendo lentamente il latte. Quando avrete incorporato tutto il latte, aggiungete il sale; quindi incorporate un pezzettino di burro alla volta. Il procedimento è simile a quello dell’impasto per bigné, al momento dell’inserimento delle uova. Quindi, non aggiungete l’altro pezzettino di burro fino a quando il precedente non è stato completamente incorporato. Impastate a bassa velocità fino a quando non otterrete una massa liscia, che si staccherò dalle pareti della ciotola lasciandola lucida (circa 10 minuti).
Con un coltello, fate una croce sulla pasta, mettetela in una ciotola unta, copritela con un piatto e fate lievitare l’impasto in forno (precedentemente riscaldato) con la luce accesa, fino a quando non avrà raddoppiato di volume. 
Quindi, sgonfiatelo leggermente, avvolgetelo con la pellicola trasparente, stendetelo leggermente e conservatelo in frigo per un’ora, stando ai consigli di Mercotte.
Dopo un’ora, uscite l’impasto dal frigo e stendete il vostro fagottino con il mattarello in un rettangolo di circa 40 x 60. Posizionate la “sfoglia” di burro al centro della pasta e chiudete i due estremi, fissandoli stendendo leggermente la pasta con il mattarello, per evitare che il burro fuoriesca, proprio come qui
Cominciate quindi con la prima piega. Stendete la pasta in un rettangolo di circa 40 x 60. Ruotate la pasta stesa verso sinistra in modo da avere il rettangolo orizzontale. Piegate il lato sinistro verso il centro. Chiudete il lato destro sul sinistro. A questo punto avrete finito il primo giro di piegature. Avvolgete la pasta nella pellicola e mettetela in frigo per almeno 30 minuti.
Ripetete il procedimento. Per schiarirvi le idee, potete controllare i passaggi fotografati da Patty ;)! Con la pasta chiusa a libro davanti a voi, stendetela, quindi ruotatela in orizzontale e chiudetela nuovamente a libro con le due pieghe. Avvolgetela nella pellicola e di nuovo in frigo per 30 minuti. Dovrete ripetere lo stesso procedimento una terza volta e lasciare riposare nuovamente la pasta prima di usarla.
Stendete la pasta in un rettangolo abbastanza sottile. Ricavateci dei rettangoli di circa 9×7 cm.
Posizionate la cioccolata in 3 pezzi sul lato lungo del rettangolo, quindi arrotolate a formare un cilindro. Vi sembrerà che il rotolo non si chiuda bene. Non vi preoccupate. Durante la successiva lievitazione si sigillerà. Trasferiti i cilindri su una teglia coperta di carta da forno, alla distanza di 2,5/ 3 cm, sistemandoli con la chiusura verso il basso, come delle lumachine; spennellateli con il tuorlo sbattuto e diluito con un po’ di latte e fateli lievitare ancora in forno leggermente caldo (tipo 25°-30°) fino a quando non saranno raddoppiati di volume (da 45 minuti a 1h30, all’incirca; comunque controllateli dopo almeno 30 minuti).
Una volta pronti, fateli cuocere in forno caldo e ventilato a 190°, fino a che non saranno dorati e croccanti, per circa 10/20 minuti all’incirca.
Toglieteli dal forno, staccateli delicatamente (continueranno a lievitare mentre cuociono, quindi si attaccheranno) e fateli raffreddare su una gratella.
Tiepidi sono divini *O*! Ma anche le mattine successive saranno buoni, soprattutto se conservati in una scatola di latta; magari riscaldateli in forno o al microonde.
Con queste dosi, dovreste ottenere circa 18 pains au chocolat. Io ne ho ottenuti 12, di cui 5 molto grossi, il doppio di quelli di Patty.
Come mi ha consigliato lei, l’autrice della ricetta che vi ho proposto, se non volete cuocere tutte le brioche, potete congelare le “lumachine” prima di farle lievitare in forno. Oppure potete seguire i consigli di Paoletta (dopo il punto 28), per congelare e scongelare i pains au chocolat ;)!
Con questi pains au chocolat preparati riutilizzando il panetto preliminare del giorno prima, partecipo alla raccolta di Dauly sulla cucina del riciclo
A presto ;)!

Una ghirlanda profumatissima ^_^!

Una ghirlanda di pane dolce e il bianconiglio.
Una scusa per augurarvi delle buone feste ^_^!
E per regalare a tutti voi che passate da questo piccolo blog una ricetta, semplice ma mortalmente buona.
Un pane dolce, da preparare per un pensierino natalizio (volendo, anche in versione senza impasto) dell’ultimo minuto, per la colazione di questi giorni di festa o di un weekend invernale qualsiasi.
O, molto più semplicemente, per un tè pomeridiano. Io prenderei volentieri una tazza di Rooibos all’arancia e cannella, insieme a una fettina di questo pane profumato. E voi?

GHIRLANDA DI PANE DOLCE 
pubblicata su Cucina Naturale di dicembre 2011
Non posso farvi vedere però l’interno della ghirlanda, al momento; spero di riuscirci presto.
Vi fidate sulla parola? ^^”’
Intanto, tra parentesi trovate le mie modifiche.
INGREDIENTI
500 g di farina bianca (400 g di farina 00)
100 g di farina manitoba (mia variante)
3 uova
200 ml di latte
120 g di nocciole tostate (noci)
80 g di uvetta sultanina
80 g di datteri denocciolati (fichi secchi)
50 g di amaranto (50 g di farina di mais fioretto)
40 g di zucchero (1 cucchiaio di zucchero)
25 g di lievito di birra (panetto preliminare)
3 cucchiai di olio di riso (olio extravergine d’oliva)
2 cucchiai di miele di castagno (miele d’arancio)
zucchero a velo (zucchero aromatizzato alla cannella q.b.)
sale (1 cucchiaino di sale)

100 g di farina manitoba
10 g di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
Fare lo zucchero aromatizzato alla cannella è facilissimo. 
Macinate la cannella in un macina caffè. Lasciatene sul fondo almeno un cucchiaino e aggiungete lo zucchero; appena avrete ottenuto lo zucchero a velo, conservatelo in un barattolo di vetro e mescolatelo con qualche cucchiaino di cannella macinata al momento (a piacere). 
Per il panetto preliminare, in una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida; aggiungete la farina e amalgamate con tanta acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un impasto che assomiglia a una pastella consistente. 

Fate lievitare per almeno 30 minuti (volendo anche 1-2 ore). Sarebbe meglio, però, prepararlo la sera prima; se ci riuscite, dopo averlo fatto lievitare, conservate il panetto in frigo; in tal caso, uscitelo dal frigo un’ora prima della preparazione della ghirlanda.

Mettete a bagno l’uvetta per almeno 20 minuti. Poi strizzatela e asciugatela con 2 fogli di carta assorbente.
Riducete i fichi secchi a dadini. Tritate le noci. 
Unite la farina di frumento, quella di mais, lo zucchero e il sale.
Nella ciotola dell’impastatrice (o nel mixer, se la lama è adatta per impastare), versate le uova, il latte, il miele e l’olio. Unite gli ingredienti secchi e il panetto preliminare. 
Utilizzando il gancio ad uncino, azionate l’impastatrice alla velocità minima, fino a formare un impasto morbido (capirete che è pronto quando si staccherà dalle pareti della ciotola).
Sostituite il gancio con la foglia e amalgamate la frutta secca, proprio come si fa per lo Stollen.
Coprite l’impasto con un canovaccio e una coperta di lana e lasciatelo lievitare al caldo per 1-2 ore, o fino a quando il volume sarà almeno raddoppiato.
Al termine della prima fase di lievitazione, dividete la pasta in 12 palline, possibilmente della stessa dimensione. Sistematele su una teglia ricoperta da carta forno, una accanto all’altra, formando una ghirlanda. Battete l’uovo restante insieme a un pizzico di sale e a 1 cucchiaio di latte, poi spennellate con cura il dolce.
Lasciatelo lievitare ancora per 1-2 ore.
Cuocetelo poi in forno preriscaldato e ventilato, a 180° per 20-25 minuti, o fino a quando sarà dorato. Ma visto che i tempi di cottura variano da forno a forno, fate la prova dello stecchino ;)!
Ancora caldo, spolveratelo con zucchero a velo aromatizzato alla cannella.

Ed ecco una foto dell’interno di una delle palline della ghirlanda, assaggiata stamattina a colazione (ecco perchè non potevo farvela vedere):

Buon Natale ^__^!

Cosa regalo a Natale?

Vi faccio una confessione: da un po’ di tempo a questa parte, complice l’odio per la classica domanda “cosa regalo a Natale”, i regali li preparo da me, ovviamente nei limiti del possibile.
Casomai non sapeste ancora cosa regalare, posso darvi qualche ideuzza home-made?
Lo Stollen;
il Limoncello;
i Bonbons di fichi alla siciliana;
i Buccellati;
i Biscotti all’olio e rimacinato;
la Confettura di melagrana (o di qualsiasi altro frutto di stagione preferiate, con o senza agar-agar);
delle mini Brioche speziate al kefir (se avete poco tempo, considerate la versione senza impasto);
la Crema di cacao, amaretti e pesche (visto che non sono di stagione, sostituite le pesche con le pere o con le mele ;));
mini (ma anche no ;)) Muffin con cacao e marmellata ai frutti di bosco;
lo Zucchero aromatizzato alla cannella (o qualsiasi altra spezia preferiate);
dei mini (ma anche no ;)) Muffin al cacao e mele;
dei mini Muffin post-Santa-Lucia.
Oppure potreste regalare la Martorana, sia sotto forma di fruttini, sia decorandoli a mano, liberamente, magari prendendo spunto dalla foto di una ricetta di un libro che mi ha prestato un’amica

Se volete riprodurre i dolci fantasia di pasta di mandorle proposti dal libro, ecco la ricetta, tratta da Scuola di Cucina della Curcio :

Vi ho già parlato, infatti, del metodo a freddo per fare i fruttini di Martorana.
Stavolta però vi passo la ricetta del metodo a caldo, detto anche metodo all’antica, che ho trovato su un libro di dolci siciliani.
FRUTTA MARTORANA ALL’ANTICA
ispirato a “La pasta reale” da I dolci siciliani

INGREDIENTI:
1 kg di farina di mandorle

1 kg di zucchero
250 g di acqua (200)
mezza bustina di vaniglia (2-3 bustine)
aggiunta di 2 cucchiai di amido (mia variante)
Mescolate la farina con l’amido e la vaniglia. Fate sciogliere lo zucchero a fiamma bassa, sempre mescolando, nell’acqua. Appena qualche goccia di zucchero si allungherà, sarà il momento di versare la farina di mandorle. Mescolate bene e versate su un piano bagnato. Lasciate raffreddare e lavora la pasta fino a ottenere un impasto liscio e compatto. 
Poi date la forma che preferite.
Le regole per colorare questi dolcetti sono quelle che ho indicato nel metodo a freddo.

Come si nota anche dalle foto, con questa ricetta si sono formate non poche crepe nei fruttini. 

Grazie ai consigli della foodblogger palermitana Cinzia, ho capito che le crepe sono causate dall’aggiunta di amido, che fa asciugare eccessivamente la pasta di mandorle: ecco perchè aumentano giorno dopo giorno. 
Se volete provare questo metodo, levate l’amido e utilizzate lo zucchero a velo industriale e non lo zucchero semolato; non dovreste avere problemi. 
Se invece preferite il metodo a freddo, levate comunque l’amido, utilizzate lo zucchero a velo industriale e avrete dei dolcetti perfetti ;)!
Non a caso né l’autrice del libro né Cinzia (ecco la sua ricetta: a’ marturana) consigliano di aggiungere amido nell’impasto.
E ora ho capito perchè.
A presto ;)!