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Il Gattò di Ricotta…ricetta di *famiggghia*!!!

Visto che non c’è tempo per il nuovo, oggi vi propongo una vecchia ricetta, pubblicata il 25 novembre 2011.

A grande richiesta, ne approfitto per ridarvi la ricetta del gattò di ricotta, che mi ha passato mia madre, che a sua volta ha avuto la ricetta da una sua zia. 
Comincio, poi, ad avere il dubbio che sia una ricetta della zona di Castelvetrano (un paese in provincia di Trapani e dov’è nata mia madre ;)), visto che a Palermo quasi nessuno conosce questo dolce. 
IL GATTO’ DI RICOTTA DI MAMMA

INGREDIENTI
1 kg di ricotta di pecora (fresca, ben asciutta e di buona qualità)
300 g di zucchero
6 uova
60 g di cioccolato fondente tritato
1 cucchiaino di cannella
la buccia grattugiata di un limone

Lavorate i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete al composto la ricotta, che lavorerete al passaverdura, utilizzando la griglia a buchi fini; a questo punto, aggiungete il cioccolato, la cannella e la scorza di limone. Montate gli albumi a neve ben ferma. Uniteli alla crema di ricotta, mescolando bene ma con movimenti lenti. Versate il composto in una teglia unta d’olio (preferibilmente a fascia apribile, perchè la torta, non contenendo farina, si spacca facilmente) e infornate in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 45 minuti. Ma i tempi di cottura variano da forno a forno, quindi regolatevi con la prova dello stecchino. Inoltre, capirete che la ricotta è ben cotta quando il gattò comincerà a sgonfiarsi ;)!


Questa ricetta rientra nell’ambito della manifestazione “La Cucina italiana nel mondo: mangiare all’italiana“.

E con questa ricetta partecipo anche al Gluten Free Friday


Torta “cioccolato su cacao” ^_^

Avete seguito il festival di Venezia?
Io si e francamente, dopo aver letto la critica di Crespi e aver visto il nuovo film di Bellocchio, ho “odorato il fieto del miccio” e dopo mille dubbi (tra cui quello da grillo parlante che consiglia un film straniero, per non diventare banali) ho deciso che anche la commedia sofisticata sarebbe stato un film italiano: Bianca, uno dei film che preferisco in assoluto (e adesso parlo a livello internazionale) ^_^!
Non lo faccio per campanilismo, ma perchè leggere che i film italiani in concorso sono stati criticati per eccessivo provincialismo mi fa solo venir voglia di tirar fuori dalla micro videoteca di casa questa chicca tutta morettiana!
Sono provinciali commedie come I soliti ignoti o Questi fantasmi, addirittura tradotti in francese? Ok, I soliti ignoti in francese non rende quella particolare comicità tutta romana, ma non è questo il punto!!!
Un personaggio come Michele Apicella secondo voi è provinciale? Io direi di no, soprattutto nel caso di un film che trae ispirazione dallo stile di Hitchcock e Truffaut, che a loro volta sono collegati tra loro.
Il 1984, poi, è l’anno della morte del grande Truffaut, ma anche l’anno dell’uscita al cinema del film Bianca…e mi chiedo se sia solo un caso, se non sia un piccolo omaggio implicito da parte di Nanni Moretti (che, a sua volta, gode di ottima fama in terra francese, ma non penso ci sia bisogno di dirlo :D).
Truffaut (per le similitudini con L’uomo che amava le donne, ma, per me, anche con La donna della porta accanto, Effetto notte e con la saga di Antoine Doinel), Hitchcock, la Sachertorte, il cioccolato, i dolci: questo film ha tutte le carte in regola per rientrare tra i miei film preferiti, che sono tanti, ma proprio tanti ^_^!

E come rappresentare al meglio questo film se non con una torta “cioccolato su cacao”?

Un dolce con tre diverse sfaccettature, proprio come il film, che, secondo me, ha caratteristiche italiane, francesi e britanniche, come dicevo all’inizio.
Non a caso, questa torta è una via di mezzo tra Olanda, Austria e Piemonte: è olandese perchè il nome originario è “torta olandese al cioccolato“; poi, secondo me è la sorella piccola dell’austriaca Sachertorte, perchè ha molto ma molto meno burro; sostituendo infine la crema al cioccolato con un bel po’ di crema di pesche, cacao e amaretti, il dolce avrà una speciale nota piemontese.
Si crea così un miscuglio di nazionalità, proprio come succede abbandonando l’aspetto superficiale di Bianca. Infatti, come mi ha detto Marzia, (grazie a cui ho assaggiato questa crema), la crema di pesche, cacao e amaretti “deriva da un dolce tradizionale del Piemonte: le pesche
ripiene. Si pelano le pesche, si dividono a metà, si toglie il nocciolo e
lo si sostituisce con una pallina di crema fatta con cacao, nocciole,
amaretti. Praticamente un “finto nocciolo” mangiabile. La crema racchiude lo stesso sapore,
però in vaso e si mette via per l’inverno
“.

Torta cioccolato su cacao
ispirata alla “Torta olandese al cioccolato

Come al solito, trovate tra parentesi le mie modifiche.

INGREDIENTI:
Per la pasta:
100 g di cioccolato amaro
30 g di burro
4 uova
200 g di zucchero (io 120 g) 
una presa di sale
250 g di farina (io farina 00) 
due cucchiaini di lievito in polvere (io polvere lievitante biologica per dolci) 
un bicchiere scarso di latte
olio o margarina per ungere (io olio EVO) 
pangrattato per cospargere (io farina 00) 
Per il ripieno e per decorare
80 g di zucchero 
una bustina di zucchero vanigliato 
cinque cucchiaini di cacao amaro 
20 g di fecola 
un quarto di latte 
un bicchiere scarso di panna 
40 g di pistacchi tritati (pistacchi q.b.)

Per la crema di cacao, pesche e amaretti (ricetta di Marzia)
1 kg di pesche, a pezzetti
500 g di zucchero
100 g di amaretti
50 g di cacao amaro
1 g di agar-agar in polvere, cioè 1/2 cucchiaino da caffè (mia variante)

Mettete il cioccolato e il burro in una casseruolina e fateli sciogliere a bagnomaria. Poi togliete il recipiente dal fuoco e lasciate raffreddare il miscuglio a temperatura ambiente. Nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero (lasciandone solo due cucchiai da parte) finchè saranno ben spumose e quasi bianche; montate gli albumi a neve con lo zucchero rimasto e il sale. Mescolate la farina con il lievito e incorporatela all’impasto, alternandola con la crema di burro e cioccolato e con il latte. Ungete d’olio o margarina una tortiera di circa 24 cm di diametro, cospargetela con il pangrattato la farina e riempitelo con un terzo della pasta. Ponete lo stampo sul ripiano centrale del forno già caldo e lasciate cuocere lo strato di pasta per 10-15 minuti a 180° (dipende dalla quantità d’impasto versato nello stampo; fate quindi la prova stecchino dopo 10 minuti). Poi sfornatelo, levatelo dalla tortiera e lasciatelo raffreddare. Preparate allo stesso modo gli altri due strati di pasta, lasciandoli poi raffreddare bene. 
Per il ripieno, mescolate a secco in una casseruolina lo zucchero con lo zucchero vanigliato, il cacao e la fecola e stemperate poi tutto bene con il latte. Mettete la casseruolina a bagnomaria, portate il miscuglio ad ebollizione, senza mai smettere di mescolare e fatelo bollire per un attimo. Poi togliete il recipiente dal fuoco, lasciando raffreddare la crema; mescolatela di tanto in tanto, per evitare che si formi in superficie una pellicina. Quindi farcite con tre quarti della crema gli strati di pasta e sovrapponeteli, formando un’unica torta, che metterete su un piatto da dolci. Montate la panna, aggiungetela con delicatezza alla crema rimasta e spalmate tutto sulla superficie e sul bordo laterale della torta, conservando tre cucchiai di crema per la decorazione. Mettetela in una siringa per dolci e spremetela a rosette sulla torta.
Per la crema, come suggeritomi da Marzia, fate cuocere le pesche tagliate a pezzetti con lo zucchero (come una
marmellata normale) per circa 40 minuti. A 10-15 minuti dalla fine della
cottura aggiungete il cacao e gli amaretti sbriciolati grossolanamente; quindi, aggiungete anche il mezzo cucchiaino di Agar in polvere (che renderà la crema piuttosto densa) e mescolate bene.
Invasettate la crema bollente (con queste quantità otterrete circa 4 barattoli da circa 250 g); fate riposare i barattoli in una cesta, coperti da una coperta di lana (proprio si fa con la marmellata) per almeno 24 ore.
Io ho preparato questa crema una settimana prima e ho utilizzato tanta crema quanto basta per farcire e ricoprire la torta.
Infine cospargetela con i pistacchi tritati al momento
Tenete la torta nel frigorifero fino al momento di servirla e dividetela poi a fette.

Come potete notare dalla foto di una fetta, questo terzo esperimento ideato per il mio compleanno (i primi due li avevo fatti per il compleanno di mio fratello e la torta era buona) non è venuto benissimo, perchè per errore ho fatto cuocere troppo la torta e forse anche perchè non ho incorporato bene le uova all’impasto.
Ci sono rimasta talmente male che tre giorni fa l’ho rifatta, seguendo alla lettera la ricetta. Quindi, ho utilizzato tutti i 200 grammi di zucchero e ho montato le uova intere con lo zucchero e il sale, fino a farle diventare ben spumose e quasi bianche, proprio come suggerito dalla ricetta originale.
Inoltre, avendo deciso di farla all’ultimo minuto, ho sostituito il burro (che non avevo) con circa 30 ml di panna da montare, per far sciogliere il cioccolato a bagnomaria; ho unito poi i rimanenti 170 ml di panna a 50 ml di yogurt, sostituendo così il latte previsto dalla ricetta. Ho suddiviso l’impasto a metà: una parte in uno stampo da 24 cm e l’altra metà in uno da 20 cm; ho fatto quindi cuocere i due strati contemporaneamente in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 15 minuti (fate comunque la prova dello stecchino).
Con queste piccole modifiche, ho ottenuto una torta non soffice come altri dolci burrosissimi, ma morbida e che si scioglie in bocca.
A proposito, se la provate, ricordatevi di farla riposare in frigo per almeno un giorno, perchè più riposa e più diventa buona ;)!

E nella foto precedente potete vedere il risultato del quarto esperimento. Non è ancora perfetto, ma per ora va bene così ;)!

E con questa ricetta cioccolattosa partecipo al contest Cinegustologia, per la categoria commedia sofisticata

A presto ;)!


Gluten Free No-Bake Cheesecake

Un cheesecake senza cottura al quark e marmellata di mirtilli

GLUTEN FREE NO-BAKE CHEESECAKE
ispirato alla Torta di formaggio ai lamponi

Era da un sacco che volevo rifare un cheesecake senza cottura, dopo aver provato la scorsa estate la ricetta di Stephanie (ma usando la gelatina, senza ancora non l’ho provata e non ho voluto rischiare).
Le parti in corsivo, come al solito, sono tratte dal libro ;)!

250 g di biscotti sbriciolati (300 g di frollini classici senza glutine)
60 g di burro fuso (100 g di burro morbido, a pezzetti)
15 g di gelatina in polvere (20 g di gelatina in fogli, cioè 10 fogli)
4 cucchiai di acqua (sostituita con pochissimo latte)
125 ml di doppia panna (omessa)
500 ml di purè di lamponi (omesso)
125 g di zucchero semolato (30 g di zucchero)
250 g di ricotta (1 kg di quark mezzo grasso)
2 cucchiai di zucchero (mia variante)
400 g di quark ai mirtilli (mia variante)
marmellata di mirtilli q.b. (mia variante)

Le basi di biscotti sbriciolati vengono di solito fatte raffreddare in frigorifero finchè non si sono indurite e si usano per rinfrescanti dolci al formaggio, come qui, ma anche per torte al formaggio cotte in forno.
Per la base, io ho seguito la ricetta di Arabafelice per una crostata senza cottura, che prevede il burro morbido tagliato a pezzetti al posto del burro fuso.
Sbriciolate grossolanamente i biscotti nel mixer. Aggiungete il burro morbido tagliato a pezzetti e azionate il mixer fino ad ottenere un composto perfettamente sbriciolato e sabbioso.
Pressate il composto sul fondo di una teglia a fascia apribile di 26 cm (ricoperta di carta forno), lisciandolo e appiattendolo con un cucchiaio per fare uno strato uniforme. Mettete la base, ricoperta di alluminio o pellicola trasparente, in frigorifero per almeno un’ora.
Io ho fatto due strati di crema, perchè all’inizio pensavo che il primo strato potesse essere sufficiente…ma mi sbagliavo.
Per la crema, quindi, fate ammorbidire i fogli di gelatina in un po’ d’acqua; una volta ammorbiditi, strizzateli e fateli sciogliere in un po’ di latte precedentemente riscaldato, mescolando bene e fino a quando la gelatina si sarà totalmente sciolta. Fate raffreddare.
Nel frattempo, mischiate il quark mezzo grasso, il quark ai mirtilli e lo zucchero con tanta marmellata di mirtilli quanto basta.
Non appena il composto di latte e gelatina sarà a temperatura ambiente, aggiungete un cucchiaio di crema, per evitare i grumi causati dallo choc termico. Mescolate e poi aggiungete altri due cucchiai di crema, sempre uno dopo l’altro e solo dopo aver mescolato bene. Aggiungete il composto al resto della crema e mescolate bene.
Versate nella tortiera. Lasciate in frigorifero per almeno 4 ore, meglio ancora tutta la notte.
Al momento di servire, per togliere il bordo della teglia, appoggiate la teglia sopra una ciotola un po’ più piccola; sfilate il bordo della teglia tirandolo verso il basso, lasciando la torta sulla base di metallo.

A presto ;)!


Ricordando

Dopo l’alluvione in Liguria, Lunigiana e a Genova, l’attentato a Brindisi e il terremoto in Emilia lasciano senza parole.
E se penso a Bassani e al Giardino dei Finzi Contini, mi sale addosso una tristezza incredibile.
Penso al 23 maggio del ’92, penso a quella sera, di ritorno a casa,
l’autostrada bloccata, l’espressione sconvolta dei miei, penso a Falcone
e Borsellino, alle parole della Boccassini. E penso che ben poco è
cambiato in questa città e in questo paese, da allora.
E vorrei riuscire a trovare delle parole più sensate.
E visto che Alessandra e Stefania sono state molto più brave di me, vorrei ricordare Falcone “utilizzando” le parole di altre persone.
Ricordandolo tramite le parole di Ilda Boccassini.
Ricordandolo tramite le parole di Corradino Mineo, che afferma che sono morti, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, per non avere accettato di perseguire solo la “mafia militare” arrestandosi davanti alla “mafia trionfante”.
Ricordandolo tramite le parole di Roberto Saviano, accusato da Berlusconi di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. 
E vorrei darvi un consiglio: se non lo avete ancora fatto, leggete il libro Storia di Giovanni Falcone di Francesco La Licata.
Intanto qui a Palermo oggi piove, dopo giorni di cielo limpido e caldo estivo.

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Tra libri speciali e mine vaganti ^_^!

Un libro speciale finalmente è stato pubblicato, YATTAAA ^__^!!!
Mi riferisco ad “i-Kitchen“, la meravigliosa raccolta di ricette a cui ho partecipato a novembre insieme ad altre 239 persone.

Contribuendo, quindi, a un emozionante filo di solidarietà per aiutare la Cooperativa sociale Gulliver, devastata dalla tremenda alluvione che il 25 ottobre ha colpito la Liguria e la Lunigiana.
Emozionante perchè il filo per i bambini di Rocchetta Vara, ideato dall’intraprendente foodblogger Patrizia, mi ha fatto capire solo da poco che internet, se si vuole, può diventare uno strumento potente e fenomenale ^__^!
Uno strumento che si rivela potente soprattutto se riesce a mettere in contatto persone provenienti da tutta l’Italia e da vari paesi del mondo.
Del tentativo di rinascita della Gulliver se ne parla anche sul Secolo XIX.
Alcune foodblogger, poi, sfruttano pure Facebook per organizzare un altro mercatino il 29 aprile, a Milano, sui Navigli.
Se siete interessati e abitate a Milano e dintorni, perchè quella domenica non vi recate sul ponte del naviglio grande (Ripa di Porta Ticinese, fronte Darsena)?
Troverete il banchetto dove Patrizia e altre foodbloggers venderanno il libro.
Com’è già successo a dicembre, il ricavato della vendita verrà interamente devoluto alla Cooperativa sociale Gulliver…quindi, accorrete numerosi ^_^!

Aspettando il mercatino potete continuare a seguire Patrizia grazie al suo nuovo contest.
 

Lo so che ad alcuni di voi avevo detto che non riesco più a trovare il tempo necessario per partecipare ai contest (peddooonooo ^^”’!), ma da brava bento-addicted ed ammiratrice del Giappone e della sua splendida cultura (da una vita, ormai XD!) non riesco a rinunciare a questa grandiosa raccolta dedicata al pranzo fuori casa.
Soprattutto visto che per me il bento è sinonimo di primavera ed estate.
E con l’aria che diventa sempre più calda, ho voglia soprattutto di pasti freschi, sfiziosi e pieni di colori.
Non a caso di solito inizio a tirare fuori le mie due lunch box (una è identica a questa scatolina rosa, che ho da un bel po’ ^_^!) proprio in questo periodo; anche perchè, col passare dei giorni, aumenta sempre più la voglia di recarsi in un luogo pacifico, magari una riserva (Agave è più brava di me nella descrizione :D!) dove poter staccare la spina per un po’…in fondo l’estate è vicina :D!

Libero, quindi, le scatoline dalla polvere tipicamente invernale e ricomincio a sperimentare ^__^!

BENTO PRIMAVERILE E COLORATO
E ricomincio a sperimentare traendo parzialmente ispirazione dalla ricetta “Tartara di finocchio e feta con tzaziki di carota” vista sul numero di marzo di Cucina naturale.
Un piatto che io ho modificato aggiungendo il tofu, le barbabietole e le loro foglie, il sesamo e i semi di girasole (per fare le carote al sesamo assaggiate per la prima volta nella Cucina di Giuditta).
INGREDIENTI PER 4-5 PERSONE
Per il primo livello:
200 g di tofu al naturale
2 barbabietole
2 mazzetti di foglie di barbabietola
4-5 carote
semi di girasole q.b.
sesamo q.b.
3 cucchiaini di salsa di soia
olio EVO q.b.
aceto di mele q.b.

Cucinate le barbabietole a vapore, dopo averle sbucciate e tagliate a pezzetti. Una volta cotte, unitele al tofu a pezzetti, olio q.b., 1 cucchiaino di salsa di soia e un goccio di aceto di mele. Fate marinare tofu e barbabietole per almeno 5-6 ore.
Poi cuocete a vapore le carote, fino a quando risulteranno croccanti. Fatele scolare e saltatele quindi in padella con 2 cucchiaini di salsa di soia, il sesamo e i semi di girasole.
Dopo aver fatto bollire dell’acqua (a cui avrete aggiunto – a freddo – 1 cucchiaio di aceto di mele), sbollentate le foglie di barbabietole. Fatele scolare.
Disponete nel bento il tofu con le barbabietole; sul fondo le foglie di barbabietola e poi le carote al sesamo e semi di girasole. Decorate, infine, con un po’ di sesamo e con una rondella tagliata dalla base del mazzetto di foglie di barbabietola ;)!

E con questa ricetta partecipo al gioco Salutiamoci, che per il mese di giugno prevede il tofu.

Come accompagnamento, inoltre, ho preparato del pane all’avena.
Al secondo livello del bento, invece, ho inserito un po’ di macedonia al limoncello ^__^!

Per il secondo livello:
2 mele
2 arance
1 grosso cedro
limoncello q.b.
zucchero q.b.
succo di limone q.b.

Preparate una macedonia unendo la frutta a pezzetti al succo di limone, lo zucchero e il limoncello.


Per il pane sofficioso all’avena:


l’ho preparato una settimana fa seguendo la ricetta dei panini all’avena e una parte l’ho surgelato.
Per questa variante, ho sostituito la farina 0 con la stessa quantità di farina 00.
Inoltre, non ho ho utilizzato i fiocchi d’avena.

E con questo bento partecipo al contest organizzato da Patrizia, Oggi pranzo fuori, per la categoria Pranzo fuori ;)!
A presto ;)!
E buon weekend ^__^!

Tra magnifiche presenze, cacao e brutte notizie, ma non mie!

La settimana non finisce benissimo, ma si sa, da un po’ di tempo a questa parte non circolano belle notizie.
Per fortuna, però, a metà settimana c’è stata una piacevole, divertente, magnifica presenza.
Se poi si riapre un libro raffinato e appassionante, soffermandosi su un ritratto di signora, si ricomincia a riflettere.
Allora sabato decido di fare una piccola pausa e apro un altro libro, un ricettario questa volta.
Mischio quindi due ricette con una mia vecchia ricetta.
E dopo aver aperto un barattolo di marmellata ai frutti di bosco, domani riuscirò finalmente a papparmi un altro muffin cioccolatoso a colazione XD!
MUFFIN CON CACAO E MARMELLATA AI FRUTTI DI BOSCO

Come dicevo, l’idea nasce da un’ispirazione fornita dal libro sui muffin della Gribaudo: i muffin al cioccolato senza zucchero e quelli leggeri ai mirtilli. Io ho utilizzato, però, le dosi di una mia vecchia ricetta, che trovate anche qui….ma ovviamente modificando un po’ di cose, perchè se non improvviso non sono contenta XD LOL!!
Riporto le dosi originali dei muffin al cioccolato senza zucchero. Tra parentesi trovate le mie modifiche in corsivo ;)!

INGREDIENTI
1 1/2 di farina (150 g di farina 0)
100 g di farina 00 (mia variante)
1 cucchiaio di cacao amaro (2 cucchiai di cacao amaro equosolidale)
1 cucchiaio di lievito in polvere (1/2 bustina di lievito biologico vanigliato)
1 cucchiaino di bicarbonato (variante dei muffin ai mirtilli)
100 g di zucchero (mia variante)
4 cucchiai di olio di semi di girasole o di arachidi, più altro per lo stampo, se lo usate (40 ml di olio extravergine di oliva)
2 uova grandi (2 uova)
150 ml di latticello (ispirato allo yogurt dei muffin ai mirtilli)
marmellata ai frutti di bosco q.b. (ispirata ai muffin ai mirtilli)
1/2 cucchiaino di pimento (omesso)
3/4 di tazza di tazza di succo d’arancia non zuccherato (omesso)
1 cucchiaino di scorza d’arancia grattugiata (omesso)
1/2 tazza di mirtilli freschi (omessi)

Mescolate la farina con lo zucchero, il bicarbonato, il lievito e il cacao.
In un’altra ciotola, sbattete le uova e aggiungete l’olio e il latticello.
Unite, quindi, questo composto agli ingredienti secchi, mescolando lentamente. Poi, aggiungete tanta marmellata quanto basta ad ottenere un impasto cremoso.
Versate l’impasto nello stampo per muffins.
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 25-30 minuti, o fino a quando i muffins non risulteranno cotti dopo aver fatto la prova dello stecchino.
Se conservati in una scatola di latta, i muffins si mantengono anche per 3-4 giorni ;)…sempre se resistono agli affamati della casa XD LOL!!!

A presto ;)!

Una crostata per i bimbi di Rocchetta Vara

Questa è una di quelle ricette preparate per un motivo specifico. Stavolta il motivo è particolarmente importante: si tratta dell’iniziativa promossa da Patrizia per aiutare la Cooperativa sociale Gulliver di Rocchetta Vara, uno dei paesini liguri colpiti dall’alluvione del 25 ottobre.
Riprendo le parole di Patrizia, che illustrano perfettamente la situazione:
“[…] Vi ho già detto qui, e voi avete senz’altro visto in tv, quanto feroce è stata l’inondazione che ha colpito la mia Regione,  quali terribili conseguenze quel diluvio incessante ha causato a Monterosso e Vernazza, paesi conosciuti e amati in tutto il mondo, ma anche in tanti paesini meno noti dell’entroterra.
Avete visto come la furia degli elementi abbia trascinato con sé troppe vite e, nelle valli lì accanto, abbia distrutto tutto, nel suo passare furibondo e distruttore.

[…] Poi, l’altra sera al tg regionale vedo le lacrime di dolore di questa giovane donna, che racconta la tragedia che ha devastato la casa dove si trovava, e che non parla del suo terrore, della sua sofferenza, ma di quella dei bambini di cui si occupa.
(potete vederla qui al minuto 7,00 – scusate ma non so mettere altrimenti il video)
E così ho cercato notizie, ho fatto telefonate, ho raccolto informazioni.
La giovane donna dell’intervista è Paola, una delle responsabili (l’altra è Fiorella)  di una cooperativa sociale di Borghetto Vara, la Cooperativa Gulliver che si prende cura di anziani, disabili e bambini. Questi ultimi erano accolti in due case-famiglia, due Comunità educative in cui i ragazzini, già tanto provati dalla vita, potevano trovare calore e speranza per il loro futuro.

L’alluvione […] ha reso pericolanti ed invivibili le strutture, ha trascinato via auto e pullmini per i trasporto di bimbi e disabili, ha spazzato via abiti, giocattoli e scorte di cibo.
Paola e Fiorella hanno messo al sicuro i bambini, di notte, prima guadando un fiume e poi con gli elicotteri, quindi sono tornate quassù per ricostruire, per dare ai bimbi una speranza.
Ho parlato, in questi giorni, con Fiorella, ho ricevuto informazioni e materiale.  Hanno bisogno d’aiuto e questo noi, tutti insieme, lo possiamo dare.

Ho pensato ad un lungo filo di solidarietà,  un filo sottile e formidabile, che passa tra i nostri blog, tra i nostri lettori, tra tutti coloro che vorranno dare il loro contributo direttamente, senza mediazioni e senza dubbi. Un filo sottile e resistente di speranza.
Mi son venute in mente le ricette per i bimbi del Santa Lucia, volute così fortemente da Caris , e le 99 colombe per l’Abruzzo: i blogger sono una forza generosa e solidale!
Ecco, allora,  il progetto:  pubblichiamo tante ricette  per i piccoli delle case famiglia.

La mia ricetta, proprio come quella di tutti coloro che parteciperanno al progetto, verrà donata a Paola e Fiorella, che potranno creare una raccolta e il ricavato verrà devoluto a favore della Cooperativa sociale Gulliver.
Possono aderire all’iniziativa anche coloro che non hanno un blog; in tal caso sarà sufficiente inviare la ricetta a Patrizia all’indirizzo melagranata@gmail.com ;)!
Se volete, potete effettuare una donazione utilizzando i riferimenti bancari della Cooperativa:
Solo una piccola richiesta: fate girare la voce il più possibile, perchè più siamo, più grande sarà l’aiuto che potremo dare alla cooperativa!

E adesso passiamo alla ricetta ;)!

CROSTATA ALLA CREMA DI PATATE DOLCI E CIOCCOLATO 

Questa ricetta è tratta dal numero di novembre di Cucina naturale ed è stata modificata ;)! Come al solito, riporto gli ingredienti della ricetta originale, mentre tra parentesi trovate le mie modifiche.

INGREDIENTI
Per la pasta frolla:
4 tuorli (io 2 uova e 2 tuorli)
175g di farina integrale più un cucchiaio per la teglia (io 250g di farina di tipo 2)
100g di farina integrale (io 100g di farina 0)
50g di farina di riso (non presente nella ricetta originale)
50g di zucchero di canna (io 60g)
mezza bustina di lievito per dolci (io 1 bustina di polverie lievitante per dolci biologica)
6 cucchiai di olio di riso (io 70g di burro)
un pizzico di sale
scorza grattuggiata di un limone
liquore all’amaretto o altro liquore per dolci a scelta (io non l’ho aggiunto)

Per la crema:
4 albumi (io 2 albumi)
600g di patate dolci (io 500g)
300g di ricotta
100g di gocce di cioccolato o di cioccolato fondente sminuzzato (io 60g di cioccolato fondente sminuzzato)
2 cucchiai di zucchero a velo
zucchero di canna q.b. (non presente nella ricetta originale)
liquore all’amaretto o altro liquore per dolci a scelta (io 2 cucchiai di rum)

Tagliate a pezzetti le patate dolci e cuocetele a vapore fino a quando non saranno tenere.
Nel frattempo, settacciate la farina con il lievito. Lavorate tutti gli ingredienti necessari per la pasta frolla nell’impastatrice. Se volete lavorare a mano, create con la farina una fontana, al cui centro metterete lo zucchero, le uova, il burro tagliato a pezzettini, la scorza di limone e un pizzico di sale. Lavorate con cura e non troppo a lungo, evitando il contatto con le mani e utilizzando, quindi, un coltello o una spatola (come consigliato sia nella ricetta per la pasta frolla dell’Enciclopedia della Cucina sia da Adriano di Profumo di lievito) e fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. A questo punto, formate una palla, copritela con la pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per 30 minuti.
Nella ricetta originale, il liquore per dolci viene utilizzato sia per la pasta frolla che per la crema; io, invece, l’ho utilizzato solo per il ripieno della torta ;)!
Per la crema, dopo aver fatto raffreddare le patate, mescolatele con la ricotta e passatele al passarverdure con buchi fini fino a formare una sorta di purè. Unite al composto il cioccolato e il rum e zuccherate a piacere.
Con l’impasto riposato, rivestite una tortiera di 26 centimetri di diametro (nella rivista viene consigliato uno stampo da 30 cm e dai bordi di 1,5 cm, ma io ho preferito fare una crostata dai bordi più alti).
Montate gli albumi a neve soda e incorporatevi delicatamente lo zucchero a velo. Mescolate gli albumi con il purè e utilizzate la crema ottenuta per farcire la crostata, lisciando la superficie con un cucchiaio. Se volete, potete decorare la crostata utilizzando dei ritagli di pasta. Infornate la torta in forno preriscaldato e fate cuocere a 180° per circa 40 minuti. Ma i tempi di cottura variano da forno a forno, quindi regolatevi con la prova dello stecchino ;)!

E con questa crostata partecipo al contest Sweet Dreams are made of Cheese