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Black and White Wednesday #84

Tarte au Fromage Frais et aux Pruneaux” by Julia Child

I knew nothing at all about television […] but in June 1962 I taped the three experimental half-hour shows, or pilots, that WGBH suggested.
[…] And after considering dozens of titles, we decided to call our little experiment The French Chef until we could come up with something better.
Now, would there be an audience out there in TV Land for a cooking show hosted by one Julia McWilliams Child?
[…]Our plan was to show a varied but not-too-complicated overview of French cooking in the course of three half-hour shows. We knew this was a great opportunity for…something, none of us was exactly sure what.
Our first show would be called The French Omelette.
[…] we decided to tape the entire show in one uninterrupted thirty-minute take, as if it were live. […] Once I got going, I didn’t like to stop and lose the sense of drama and excitement of a live performance. Besides, our viewers would learn far more if we let things happen as they tend to do in life – with the chocolate mousse refusing to unstick from its mold, or the apple charlotte collapsing.
[…]The response to our shows was enthusiastic enough to suggest that there was, indeed, an audience for a regular cooking program on public television. Perhaps our timing was good. Since the war, more and more Americans had been traveling to places like France and were curious about its cuisine. Furthermore, the Kennedys had installed a French chef, René Verdon, in the White House. Our book continued to sell well. And television was becoming hugely popular, and powerful, medium.
[…] the first show would air in February 1963.

(Excerpted from My life in France, by Julia Child and Alex Prud’homme)

A few days ago I edited this photo in order to participate to the weekly event Black and White Wednesday, which is going to be hosted by Simona. If you need any further information, please go and visit Cindystar’s blog.


Quark, Mele, Speculoos…e Novità!

I felt a lift of pure happiness every time I looked out the window. I had come to the conclusion that I must really be French, only no one had ever informed me of this fact. I loved the people, the food, the lay of the land, the civilized atmosphere, and the generous pace of life.
[…] To my great surprise, I’d discovered that many French-women didn’t know how to cook any better than I did; quite a lot of them had no interest in the subject whatsoever, though most were expert at eating in restaurants.” 
(da My life in France, di Julia Child e Alex Prud’Homme)
Come avrete probabilmente notato, ho creato una rubrica: in Cucina con Julia Child.


In questa rubrica, non troverete soltanto le ricette tratte da Mastering the Art of French Cooking, ma anche quelle segnate leggendo Julie&Julia o My life in France, o magari sfogliando uno degli ultimi libri entrati nella mia cucina, The French Chef Cookbook.
Mi si potrebbe accusare, giustamente, di non essere rispettosa delle ricette proposte da Julia Child, visto che modifico continuamente le ricette che vi propongo. 
Modificare, per me, non vuol dire che non si ammiri e non si rispetti il magnifico lavoro svolto da questa donna e cuoca americana. Quando inserisco una variante nella ricetta originale, lo faccio solo perché spesso mi piace riprodurla seguendo la mia versione personale.
Questa rubrica, però, è nata allo scopo di condividere le ricette della Child, visto che non esiste una versione italiana dei suoi libri. Quindi la mia personale versione sarà sempre accompagnata dalla ricetta originale (e piano piano modificherò le prime due) ;)!
Le dosi sono espresse in volume, cioè in tazze e cucchiai, visto che in casa ho gli appositi dosatori. 
So comunque che non tutti li hanno (anche se si trovano facilmente nei supermercati più forniti e nei negozi di casalinghi), quindi inserirò presto i consigli delle “Trois Gourmandes” per effettuare le conversioni ;)!

Avevo già visto una versione di torta al quark con le mele, stavolta in una rivista svizzera.
Quando quindi ho notato la Tarte Normande aux Pommes su Mastering the Art of French Cooking, non ho potuto fare a meno di lanciarmi in questa ennesima avventura culinaria, senza però poter evitare di apportare le mie personali modifiche.
La ricetta originale prevede la pâte brisée sucrée, che io ho sostituito con la parte dell’impasto degli speculoos necessaria per uno stampo di 20 cm. La panna è stata invece sostituita dal quark, giusto per vedere se realmente possa stare bene con le mele: il risultato è stratosfericamente divino, provare per credere ;)! Avrei invece voluto usare il Calvados per il ripieno, come consigliato nel libro, ma non avendolo (devo assolutamente farlo entrare in casa, compare troppo spesso, ultimamente!) l’ho sostituito con il Cointreau.

TORTA AL QUARK, MELE E SPECULOOS
vagamente ispirata alla Tarte Normande aux Pommes

Se volete provare gli speculoos homemade, potreste fare come ho fatto io. Con una parte foderate lo stampo per la torta e con la parte rimanente preparate i biscotti. Se invece non volete fare tutto in una volta, surgelate l’impasto crudo dei biscotti, che potrete conservare per circa 4 mesi.
Quindi vi lascio come al solito le dosi originali, in corsivo, mentre tra parentesi quadre trovate le mie modifiche.

Ingredienti per la pâte brisée sucrée (o speculoos, se seguite la mia versione):
1 tazza di farina comune bianca setacciata (omesso)
1 cucchiaio di zucchero (omesso)
1/8 cucchiaino di sale (omesso)
4 cucchiai di burro freddo (omesso)
1 1/2 cucchiaio di grasso vegetale freddo (omesso)
2 1/2 o 3 cucchiai di acqua fredda (omesso)
impasto per speculoos q.b. per uno stampo da 20 cm a fascia apribile (mia variante)

Ingredienti per il ripieno:
454g di mele croccanti da cucinare o da mangiare [1 mela]
1/3 tazza di zucchero [zucchero q.b.]
1/2 cucchiaino di cannella
Cointreau q.b., circa 1 o 2 cucchiai (mia variante)
1 uovo [5 albumi]
1/3 tazza di zucchero [2 1/2 tazza]
1/4 tazza di farina setacciata [maizena]
1/2 tazza di panna da montare [500 g di quark]
3 cucchiai di Calvados o cognac [4 cucchiai di Cointreau]
zucchero a velo (omesso)

*In fondo, trovate la ricetta originale



Nella planetaria, con la frusta a foglia in acciaio, lavorate la farina con il burro freddo tagliato a pezzetti. Appena si saranno formate delle briciole, aggiungete gli altri ingredienti e lavorate il tutto velocemente. Quindi, trasferite l’impasto su un ripiano infarinato ed effettuate il fraisage. Ricoprite l’impasto con la pellicola trasparente e fatelo riposare in frigo per almeno 2 ore.
Stendete l’impasto su un ripiano infarinato, foderate lo stampo imburrato e infarinato e bucherellate la “frolla”.
Fate riposare la base in frigorifero mentre preparate il ripieno.
Per il ripieno della mia variante, sbucciate la mela e tagliatela a fettine sottili da circa 3 mm. In una ciotola, mescolate le fettine allo zucchero, alla cannella e a 1 o 2 cucchiai di Cointreau (altrimenti a piacere). Versate la mela a fettine sulla base *speculosa*.
Lavorate a crema il quark con lo zucchero, con le fruste; aggiungete la maizena, sempre frullando; poi il Cointreau e la cannella.  In una ciotola a parte, montate a neve gli albumi. Aggiungenteli alla crema di formaggio, mescolando delicatamente. Versate la crema sulle mele.
Fate cuocere a 180° in forno preriscaldato e ventilato per circa 1 ora, o fino a quando la crema e la frolla inizino a dorarsi e la crema a gonfiarsi; comunque, facendo la prova dello stecchino, la torta deve risultare cotta.
Fate scivolare il dolce su una gratella, per farla raffreddare; poi conservatela in un luogo fresco e asciutto. Aspettate almeno un giorno prima di mangiarla.



Ricetta originale

Per la pâte brisée sucrée :
Iniziate sbriciolando la farina, il burro (tagliato a pezzetti) e il grasso vegetale con la punta delle dita, per evitare di scaldare il burro. Potete anche far tutto con la frusta in acciaio della planetaria o con la lama da impasto del mixer.
Nella stessa ciotola, aggiungete il resto degli ingredienti e lavorate il tutto rapidamente e sempre con la punta delle dita (non utilizzate mai il palmo della mano, è troppo caldo e surriscalderebbe il burro), fino a ottenere un impasto quasi compatto. Se doveste avere difficoltà a compattarlo, aggiungete tanta acqua fredda quanto basta.
Riversate l’impasto su un piano infarinato e eseguite il cosiddetto fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), “spalmate” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina.
Aiutandovi con una spatola, compattate velocemente l’impasto, dategli la forma di una palla e ricopritelo con della pellicola trasparente. 
Nel libro, si consiglia di far riposare la pasta in frigo per 2 ore o per tutta la notte. Inoltre, l’impasto crudo si conserva bene in frigo per 3-4 giorni; oppure potete conservarlo in freezer per diverse settimane; in tal caso è necessario utilizzare anche un sacchettino di plastica per surgelati (sia in frigo che in freezer, se conservato a lungo).
Al momento di stendere l’impasto, non lavoratelo troppo, altrimenti riscalderete troppo il burro e sarà difficile lavorarlo.
Poggiate l’impasto su un ripiano infarinato. Se dovesse essere duro, ammorbiditelo colpendolo con il mattarello, proprio come fa Julia. Infarinatene leggermente la parte superiore e stendetelo con il mattarello, ma solo la parte centrale, per non rendere le estremità troppo sottili; quindi girate spesso l’impasto, continuando ad appiattirlo. Piegate l’impasto in quattro, ottenendo un triangolo (oppure avvolgetelo al mattarello) e fatelo aderire allo stampo. Con queste dosi, si consiglia uno stampo da 8 o da 9 pollici (cioè circa 20-22 cm**).
Bucherellate la pasta con una forchetta, ricopritela con carta forno e versatevi i fagioli secchi (che potrete riutilizzare all’infinito). Fate cuocere la base in bianco per qualche minuto (deve iniziare appena a colorarsi) in forno preriscaldato e statico a 180°. Lasciate il guscio nello stampo e proseguite con il ripieno.
Per il ripieno della ricetta originale:
Preriscaldate il forno a 190°.
Sbucciate le mele e tagliatele a fettine sottili da circa 3 mm. Dovreste ottenerne circa 3 tazze. In una ciotola, unitele allo zucchero e alla cannella. Ricoprite il guscio di pasta frolla cotto in bianco. Fate cuocere nella griglia centrale del forno per circa 20 minuti, o fino a quando le mele inizieranno a dorarsi e saranno piuttosto tenere. Uscite la torta dal forno e fatela raffreddare mentre preparate la crema.
Battete le uova con lo zucchero in una ciotola, fino ad ottenere un composto denso, di colore giallo pallido e che “scrive”. Unite la farina, poi la panna e per ultimo il Calvados. Versate sulle mele la miscela così ottenuta. Deve arrivare ai bordi del guscio di pasta frolla. 
Fate cuocere il dolce per 10 minuti, o fino a quando la panna inizi a gonfiarsi. Spolverizzate con zucchero a velo e continuate la cottura per altri 15-20 minuti. La crostata è pronta appena la superficie inizia a dorarsi e facendo la prova dello stecchino, lo stecchino o il coltello utilizzato deve essere pulito.
Fate scivolare la crostata su una gratella o su un piatto da portata e mantenetela tiepida fino al momento di servirla.

** per ottenere le misure in centimetri, le autrici suggeriscono di moltiplicare i pollici per 2.54, in quanto 1 pollice corrisponde a circa 2,54 cm

A presto ;)!


Tarte au Fromage Frais et aux Pruneaux

Il 23 febbraio era il compleanno di canuzzo Charlie.
E quello di quest’anno era un compleanno davvero speciale, dopo quello che è successo a ottobre.
Quando ho visto questa torta sul libro scritto da Julia Child, Simone Beck e Louisette Bertholle, ho pensato che fosse il dolce perfetto per l’occasione.
Un’altra occhiatina ad un interessantissimo video ed ho avviato i lavori 😛

TARTE AU FROMAGE FRAIS ET AUX PRUNEAUX
ispirata a una ricetta tratta da Mastering the Art of French Cooking

Sia per la base che per il ripieno ho utilizzato del burro bavarese, perchè è il tipo di burro che preferisco. L’ho trovato sia da Auchan sia da Naturasì.
Il fromage frais, invece, finora l’ho visto solo da Auchan, in confezioni da mezzo chilo; ed esiste in tre versioni: al 0% di grassi, al 20% di grassi e al 40% di grassi.
Per la base, la ricetta della Child prevede la pâte brisée sucrée, ma io ho utilizzato la mia frolla (o meglio, la frolla trovata sull’Enciclopedia della Cucina), anch’essa leggermente modificata, dopo aver provato la frolla 1 di Fina.
Per il ripieno, ho seguito la ricetta della Child, anche se ho leggermente modificato le dosi.
Inoltre, le dosi della ricetta originale sono espresse in volume; se questo dovesse mettervi in difficoltà, fatemelo sapere e inserirò le indicazioni indicate dalle autrici per la conversione da volume a peso.
Quindi vi lascio come al solito le dosi originali, in corsivo, mentre tra parentesi quadre trovate le mie modifiche.

Ingredienti per la pâte brisée sucrée (o pasta frolla, se seguite la mia versione):
1 tazza di farina comune bianca setacciata [250 g di farina 00]
1 cucchiaio di zucchero [100 g di zucchero]
1/8 cucchiaino di sale [1 pizzico di sale]
4 cucchiai di burro freddo [100 g di burro bavarese freddo]
1 1/2 cucchiaio di grasso vegetale freddo (omesso)
2 1/2 o 3 cucchiai di acqua fredda (omesso)
1 uovo
1 tuorlo
scorza grattugiata di 1/2 limone
1/2 cucchiaino di cannella
1 punta di coltello di bicarbonato

Come consigliato da Julia e da Fina, ho iniziato sbriciolando la farina e il burro (tagliato a pezzetti) con la punta delle dita, per evitare di scaldare il burro. Potete anche far tutto con la frusta in acciaio della planetaria o con la lama da impasto del mixer; ma io per curiosità ho voluto provare iniziando a mano.
Nella stessa ciotola in acciaio della planetaria, ho aggiunto il resto degli ingredienti e ho lavorato il tutto con la frusta in acciaio a foglia, brevemente, fino a ottenere un impasto quasi compatto.
Ho quindi riversato l’impasto su un piano infarinato e ho eseguito il cosiddetto fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), ho “spalmato” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina, proprio come consigliato nel libro.
Aiutandomi con una spatola, ho compattato velocemente l’impasto, gli ho dato la forma di una palla e l’ho ricoperto con della pellicola trasparente. L’ho fatto quindi riposare in frigorifero per 30 minuti.
Nel libro, si consiglia di far riposare la pasta in frigo per 2 ore o per tutta la notte. Inoltre, l’impasto crudo si conserva bene in frigo per 3-4 giorni; oppure potete conservarlo in freezer per diverse settimane; in tal caso è necessario utilizzare anche un sacchettino di plastica per surgelati (sia in frigo che in freezer, se conservato a lungo).
Al momento di stendere l’impasto, non lavoratelo troppo, altrimenti riscalderete troppo il burro e sarà difficile lavorarlo.
Poggiate l’impasto su un ripiano infarinato. Se dovesse essere duro, ammorbiditelo colpendolo con il mattarello, proprio come fa Julia. Infarinatene leggermente la parte superiore e stendetelo con il mattarello, ma solo la parte centrale, per non rendere le estremità troppo sottili; quindi girate spesso l’impasto, continuando ad appiattirlo. Piegate l’impasto in quattro, ottenendo un triangolo (oppure avvolgetelo al mattarello) e fatelo aderire allo stampo. Con queste dosi, ho utilizzato uno stampo da 24 cm e uno da 20, dove ho fatto cuocere la tortina senza mandorle, fatta apposta per Charlie ^_^! Con le dosi indicate nella ricetta originale, si consiglia uno stampo da 8 o da 9 pollici (cioè circa 20-22 cm**), in cui far cuocere la frolla in bianco per qualche minuto.
Io invece non ho precotto la frolla, fidandomi dell’esperienza con la torta di ricotta.
Ho bucherellato la pasta con una forchetta e l’ho fatta riposare in frigo mentre preparavo il ripieno.

** per ottenere le misure in centimetri, le autrici suggeriscono di moltiplicare i pollici per 2.54, in quanto 1 pollice corrisponde a circa 2,54 cm

Ingredienti per il ripieno:
1 tazza di formaggio cremoso [2 tazze (cioè circa 500 g) di fromage frais (mix tra light e al 20% di grassi)]
1 confezione di burro non salato ammorbidito [80 g di burro bavarese ammorbidito e non salato (volendo, anche 50 g)]
2/3 tazza di zucchero [200 g di zucchero]
2 uova [4 uova]
1 pizzico di noce moscata
1/2 tazza di prugne secche [2 tazze di prugne secche]
1/2 tazza di mandorle in polvere [2 tazze di mandorle tritate]
1/4 cucchiaino di essenza di mandorle [omesso]
scorza grattugiata di un limone

Nella ciotola della planetaria, con la frusta lavorate a crema il fromage frais, il burro e lo zucchero.
Nel frattempo, private del nocciolo le prugne e fatele ammorbidire per 5 minuti in acqua calda. Fatele scolare.
Aggiungete quindi le uova, la noce moscata e la scorza di limone e frullate ancora; poi aggiungete le prugne e le mandorle e mescolate con un cucchiaio.

Fate riscaldare il forno a 180°.
Togliete la pasta frolla dal frigo, versate il ripieno sulla base e fate cuocere in forno ventilato per 30-45 minuti.
Capirete che la torta è pronta non appena la crema si sarà dorata e sarà gonfiata. Se non siete sicuri, fate la prova dello stecchino.
Potete mangiarla tiepida o fredda; potete anche riscaldarla. Secondo me, è ancora più buona dopo il riposo di un giorno, mangiata fredda (ma non mettetela in frigo) ;)!

Con questa ricetta, partecipo alla raccolta di Marzo { Voglia di …Torte }




A presto ;)!


Brioche speziata al Kefir


 
Ci sono ricette per cui è amore a prima vista; ma la paura a volte ha il sopravvento e magari si finisce per salvarle…poi, aspettano, aspettano, aspettano…
A me è capitato due volte di rimanere bloccata dalla paura del fallimento: prima per la brioche di Julia Child, poi per lo Stollen. Infatti, la ricetta della brioche della Child (tratta dal libro Baking with Julia) è rimasta in archivio per un bel po’ di tempo…ci voleva del buon burro bio da consumare al più presto per farmi trovare il coraggio di affrontare questa piccola sfida ^__^!
E rileggendo più volte la ricetta vista su Papilles et Pupilles, poi quella del Panbrioche senza impasto e del Vetebrod e ispirandomi vagamente alle dosi e al mix di spezie del Plumcake al papavero, sono finalmente arrivata a questa brioche speziatissima e resa morbida e soffice dal latte di Kefir, più che dal burro.

Conosco il kefir già da un po’, ma non lo avevo ancora assaggiato prima della scorsa settimana, quando l’ho visto all’Eurospin. La cosa che mi ha convinta a prenderlo è stata la stessa marca austriaca di un buonissimo yogurt (e io sono iper pignola, visto che lo paragono sempre a quello francese XD!) che compro in un comune supermercato vicino casa. Una vera rivelazione: buono e fresco (e pure salutare XD!), quasi come uno yogurt bianco intero ^__^! E in più con la favolosa capacità di rendere morbidi torte e lievitati senza dover per forza utilizzare quantità mostruose di burro e uova…una valida alternativa al latticello, quindi ;)! Leggevo sul web, poi, che il latte di kefir si trova anche da Naturasì (com’è che ho visto il latticello e non il kefir?? Boh, mistero!!), Conad, Penny Market.
Io la mangio a colazione sia semplice sia con della marmellata poco zuccherata (per non coprire le spezie) di fragole o lamponi.

BRIOCHE SPEZIATA AL KEFIR
vagamente ispirata alla ricetta della Brioche di Julia Child

In corsivo trovate le dosi della ricetta originale, mentre tra parentesi ho inserito le mie modifiche.

INGREDIENTI

1) Lievito con metodo a spugna:
360 g di farina 0 (150 g di farina 0)
85 ml di latte intero tiepido (100 ml di latte di kefir a temperatura ambiente)
20 g di lievito di birra o una bustina di lievito secco (10 g di lievito di birra)
1 uovo (omesso)

In una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di latte di kefir a temperatura ambiente. Non riscaldate il latte di kefir, ricordate che è simile allo yogurt e va consumato freddo. 
Nell’impastatrice (o nel robot da cucina o nella macchina per il pane), versate il lievito sciolto, il restante latte di kefir e 100 g di farina (tenete da parte 50 g di farina) e impastate con la frusta K  per circa 5 minuti, o fino a quando l’impasto a spugna sarà ben amalgamato. Ricoprite l’impasto con la farina rimanente, coprite la ciotola dell’impastatrice con della pellicola trasparente e una coperta di lana e fate lievitare al caldo per circa 1 ora. Nella ricetta originale, Anne consiglia di far lievitare l’impasto per circa 30-40 minuti; comunque, capirete che è pronta non appena avrà raddoppiato di volume e si saranno formate delle crepe tra la farina e la pasta ;)!
2) Impasto finale:
lievito con metodo a spugna
70 g di zucchero
1/2 cucchiaino da caffè di sale (1 cucchiaino di sale)
4 uova sbattute (1 uovo)
200 g di farina (approssimativamente) (farina 0, più qualche altro cucchiaio, se necessario)
170 g di burro a temperatura ambiente (70 g di burro morbido)
50 ml di latte di kefir a temperatura ambiente (mia variante)
i semi pestati di due baccelli di cardamomo (mia variante)
2 cucchiaini di cannella (mia variante)
zenzero grattugiato q.b. (mia variante)
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano (mia variante)
la buccia grattugiata di 1 limone (mia variante)
semi di papavero q.b. per decorare (mia variante)
Versate lo zucchero, l’uovo sbattuto e i 200 g di farina sull’impasto a spugna. Aggiungete a filo il latte di kefir e alla fine il sale, le spezie, la vanillina e la scorza grattugiata del limone. Impastate per circa 20-25 minuti. Se la pasta non si dovesse staccare dai bordi della ciotola, aggiungete ancora qualche cucchiaio di farina quanto basta. Alla fine, dovrete ottenere un impasto ben amalgamato, morbido ed elastico. Se volete vedere come dovrebbe essere la pasta a questo punto, potete controllare la ricetta originale.
A questo punto, levate la frusta K e montate il gancio a spirale. Riavviate l’impastatrice e incorporate un pezzettino di burro alla volta. Il procedimento è simile a quello dell’impasto per bignè, al momento dell’inserimento delle uova. Quindi, non aggiungete l’altro pezzettino di burro fino a quando il precedente non è stato completamente incorporato. Qui potete vedere l’aspetto finale dell’impasto: liscio, lucido e setoso ;)!
Oliate una grossa ciotola, riponetevi l’impasto e copritelo con pellicola trasparente.
Per la lievitazione, avete due opzioni:
1) Lo fate lievitare a temperatura ambiente per circa 2-2 ore e mezza nella ciotola coperta anche con una coperta di lana e al riparo da correnti d’aria. L’impasto deve raddoppiare di volume.
2) Lo fate lievitare tutta la notte posizionandolo nella parte meno fredda del vostro frigorifero (lievitazione lenta) per circa 4-6 ore (massimo una notte). Dopo aver dato la forma, lasciate lievitare la brioche nello stampo per 1 ora a temperatura ambiente

Io ho scelto la prima opzione; peccato che, iniziando a fare altro, l’ho dimenticato e l’impasto ha lievitato per quasi 3 ore e mezza…la prossima volta punto la sveglia XD!
A lievitazione terminata, date all’impasto la forma che preferite. Io ho data alla mia prima brioche la forma classica, formando due palline una più piccole dell’altra e posizionate nello stampo precedentemente oliato.
Decoratela con un po’ di semi di papavero, se volete.
Fate quindi lievitare la brioche per circa 30 minuti a temperatura ambiente. Io, però, senza riflettere sulle conseguenze 🙁 ho coperto lo stampo con pellicola trasparente ^^”’: ecco perché la pallina superiore sembra una semisfera appiattita XD!
Voi, invece, non fate lo stesso errore. Se volete coprire lo stampo con una coperta di lana, copritelo prima con un’insalatiera dello stesso diametro dello stampo ;)!
Poi, dovreste mescolare un rosso d’uovo con un cucchiaio d’acqua, da spalmare con un pennello sulla brioche. Io, però, non l’ho fatto e la brioche si è dorata lo stesso. Quindi, a voi la scelta ^_^!
Preriscaldate il forno ventilato a 180°. Fate cuocere per circa 30-35 minuti.
Ad ogni modo, i tempi di cottura dipendono:
1) dal tipo di forma scelto per la brioche: nel mio caso, la brioche classica cuoce più a lungo di una treccia, per cui sono necessari, di solito 25-30 minuti;
2) dal forno.
Quindi, fate la prova dello stecchino, utilizzando un coltello che dovrà fuoriuscire pulito dalla brioche.
Nel caso in cui la brioche dovesse colorarsi troppo, copritela a metà cottura con un foglio di alluminio.
Una volta cotta, levatela dallo stampo quando è ancora calda, per evitare che si inumidisca e per farla asciugare bene.
Una volta raffreddata, potete surgelarla, anche a pezzi se volete. Non noterete assolutamente la differenza ;)!

E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.

A presto ;)!

Potage Parmentier

E mercoledì sera zuppa ^_^!
Lo so che continuo a rinviare la ricetta carica di vitamina C e non solo; ma visto che questa zuppa ha avuto un enorme successo, non potevo non pubblicarla subito sul blog :)!
Sembra che mi stia buttando sul salato. In realtà questa ricetta era nella lista d’attesa dei piatti da provare da molto tempo, da quando, cioè, ho iniziato a leggere Julie&Julia. Ovviamente ci sono tantissime ricette di Julia Child nella lista…ma questa zuppa è terribilmente invernale e terribilmente piena di ricordi, quindi non potevo non cominciare dal Potage Parmentier ^_^! 
Per prepararla, ho seguito in parte la ricetta descritta da Julie, soprattutto nell’uso del passaverdura, per non rendere la zuppa “monotona” ad esempio con un frullatore, come diceva Julia Child. E visto che la spiegazione della Powell non è molto esaustiva, ho seguito anche i consigli per la quantità di porri e d’acqua notati in una ricetta pubblicata su Cuisine et Vins de France; per poi continuare con la ricetta della Zuppa di Patate e Porri, vista sull’Enciclopedia della cucina.
INGREDIENTI
5 patate farinose
4 porri 
200 ml di panna di soia
olio extravergine d’oliva q.b.
sale q.b.
1 litro di brodo vegetale fatto in casa
6 grani di pepe
un ciuffo di sedano
1 cipolla
2 carote
2 foglie d’alloro
Preparate il brodo vegetale con le carote, 1 patata, la cipolla, il sedano, il pepe, l’alloro e salate a piacere. 
Nel frattempo, sbucciate le patate e tagliatele a dadini. Pulite i porri togliendo le prime foglie e utilizzando per la zuppa solo la parte bianca e quella verde tenera. La parte verde esterna del porro, però, conservatela per fare del brodo, una minestra, un piatto salato, etc.
Quando il brodo sarà pronto, aggiungetene circa 700-800 ml alle verdure; aggiungete anche una presa di sale, se il brodo non dovesse essere abbastanza salato. Portate ad ebollizione, poi abbassate la fiamma e fate cuocere per circa 40-45 minuti (o più, se necessario) a fiamma bassa, lasciando la pentola coperta. Se necessario, aggiungete altro brodo durante la cottura.
A cottura terminata, se la zuppa dovesse sembrarvi troppo liquida, fate come ho fatto io: versate il tutto nel passaverdure, raccogliete il brodo in una terrina e mettetelo da parte. Dopo aver passato le verdure, ponetele nuovamente nella pentola e unite la panna di soia. Aggiungete la quantità sufficiente del brodo di cottura delle verdure per rendere buona la zuppa; rimettete il recipiente sul fuoco, facendo cuocere la zuppa per altri 5-10 minuti. 
Servite calda, con 1 o 2 cucchiai di olio EVO per porzione ;)!
E buon appetito ^__^!
A proposito, vi lascio anche la ricetta originale della “Zuppa di patate e porri” tratta dall’ottavo volume dell’Enciclopedia.

INGREDIENTI
tre patate farinose
una grossa cipolla
tre porri
mezzo litro d’acqua
un dado da brodo
due foglie d’alloro
40 g di burro
un ciuffo di prezzemolo
una piantina di basilico
un quarto di latte
un cucchiaio colmo di farina
sale
pepe in grani

Sbucciate le patate e tagliatele a dadini, pelate anche la cipolla ed affettatela ad anelli sottilissimi. Pulite i porri togliendo le prime foglie e utilizzando solo la parte bianca che taglierete a rotelline (tenetene da parte una decina per guarnire la zuppa). Ponete tutto in una casseruola con mezzo litro di acqua calda e il dado sbriciolato, avvolgete il prezzemolo, il basilico, l’alloro in un quadratino di garza, legatelo come un fagottino ed immergetelo nell’acqua; aggiungete anche una presa di sale (non molto perchè il dado conferisce già una certa sapidità alla minestra) e due grani di pepe. Portate ad ebollizione, poi abbassate la fiamma e fate cuocere per circa un’ora a fiamma moderata. Trascorso questo tempo, togliete dalla pentola il fagottino di aromi e passate le altre verdure al setaccio, raccogliendo il passato in una terrina. Nello stesso recipiente in cui avete fatto cuocere le verdure ponete il burro, fatelo fondere, incorporatevi la farina, mescolando rapidamente e diluite con il latte bversandone poco per volta. Quando la besciamella si sarà leggermente addensata, toglietela dal fuoco e incorporatevi il passato di verdure, amalgamandolo bene. Aggiungete il brodo di cottura delle verdure, rimettete il recipiente sul fuoco e portate di nuovo ad ebollizione, facendo cuocere la zuppa per altri 10 minuti. Servite la minestra nei singoli piatti fondi, nei quali avrete precedentemente disposto un paio di rotelle di porro crudo a porzione.



E con questa ricetta partecipo anche al contest “Mine(st)Renne Gluten Free“, organizzato da Stefania di Cardamomo&co.

A presto ;)!