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pan di spagna, fragole e yogurt greco

Quando si comprano un po’ di fragole marsalesi, sempre più buone, giusto per togliersi uno sfizio.
Quando si compra dello yogurt greco in grosse quantità perchè è in offerta e perchè si può una volta tanto mangiare dello yogurt leggermente diverso dal solito. 
Quando si ha voglia di un tiramisù fresco e maledettamente estivo, perchè ormai il caldo inizia ad essere insopportabile.
Quando si decide all’ultimo minuto di fare una torta fredda, con il primo esperimento di pan di spagna, anche se lo yogurt greco è quasi finito, in casa non c’è un grammo di maizena e le fragole son troppo poche per una torta.
Quando la bellezza di una torta, quindi, è decisamente inferiore alla sua bontà…insomma, anche stavolta potrei dire “siamo alle solite” XD 😛
TORTA FREDDA ALLO YOGURT GRECO E FRAGOLE
vagamente ispirata al tiramisù di Francesca

Per il pan di spagna:
250 g di farina di riso più 1 cucchiaio per la teglia (90 g di farina di riso)
180 g di farina 00 (mia variante)
220 g di zucchero integrale di canna (200 g di zucchero)
1 cucchiaio di vaniglia in polvere, o i semi pestati di una bacca di vaniglia (i semi pestati di una bacca di vaniglia)
1 bustina di polvere lievitante biologica per dolce (mia variante)
1 cucchiaino di bicarbonato (mia variante)
6 uova (7 uova medie)
20 g di amido di riso (omesso, non lo avevo)
olio di riso o girasole per lo stampo (burro q.b.)
farina 00 q.b. per lo stampo (mia variante)

Per la crema allo yogurt greco e fragole:
600 g di yogurt greco (meglio 1 kg)
fragole q.b. (almeno 800 g)
marmellata di fragole q.b.
rum q.b.
il succo di mezzo limone
zucchero q.b.
acqua q.b.

Lavate e tagliate le fragole a pezzettini. Mescolate con il succo di limone e tanto zucchero quanto basta. Conservate in frigo.

Per il pan di spagna, ho iniziato seguendo la ricetta di mia madre, che prevede tuorli e albumi montati separatamente, la maizena aggiunta alle crema di tuorli e zucchero, per poi finire aggiungendo gli albumi delicatamente al composto. Ho separato quindi i tuorli dagli albumi; ho unito i tuorli allo zucchero in una ciotola, ho mescolato con le fruste elettriche, senza azionarle, per poi iniziare a montare la crema di tuorli e zucchero, fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro. Nel frattempo, ho montato gli albumi a neve nella planetaria, a massima velocità.
Per poi rendermi conto che se avessi trasferito gli albumi in un’altra ciotola per aggiungere i tuorli nella planetaria e continuare a seguire la ricetta di mia madre, avrei combinato un macello ^^”’!
E allora ho deciso di continuare a preparare il pan di spagna seguendo parzialmente la ricetta del pan di spagna anarchico di Stefania.
Lasciando gli albumi nella planetaria, ho aggiunto la crema spumosa di tuorli e zucchero. Ho continuato quindi a montare le uova con la frusta a massima velocità. Gli albumi non si sono smontati, proprio come dice Stefania, anzi, insieme ai tuorli hanno continuato a gonfiarsi.
Ho abbassato la velocità a 1 e ho inserito la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato cucchiaio dopo cucchiaio. Finita la farina, ho lasciato la planetaria in funzione solo per qualche minuto, giusto il tempo di far incorporare la farina al composto di zucchero e uova. Ho quindi versato il composto in una teglia (non so le dimensioni, so solo che era molto grande, poco più grande della pirofila e per questo il pan di spagna è venuto basso; voi scegliete lo stampo che preferite) rettangolare, precedentemente imburrata e infarinata.
Ho fatto cuocere il pan di spagna in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 25 minuti (non aprite il forno prima di 20 minuti; anzi meglio aspettare che la torta inizi a staccarsi dalle pareti).
Quindi spostate la torta con delicatezza su una gratella e fatelo raffreddare.

Mentre il pan di spagna si cuoce, preparate la crema allo yogurt greco e fragole.
In una ciotola, lavorate a crema lo yogurt greco con una forchetta. Aggiungete quindi un po’ di succo delle fragole precedentemente preparate (non molto, il resto servirà per la bagna del pan di spagna), qualche cucchiaio di fragole (non molte, il resto servirà per la decorazione della torta) e tanta marmellata di fragole quando basta (la quantità di marmellata dipende da quanto vogliate far diventare dolce la crema; se non dovesse essere sufficiente, aggiungete tanto zucchero quanto basta; io non ho usato zucchero, con la marmellata la crema era sufficientemente dolce); mescolate e conservate in frigo.
Mettete da parte le fragole necessarie per la decorazione.
Non appena il pan di spagna sarà freddo, tagliatelo delicatamente a metà con un coltello affilato e lungo e inumiditelo con una bagna preparata con il succo rimanente delle fragole, un po’ di rum e un po’ di acqua (le dosi non le so, vado a occhio, a gusto ;)).
Tagliate la parte di pan di spagna in eccedenza.
Trasferite la parte inferiore del pan di spagna in una pirofila rettangolare e ricopritela con 2/3 della crema di yogurt e fragole, 2 o 3 cucchiai di fragole (dipende sempre dalla quantità di fragole che avete a disposizione) e coprite con la parte superiore, che ricoprirete a sua volta con la rimanente crema di yogurt e con le fragole messe da parte. Mettete la torta in frigo, dove dovrà riposare per almeno 6 ore.

Con la parte di pan di spagna in eccedenza, ho fatto un bicchierino per la colazione, proprio quello che vedete nella prima foto: uno strato di briciole di pan di spagna, due cucchiai di crema, 2 cucchiaini di fragole, altro strato di briciole, crema e 1 cucchiaino di fragole per decorare ^_^!
Buona merenda/colazione ^__^!


Tarte au Fromage Frais et aux Pruneaux

Il 23 febbraio era il compleanno di canuzzo Charlie.
E quello di quest’anno era un compleanno davvero speciale, dopo quello che è successo a ottobre.
Quando ho visto questa torta sul libro scritto da Julia Child, Simone Beck e Louisette Bertholle, ho pensato che fosse il dolce perfetto per l’occasione.
Un’altra occhiatina ad un interessantissimo video ed ho avviato i lavori 😛

TARTE AU FROMAGE FRAIS ET AUX PRUNEAUX
ispirata a una ricetta tratta da Mastering the Art of French Cooking

Sia per la base che per il ripieno ho utilizzato del burro bavarese, perchè è il tipo di burro che preferisco. L’ho trovato sia da Auchan sia da Naturasì.
Il fromage frais, invece, finora l’ho visto solo da Auchan, in confezioni da mezzo chilo; ed esiste in tre versioni: al 0% di grassi, al 20% di grassi e al 40% di grassi.
Per la base, la ricetta della Child prevede la pâte brisée sucrée, ma io ho utilizzato la mia frolla (o meglio, la frolla trovata sull’Enciclopedia della Cucina), anch’essa leggermente modificata, dopo aver provato la frolla 1 di Fina.
Per il ripieno, ho seguito la ricetta della Child, anche se ho leggermente modificato le dosi.
Inoltre, le dosi della ricetta originale sono espresse in volume; se questo dovesse mettervi in difficoltà, fatemelo sapere e inserirò le indicazioni indicate dalle autrici per la conversione da volume a peso.
Quindi vi lascio come al solito le dosi originali, in corsivo, mentre tra parentesi quadre trovate le mie modifiche.

Ingredienti per la pâte brisée sucrée (o pasta frolla, se seguite la mia versione):
1 tazza di farina comune bianca setacciata [250 g di farina 00]
1 cucchiaio di zucchero [100 g di zucchero]
1/8 cucchiaino di sale [1 pizzico di sale]
4 cucchiai di burro freddo [100 g di burro bavarese freddo]
1 1/2 cucchiaio di grasso vegetale freddo (omesso)
2 1/2 o 3 cucchiai di acqua fredda (omesso)
1 uovo
1 tuorlo
scorza grattugiata di 1/2 limone
1/2 cucchiaino di cannella
1 punta di coltello di bicarbonato

Come consigliato da Julia e da Fina, ho iniziato sbriciolando la farina e il burro (tagliato a pezzetti) con la punta delle dita, per evitare di scaldare il burro. Potete anche far tutto con la frusta in acciaio della planetaria o con la lama da impasto del mixer; ma io per curiosità ho voluto provare iniziando a mano.
Nella stessa ciotola in acciaio della planetaria, ho aggiunto il resto degli ingredienti e ho lavorato il tutto con la frusta in acciaio a foglia, brevemente, fino a ottenere un impasto quasi compatto.
Ho quindi riversato l’impasto su un piano infarinato e ho eseguito il cosiddetto fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), ho “spalmato” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina, proprio come consigliato nel libro.
Aiutandomi con una spatola, ho compattato velocemente l’impasto, gli ho dato la forma di una palla e l’ho ricoperto con della pellicola trasparente. L’ho fatto quindi riposare in frigorifero per 30 minuti.
Nel libro, si consiglia di far riposare la pasta in frigo per 2 ore o per tutta la notte. Inoltre, l’impasto crudo si conserva bene in frigo per 3-4 giorni; oppure potete conservarlo in freezer per diverse settimane; in tal caso è necessario utilizzare anche un sacchettino di plastica per surgelati (sia in frigo che in freezer, se conservato a lungo).
Al momento di stendere l’impasto, non lavoratelo troppo, altrimenti riscalderete troppo il burro e sarà difficile lavorarlo.
Poggiate l’impasto su un ripiano infarinato. Se dovesse essere duro, ammorbiditelo colpendolo con il mattarello, proprio come fa Julia. Infarinatene leggermente la parte superiore e stendetelo con il mattarello, ma solo la parte centrale, per non rendere le estremità troppo sottili; quindi girate spesso l’impasto, continuando ad appiattirlo. Piegate l’impasto in quattro, ottenendo un triangolo (oppure avvolgetelo al mattarello) e fatelo aderire allo stampo. Con queste dosi, ho utilizzato uno stampo da 24 cm e uno da 20, dove ho fatto cuocere la tortina senza mandorle, fatta apposta per Charlie ^_^! Con le dosi indicate nella ricetta originale, si consiglia uno stampo da 8 o da 9 pollici (cioè circa 20-22 cm**), in cui far cuocere la frolla in bianco per qualche minuto.
Io invece non ho precotto la frolla, fidandomi dell’esperienza con la torta di ricotta.
Ho bucherellato la pasta con una forchetta e l’ho fatta riposare in frigo mentre preparavo il ripieno.

** per ottenere le misure in centimetri, le autrici suggeriscono di moltiplicare i pollici per 2.54, in quanto 1 pollice corrisponde a circa 2,54 cm

Ingredienti per il ripieno:
1 tazza di formaggio cremoso [2 tazze (cioè circa 500 g) di fromage frais (mix tra light e al 20% di grassi)]
1 confezione di burro non salato ammorbidito [80 g di burro bavarese ammorbidito e non salato (volendo, anche 50 g)]
2/3 tazza di zucchero [200 g di zucchero]
2 uova [4 uova]
1 pizzico di noce moscata
1/2 tazza di prugne secche [2 tazze di prugne secche]
1/2 tazza di mandorle in polvere [2 tazze di mandorle tritate]
1/4 cucchiaino di essenza di mandorle [omesso]
scorza grattugiata di un limone

Nella ciotola della planetaria, con la frusta lavorate a crema il fromage frais, il burro e lo zucchero.
Nel frattempo, private del nocciolo le prugne e fatele ammorbidire per 5 minuti in acqua calda. Fatele scolare.
Aggiungete quindi le uova, la noce moscata e la scorza di limone e frullate ancora; poi aggiungete le prugne e le mandorle e mescolate con un cucchiaio.

Fate riscaldare il forno a 180°.
Togliete la pasta frolla dal frigo, versate il ripieno sulla base e fate cuocere in forno ventilato per 30-45 minuti.
Capirete che la torta è pronta non appena la crema si sarà dorata e sarà gonfiata. Se non siete sicuri, fate la prova dello stecchino.
Potete mangiarla tiepida o fredda; potete anche riscaldarla. Secondo me, è ancora più buona dopo il riposo di un giorno, mangiata fredda (ma non mettetela in frigo) ;)!

Con questa ricetta, partecipo alla raccolta di Marzo { Voglia di …Torte }




A presto ;)!


C’est la Chandeleur!

Oggi è la Chandeleur (“Candelora” in italiano).
Una festa che originariamente era pagana e che venne successivamente cristianizzata.
Secondo una tradizione francese, il 2 febbraio si preparano inoltre le crêpes.
La tradizionale preparazione delle crêpes nel giorno della Candelora sembrerebbe legata principalmente all’origine pagana di questa festa. Sembra infatti che le crêpes simboleggiassero il ritorno del sole dopo i lunghi mesi invernali. Secondo alcuni, invece, la tradizione delle crêpes sarebbe stata creata da Papa Gelasio I, che le offrì a dei pellegrini francesi in visita a Roma. A questa tradizione cristiana, sono legate varie superstizioni, come il mito secondo cui i contadini preparavano questo dolce per evitare che il frumento dell’anno diventasse cariato. Ancora oggi, comunque, si è mantenuto un rito propiziatorio: far saltare la crêpe con la mano destra, tenendo una moneta (d’oro, anticamente) nella mano sinistra, per assicurarsi un anno di prosperità.
Per l’occasione, quindi, oggi vi propongo due buonissime ricette, preparate però quest’estate, con le zampette di mio fratello, più bravo di me nel farle. E stamattina a colazione ci saranno quelle semplici con lo zucchero alla cannella, con la marmellata e quelle alla normanna, che trovate più giù, insieme alla ricetta base (visto che ognuno ha la sua; la mia è tornata da Parigi, dentro la valigia di mio fratello, che anni e anni fa ando lì in vacanza con l’INPDAP; e leggermente modificata).
Se volete poi altre idee per delle sfiziosissime crêpes, date un’occhiata in giro per la rete:
– Cyril Lignacmini crêpes alla vaniglia, con Chantilly alla vaniglia, praline rosa e lamponi. Sembrano un’autentica delizia, soprattutto per le praline rosa *O*
La Tartine Gourmandecrêpes con farina di miglio e castagne;
Clea cuisine: crêpes con farina di avena;
Un Déjeuner de Soleil: una miriade di idee ^_^;
Papilles et Pupilles: date un’occhiata alla rubrica dedicata alla Candelora sul blog (come questo post) e su Pinterest. Stando a quello che dice Anne, andrebbero accompagnate dal sidro…se solo me ne fossi accorta prima, avrei comprato il Calvados :(!
Menù Turistico: che ne dite di dare un’occhiata anche alle ricette dei partecipanti alla sfida di Marzo 2012?
Arte TV: un minestrone con lamelle di crêpes, per la versione salata. Devo assolutamente provarlo ^_^!
L’Express: oppure potete dare un’occhiata alle 15 ricette pubblicate da l’Express per il giorno della Candelora
E della Galette aux pommes façon Tatin, ne vogliamo parlare? Insomma, che ne pensate di questa Tatin fasulla, con base di crêpes bretoni, al grano saraceno?
Larousse Cuisine: galettes de sarrasin croustillantes au citron vert (crêpes bretoni croccanti al grano saraceno e lime)

– Cuisine et Vins de France: se volete buttarvi sulle galettes (le crêpes bretoni al grano saraceno), in questa graziosissima rivista trovate un’interessante versione salata, molto italiana. Per non parlare della rubrica dedicata alle crêpes, non finisce più :D!
Volendo, ad esempio, si potrebbe preparare anche una finta Charlotte. Che dite, la provo? ^_^
Cucina Naturale: anche qui trovate varie proposte, come le crêpes con formaggio quark e lamponi
Insomma, abbiamo l’imbarazzo della scelta, non basterebbe forse una vita per provare tutte queste ricette :P!

CREPES, RICETTA BASE
250 g di farina 00
2 uova 
500 ml di latte
4 cucchiai di zucchero
1/2 cucchiaino di cannella (mia variante)

La sera prima (io faccio così quando le preparo per la colazione), preparate la pasta formando una fontana con la farina in una ciotola. Aggiungete le uova e iniziate a frullarle con lo sbattitore (volendo potete fare tutto anche nel mixer o nella planetaria, che però io non uso perchè la mia ciotola è troppo grande per queste preparazioni). Piano piano, iniziate lentamente a prendere un po’ di farina; non appena lo sbattitore inizierà a far fatica ad amalgamare l’impasto, iniziate ad aggiungere a filo (per evitare i grumi) il latte. 

Appena l’impasto è pronto, conservatelo in frigo.
La mattina, ungete l’apposita padella con un po’ d’olio, aiutandovi con un foglio di carta assorbente.
Versate l’impasto con un mestolo, sulla padella ben calda, per ottenere una crêpe sottilissima e fatela cuocere per poco tempo, fino a quando non sarà leggermente dorata, come in foto. Quindi, aiutandovi con una spatola di legno (o simili, per padelle antiaderenti), giratela; potete anche provare a farla saltare. Fate cuocere l’altro lato nel modo indicato precedentemente. Non vi preoccupate se la prima dovesse assomigliare più a un pancake che a una crêpe, è normale ;)! Se la padella non dovesse essere sufficientemente unta durante la cottura delle successive crêpes, aggiungete un po’ di olio, come spiegato precedentemente.
Servite le crêpes calde.
Le due ricette che vi propongo io per servire questo dessert speciale (Crêpes alla normanna e Crêpes al gelato) sono quasi totalmente ispirate alle ricette notate sull’Enciclopedia della Cucina.

CREPES ALLA NORMANNA
INGREDIENTI:
4 mele 
1 cucchiaio di composta di mele (marmellata di lamponi)
zucchero (omesso)
1 bicchierino e mezzo di calvados (non lo avevo e ho usato il limoncello)
uvetta q.b. (mia variante)
20 g di burro (burro q.b.)
Preparate le crêpes come descritto nella ricetta base.
Mettetele al caldo.
Sbucciate le mele, tagliatele a dadini e fatele saltare per qualche minuto nel burro spumeggiante. Quindi aggiungete la composta di mele e il calvados la marmellata di lamponi e il limoncello, rimescolando bene. Con questo composto riempite le crêpes e arrotolatele a ghisa di cannolo (io invece a formato una sorta di fagotto). Spolverizzatele con un po’ di zucchero. Benché le mele sia il frutto ideale per farcire le crêpes, potete usare anche un frutto diverso.
Servitele accompagnandole con un po’ di uvetta e con qualche cucchiaino dello sciroppo di arancia, limone e Cointreau preparato per le crêpes al gelato. In estate, potete unirle anche ad un po’ di gelato, come in foto.
CREPES AL GELATO
INGREDIENTI:
1 confezione di gelato alla vaniglia (gelato al caffè q.b.)
2 cucchiai di zucchero (zucchero alla cannella)
il succo di un’arancia e di mezzo limone
1 bicchiere di calvados (non lo avevo e ho usato il cointreau)
Preparate le crepes come descritto nella ricetta base.
Poi piegatele in quattro e tenetele al caldo.
Mettete in un largo tegame i due cucchiai di zucchero e fatelo caramellare, poi bagnatelo con il succo di arancia e limone e mescolate rapidamente, in modo che lo zucchero si sciolga completamente. Aggiungete il calvados cointreau e immergete le crêpes nello sciroppo. Fate scaldare bene, quindi date fuoco. Ecco, io questo non l’ho fatto, per evitare che andasse a fuoco la cucina 😛 XD LOL! Ma magari voi siete più coraggiosi di me ^_^!
Appena la fiamma si è spenta, disponete su piattini di servizio o individuali un pezzo di gelato alla vaniglia e sopra una crêpe piegata in quattro. Bagnate con un po’ di succo e servite immediatamente.

E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.

Buon weekend ^_^!

Pollo alle prugne

Anche voi vi siete fiondati alla ricerca di questo piatto, dopo aver visto il secondo film di Marjane Satrapi, Pollo alle prugne?
Io ne sono rimasta talmente incantata che ho guardato subito nell’enciclopedia della cucina di casa…però…però faceva troppo caldo quando ho visto questo film, un caldo asfissiante. E la ricetta è rimasta ad aspettare, ad aspettare, ad aspettare…
Finchè una domenica, impaziente, anche se faceva ancora caldo (e che caldo, scirocco e 30°, a fine settembre -_-”’!), ho voluto comunque provare questa delizia, dal gusto speciale.
Non ho idea se la ricetta che vi propongo sia quella originale dell’Iran. Stando alle ricette che ho visto sul web, probabilmente non lo è; ingrediente più, ingrediente meno, merita comunque l’assaggio. E vi assicuro che una volta che avrete provato questo piatto, capirete perchè è la ricetta preferita del protagonista e vorrete rifarlo ancora e ancora…o per lo meno questo è quello che sto pensando io, che sto meditando di riprepararlo a breve, soprattutto perchè potrebbe essere perfetto per le feste di Natale…voi che ne pensate?

POLLO ALLE PRUGNE

E anche se le mie foto lo penalizzano, vi passo comunque la ricetta.
Non levate nulla, ma proprio niente; al massimo, sostituite la panna d’avena con la panna da cucina di latte vaccino, se la prima non vi piace (a me invece non piace la panna tradizionale, ecco perchè la sostituisco sempre). E seguite passo passo la ricetta dell’enciclopedia: non ve ne pentirete ;)!
Avendo improvvisato, ho usato il pollo che avevo in casa, ma la prossima volta utilizzerò il pollo intero.
Se poi sostituite la farina di rimacinato con la farina di riso o la maizena, il piatto sarà totalmente senza glutine, ovviamente se le farine non sono contaminate, cioè non contengono tracce di glutine (leggete la lista degli ingredienti e sarete tranquilli ;))

INGREDIENTI per 4 persone:
250 g di prugne secche
un quarto d’acqua
un bicchiere di vino rosso
un pollo di kg 1,200 (1 kg di petti e cosce di pollo)
sale
pepe nero
una carota
una costola di sedano
un porro
un mazzetto di prezzemolo
80 g di margarina (olio d’oliva extravergine q.b.)
una foglia di alloro
un quarto d’acqua calda
20 g di zucchero
una scorzetta di limone
un cucchiaio raso di fecola (un cucchiaio raso di farina di rimacinato)
quattro cucchiai di panna (io panna d’avena)

Lavate le prugne, mettetele in una terrina, copritele con l’acqua e e il vino e lasciatele rinvenire fino a quando saranno ben morbide.
Fiammeggiate e sventrate il pollo, lavatelo, asciugatelo, dividetelo in quattro pezzi e spolverizzatelo con sale e pepe.
Pulite e lavate accuratamente la verdura: taliate la carota e il sedano a bastoncini e il porro a striscioline rondelle. Lavate il prezzemolo e asciugatelo.
Fate fondere la margarina Versate l’olio in una padella, adagiatevi dentro i pezzi di pollo (possibilmente divisi a metà, se non usate il pollo intero; altrimenti seguite le istruzioni del libro, cioè le frasi cancellate ;)) e fateli dorare da entrambi i lati tanto quanto basta per 12 minuti. Quindi toglieteli dalla padella, aggiungete al fondo di cottura la verdura e lasciatela rosolare per 5 minuti. Rimettete il pollo in padella, spolverizzatelo con sale e pepe unitevi il prezzemolo e l’alloro; dopo circa 5 minuti, bagnate con l’acqua calda e lasciate cuocere il tutto per mezz’ora, a recipiente coperto. Nel frattempo, versate l’acqua di ammollo delle prugne in una casseruola, aggiungetevi lo zucchero e la scorzetta di limone e portatela a ebollizione. Quindi immergetevi le prugne e lasciatele cuocere per 20 minuti a fuoco moderato. Passato questo tempo scolate le prugne su un setaccio, conservando il liquido di cottura, dal quale eliminerete la buccia di limone. Disponete i pezzi di pollo cotti su un grande piatto di portata, circondateli con le prugne, coprite tutto con un coperchio e tenete al caldo.
Filtrate il fondo di cottura in una casseruolina, pressando bene con un cucchiaio la verdura. Aggiungete un bicchiere scarso del liquido di cottura delle prugne e portate tutto a ebollizione.
Stemperate in una tazza la fecola farina con un po’ d’acqua fredda, versatela nella salsa, lasciatela sobbollire per un attimo, poi togliete il recipiente dal fuoco. Incorporatevi infine la panna, salate e pepate ancora la salsa se necessario, quindi versatela sul pollo. Servite subito.


A presto ;)!


Biscotti all’olio, una vecchia ricetta ^_^

Una vecchia ricetta.
Eh si, perchè la ricetta base è identica a quella della pasta per i buccellati, ad eccezione del latte utilizzato al posto dell’acqua. Per il resto, per anni, sin da quando ero piccola, questi biscotti hanno rappresentato l’inizio dell’autunno e l’avvicinarsi del Natale, che per me rappresentava soprattutto una cosa: “si va a Castelvetrano, si fanno dolci con nonna” XD! Confesso: la mania per i dolci è iniziata molto presto ^^” (ecco perchè all’inizio il blog si chiamava nel paese dei golosi :P).
Onestamente, non so se sia tutta farina del sacco di mia madre, se non ci sia, insomma, anche lo zampino della mia nonna materna. Cosa probabile, altrimenti non si spiegano tutti i battibecchi generati da questa ricetta di famigghia, non appena provavo a dire “ma un po’ di 00? ma un po’ di zucchero in più?”, dopo aver visto i buccellati della foodblogger siciliana Enza; ma niente, “la ricetta va benissimo così com’è, sono anni che la sperimento, le dosi vanno benissimo [e su questo non ci piove, N.d.A.], non sanno di niente con la 00, etc. etc. etc.” XD! Eh, se dovessi riportare tutti i battibecchi tra me e lei, credo che potrei tranquillamente scrivere un romanzo XD LOL!
Più testarda di lei, ho azionato la planetaria, ho aggiunto un po’ di farina 00, ho aumentato la quantità di zucchero, sono ritornata alla cara e vecchia ammoniaca e dal forno sono usciti questi biscotti, di una semplicità e di una bontà disarmante, proprio come li ricordavo ^_^!
Insomma, l’ho stravolta un po’, la ricetta, lasciando però che la rimacinato continui a predominare, per il risultato speciale che si ottiene.
E se vi state chiedendo cosa c’entri questa farina con i dolci, beh…in alcuni paesi siciliani (parlo del trapanese, altrove non saprei), anticamente la si utilizzava anche per i dolci (come si legge anche sulla confezione di una conosciuta -almeno qui da noi- marca di Valderice), sia per il sapore deciso che conferisce, sia perchè permetteva di conservarli più a lungo. Non a caso, la ricetta dei buccellati risale alla mia bisnonna materna: così faceva lei, così faccio io ^__^!

BISCOTTI ALL’OLIO E RIMACINATO


INGREDIENTI:
500 g di farina 00
750 g di farina di rimacinato
400 ml di latte
100 ml di olio extravergine d’oliva
400 g di zucchero
10 g di ammoniaca per dolci
1 bustina di vanillina
scorza grattugiata di 1 limone

Nella ciotola della planetaria (o anche nel mixer), fate sciogliere l’ammoniaca con 1 o 2 cucchiai di latte. Aggiungete quindi il latte, l’olio e la farina setacciata con lo zucchero e la vanillina e infine la scorza grattugiata del limone.
Lavorate il tutto con la frusta a foglia (o con la lama da impasto del mixer) velocemente, come si fa per la pasta frolla; non appena comincerà a formarsi una palla, spegnete la macchina. Riponete l’impasto sopra la spianatoia infarinata, formate un panetto e lasciatelo riposare per 2 ore, coperto da uno strofinaccio.

Passate
le 2 ore, trasformare il panetto in filoncini e stenderli col mattarello, formando un rettangolo, fino a raggiungere lo spessore desiderato: più i biscotti sono sottili, più sono croccanti e biscottosi; più sono spessi, come quelli della foto, più sono frollosi e inzupposi.
Graffiate la pasta con una forchetta e tagliate i biscotti aiutandovi con una rotella tagliapasta.
Cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 20-30 minuti o fino a quando i biscotti non sono dorati, perchè il tempo di cottura dipende ovviamente dallo spessore dei biscotti e dal vostro forno.
Non vi preoccupate se vi dovessero sembrare troppo croccanti, perchè il giorno dopo risulteranno più morbidi.
Con le quantità indicate, otterrete una latta colma di biscotti, perfetti per accompagnare anche un tè nero alle spezie ^__^!

A presto 😉


Gazpacho

Gli ultimi pomodori della stagione.
Cosa si combina con gli ultimi pomodori della stagione, soprattutto se fa ancora caldo e sembra giugno e non ottobre?
Io sabato scorso ho preparato il Gazpacho, rimastomi in testa dopo aver visto per la prima volta Donne sull’orlo di una crisi di nervi.
Tranquilli, però, nel mio non ci sono sonniferi XD! Nessuna vendetta, mi serviva solo per preparare un altro piatto. Quale? Ve lo dirò domani ;)!

GAZPACHO
INGREDIENTI per 4 persone:
due peperoni (uno rosso e uno verde)
uno spicchio di aglio
due cipolle (1 cipolla rossa grande)
800 g di pomodori maturi
due cetrioli
olio (olio extravergine d’oliva q.b.)
un limone (il succo di mezzo limone)
qualche goccia di salsa di Tabasco
cubetti di ghiaccio
sale
pepe
crostini di pane 
Tritate finemente l’aglio, le cipolle, metteteli in un’insalatiera, unitevi i cetrioli tagliati a fettine (tenendone da parte qualcuna), i peperoni triturati grossolanamente, irrorate tutto con il pomodoro setacciato , la salsa di Tabasco, il succo di mezzo limone, mezzo bicchiere di olio (io invece ho utilizzato tanto olio quanto basta), sale, pepe, a piacere. Mescolate bene e ponete in frigorifero fino al momento di servire. Preparate quattro coppe individuali, mettendo sul fondo di ciascuna qualche cubetto di ghiaccio, riempite la coppa con il gazpacho e decorate con due o tre fettine di cetriolo. Servite con crostini di pane.

Io l’ho servito sia come zuppa fredda sia come accompagnamento; pensando al film, servito in un bicchiere trasparente in vetro per un aperitivo sarebbe l’ideale ^_^!

E con questa ricetta partecipo al gioco Salutiamoci, che a luglio prevede i peperoni.

A presto ;)!


Bicchierini “budinosi”

Continuando a sperimentare con l’amico Agar (stavolta in polvere) e seguendo le dritte di Clea, qualche settimana fa sono usciti fuori dei bicchierini “budinosi” niente male.

L’unico problema? La crema al limone. I miei limoni erano troppo aspri e nonostante la correzione
con qualche cucchiaio di sciroppo di rosa (ecco spiegato il color ocra
;)) e la copertura con della confettura di petali di rosa, è risultata
troppo “limonosa”, troppo aspra insomma. Quindi la prossima volta niente
limone 😉 a meno che non riesca a trovare dei limoni dolci (esistono, esistono; sennò, pompelmo rosa o cedro andrebbero comunque bene).

Però il bicchierino bianco e rosa (l’ultimo in fondo nella prima foto ;)), con una semplice copertura di confettura di rosa era semplicemente delizioso *O*!
Voi che ne pensate?

BICCHIERINI BUDINOSI
parzialmente ispirati
a una ricetta di Clea, “Fraicheur citron au yaourt de brebis”
tratta da Agar-Agar

Come al solito, la parte in corsivo è tratta dal libro, mentre tra parentesi trovate le mie modifiche.

INGREDIENTI PER 6 BICCHIERI
2 limoni (mi sa che i miei erano troppo grandi)
250 g di yogurt di latte di pecora (io 125 g di yogurt intero bianco)
3 cucchiaiate di miele liquido (io 5 cucchiaiate di miele liquido)
150 ml di latte di riso (io 300 ml di latte di riso con mandorla)
3 g di agar-agar in polvere (io 5 g di agar in polvere, cioè 2,5 cucchiaini da caffè)
1 cucchiaino da caffè di zenzero in polvere
sciroppo di rosa q.b. (mia variante)
confettura di petali di rosa q.b. (mia variante)

Consiglio: se volete provare questa ricetta e non volete levare lo strato di frutta tra il latte di riso e la confettura di rosa, potete unire il limone con la mela, secondo me, nel caso in cui i vostri limoni siano aspri. Ma magari utilizzate solo il succo di mezzo limone o di un limone piccolo, unito a 2-3 mele ben mature ;)! Oppure, se non doveste trovare limoni dolci, potreste sostituire il limone con il pompelmo rosa o il cedro.
Sarebbe meglio poi diminuire a 2 cucchiaiate la quantità di miele dello strato riso-mandorla, perchè le confetture di rosa a volte sono parecchio zuccherine (io ci ho pensato solo dopo aver assaggiato un bicchierino, visto che ho aggiunto la confettura all’ultimo, dopo aver notato il disastro limonoso).

Consiglio 2, stavolta di Clea:
se non vi piace lo yogurt di latte di pecora, potete sostituirlo con dello yogurt di latte
vaccino (proprio come ho fatto io) o di soia. Potete inoltre sostituire
il limone con un altro agrume e lo zenzero con un’altra spezia, sperimentando combinazioni infinite: arancia
e cannella, pompelmo e anice verde, lime e vaniglia…a voi la scelta
;)!

Mischiate la scorza grattugiata dei limoni con lo yogurt e il miele.
In un pentolino, mischiate il latte di riso alle mandorle con 4 grammi di agar-agar (cioè 2 cucchiaini da caffè). Arrivato a ebollizione, lasciate sobbollire il latte per 30 secondi (volendo anche 1 minuto). Togliete dal fuoco e stemperate il latte con 1-2 cucchiai di yogurt; quindi mescolate il tutto allo yogurt rimasto e versate il composto in 6 bicchieri, possibilmente trasparenti. Fate raffreddare; quindi fate riposare in frigo per almeno 1 ora.
Tagliate in due i limoni, levate i semini e prelevate la polpa, eliminando la pellicola. Frullate la polpa del limone insieme allo zenzero grattugiato, fino a che avrete ottenuto una purea fine. Quindi zuccherate il composto ottenuto con tanto sciroppo di rosa quanto basta.
In un pentolino, mischiate 150 ml di acqua con 1 grammo di agar-agar (cioè mezzo cucchiaino da caffè). Portate a ebollizione e fate sobbolire per almeno 30 secondi. Unite il composto alla purea di limone e versate il tutto nei bicchieri con lo yogurt. Fate raffreddare, quindi lasciate riposare in frigorifero per almeno 1 ora.
Quando anche lo strato di limone (o di un altro agrume o di altra frutta, a piacere) si sarà solidificato, potete aggiungere anche la confettura di petali di rosa.
Servite i bicchierini freddi 😉

E anche con questa ricetta partecipo allo Starbooks, organizzato dalle mitiche foodblogger Daniela e Alessandra di Menù Turistico (casomai ancora qualcuno non le conoscesse :D)

A presto ;)!


Torta al Quark

Un dolce fresco, nato dalla voglia di riprovare con il quark la ricetta della Torta al formaggio austriaca.

Ma non avendo idea del risultato, ho fatto un giretto sul web e ho notato delle ideuzze niente male: la Cheesecake ai frutti di bosco, una ricetta della Kasekuchen e la base della pastiera di Ammodomio.

Piattino e tessuto GreenGate

Ho aggiunto le mie modifiche alla ricetta del libro Scuola di Cucina e ho ottenuto un risultato niente male. Se vi dico che l’ha adorata anche quel pignolo di mio fratello vi fidate? XD 😛 Però ammetto che si è lamentato della scarsità di zucchero; a me invece piace proprio poco zuccherata, perchè così viene esaltato il sapore delicato e fantastico del quark (soprattutto di quello ai mirtilli) ^_^! Quindi, lascio a voi la scelta sulla quantità di zucchero 😉
E vi lascio le dosi originarie del libro, con accanto le mie modifiche.

 TORTA AL QUARK

INGREDIENTI
375 g di crema di formaggio (io 350 g di quark mezzo grasso)
200 g di quark ai mirtilli (mia variante)
350 g di ricotta (io 300 g di ricotta ben asciutta – necessario lasciarla scolare per un giorno)
175 g di zucchero semolato (io 50 g)
4 uova leggermente sbattute (io 2)
125 ml di panna acida (omessa)
215 g di farina (200 g di farina 00)
1 cucchiaio di farina di granoturco (20 g di maizena)
2-3 cucchiai di acqua (20 ml di olio extravergine d’oliva)
3 cucchiaini di zucchero (mia variante)
scorza grattugiata di un limone (mia variante)

Il ripieno: mescolate energicamente il quark con 100 grammi di ricotta e lo zucchero con un cucchiaio di legno finchè non si sono ben amalgamati. Fate sciogliere la maizena con un po’ di uovo sbattuto. Unitela quindi alla crema di formaggio e aggiungete le uova leggermente sbattute e la scorza grattugiata di 1/2 limone.
La pasta: la ricetta originale della base è di Ammodomio. Impastate velocemente la farina, i 200 grammi di ricotta rimasti, l’olio, i 3 cucchiaini di zucchero e la scorza grattugiata di 1/2 limone. Seguendo i consigli di Alex, ho versato il tutto nello stampo e ho compattato l’impasto con le mani, rivestendo una tortiera di 25 cm e le pareti.
Ricoprite la base con un foglio di pellicola trasparente e mettetela in frigorifero per 30 minuti.
Versate il ripieno di formaggio nel guscio di pasta; il ripieno deve arrivare almeno al livello delle pareti. Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30-35 minuti. Visto che i tempi di cottura variano da forno a forno, capirete che la torta è cotta quando il guscio di pasta si sarà staccato dalle pareti della tortiera e infilando uno spiedino sottile al centro deve uscire pulito.
Lasciate raffreddare nella tortiera, poi sformate.
Ricetta per 12 porzioni circa.

Due piccole note per la prossima volta:
– ridurrò la maizena ad 1 cucchiaio e la unirò a 2 cucchiai di farina 00, come consigliato nella ricetta originale (e come ho fatto tempo fa), così la crema risulterà ancora più morbida, come quella della torta alla ricotta;
– utilizzerò 2 confezioni di quark ai mirtilli e solo 1 di quark mezzo grasso.


Qualche settimana fa (cioè quando ho preparato questo dolce), ne ho mangiato a colazione una fetta ricoperta con della marmellata di mirtilli (gli altri l’hanno preferita al naturale), visto che per la crema ho usato il quark ai mirtilli. Se volete cambiare, potete anche preparare una macedonia di frutti di bosco, magari ricoperta con della salsa di fragole e/o lamponi, proprio come suggerito da Stephanie mentre prepara una No Bake Cheesecake.

Aggiornamento: ho sperimentato quattro nuove versioni di cheesecake al quark: uno senza glutine e terribilmente estivo, uno freddo salatouno con una base di mandorle e nocciole e uno con mele e speculoos.
 A presto ;)!

Brioche speziata al Kefir


 
Ci sono ricette per cui è amore a prima vista; ma la paura a volte ha il sopravvento e magari si finisce per salvarle…poi, aspettano, aspettano, aspettano…
A me è capitato due volte di rimanere bloccata dalla paura del fallimento: prima per la brioche di Julia Child, poi per lo Stollen. Infatti, la ricetta della brioche della Child (tratta dal libro Baking with Julia) è rimasta in archivio per un bel po’ di tempo…ci voleva del buon burro bio da consumare al più presto per farmi trovare il coraggio di affrontare questa piccola sfida ^__^!
E rileggendo più volte la ricetta vista su Papilles et Pupilles, poi quella del Panbrioche senza impasto e del Vetebrod e ispirandomi vagamente alle dosi e al mix di spezie del Plumcake al papavero, sono finalmente arrivata a questa brioche speziatissima e resa morbida e soffice dal latte di Kefir, più che dal burro.

Conosco il kefir già da un po’, ma non lo avevo ancora assaggiato prima della scorsa settimana, quando l’ho visto all’Eurospin. La cosa che mi ha convinta a prenderlo è stata la stessa marca austriaca di un buonissimo yogurt (e io sono iper pignola, visto che lo paragono sempre a quello francese XD!) che compro in un comune supermercato vicino casa. Una vera rivelazione: buono e fresco (e pure salutare XD!), quasi come uno yogurt bianco intero ^__^! E in più con la favolosa capacità di rendere morbidi torte e lievitati senza dover per forza utilizzare quantità mostruose di burro e uova…una valida alternativa al latticello, quindi ;)! Leggevo sul web, poi, che il latte di kefir si trova anche da Naturasì (com’è che ho visto il latticello e non il kefir?? Boh, mistero!!), Conad, Penny Market.
Io la mangio a colazione sia semplice sia con della marmellata poco zuccherata (per non coprire le spezie) di fragole o lamponi.

BRIOCHE SPEZIATA AL KEFIR
vagamente ispirata alla ricetta della Brioche di Julia Child

In corsivo trovate le dosi della ricetta originale, mentre tra parentesi ho inserito le mie modifiche.

INGREDIENTI

1) Lievito con metodo a spugna:
360 g di farina 0 (150 g di farina 0)
85 ml di latte intero tiepido (100 ml di latte di kefir a temperatura ambiente)
20 g di lievito di birra o una bustina di lievito secco (10 g di lievito di birra)
1 uovo (omesso)

In una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di latte di kefir a temperatura ambiente. Non riscaldate il latte di kefir, ricordate che è simile allo yogurt e va consumato freddo. 
Nell’impastatrice (o nel robot da cucina o nella macchina per il pane), versate il lievito sciolto, il restante latte di kefir e 100 g di farina (tenete da parte 50 g di farina) e impastate con la frusta K  per circa 5 minuti, o fino a quando l’impasto a spugna sarà ben amalgamato. Ricoprite l’impasto con la farina rimanente, coprite la ciotola dell’impastatrice con della pellicola trasparente e una coperta di lana e fate lievitare al caldo per circa 1 ora. Nella ricetta originale, Anne consiglia di far lievitare l’impasto per circa 30-40 minuti; comunque, capirete che è pronta non appena avrà raddoppiato di volume e si saranno formate delle crepe tra la farina e la pasta ;)!
2) Impasto finale:
lievito con metodo a spugna
70 g di zucchero
1/2 cucchiaino da caffè di sale (1 cucchiaino di sale)
4 uova sbattute (1 uovo)
200 g di farina (approssimativamente) (farina 0, più qualche altro cucchiaio, se necessario)
170 g di burro a temperatura ambiente (70 g di burro morbido)
50 ml di latte di kefir a temperatura ambiente (mia variante)
i semi pestati di due baccelli di cardamomo (mia variante)
2 cucchiaini di cannella (mia variante)
zenzero grattugiato q.b. (mia variante)
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano (mia variante)
la buccia grattugiata di 1 limone (mia variante)
semi di papavero q.b. per decorare (mia variante)
Versate lo zucchero, l’uovo sbattuto e i 200 g di farina sull’impasto a spugna. Aggiungete a filo il latte di kefir e alla fine il sale, le spezie, la vanillina e la scorza grattugiata del limone. Impastate per circa 20-25 minuti. Se la pasta non si dovesse staccare dai bordi della ciotola, aggiungete ancora qualche cucchiaio di farina quanto basta. Alla fine, dovrete ottenere un impasto ben amalgamato, morbido ed elastico. Se volete vedere come dovrebbe essere la pasta a questo punto, potete controllare la ricetta originale.
A questo punto, levate la frusta K e montate il gancio a spirale. Riavviate l’impastatrice e incorporate un pezzettino di burro alla volta. Il procedimento è simile a quello dell’impasto per bignè, al momento dell’inserimento delle uova. Quindi, non aggiungete l’altro pezzettino di burro fino a quando il precedente non è stato completamente incorporato. Qui potete vedere l’aspetto finale dell’impasto: liscio, lucido e setoso ;)!
Oliate una grossa ciotola, riponetevi l’impasto e copritelo con pellicola trasparente.
Per la lievitazione, avete due opzioni:
1) Lo fate lievitare a temperatura ambiente per circa 2-2 ore e mezza nella ciotola coperta anche con una coperta di lana e al riparo da correnti d’aria. L’impasto deve raddoppiare di volume.
2) Lo fate lievitare tutta la notte posizionandolo nella parte meno fredda del vostro frigorifero (lievitazione lenta) per circa 4-6 ore (massimo una notte). Dopo aver dato la forma, lasciate lievitare la brioche nello stampo per 1 ora a temperatura ambiente

Io ho scelto la prima opzione; peccato che, iniziando a fare altro, l’ho dimenticato e l’impasto ha lievitato per quasi 3 ore e mezza…la prossima volta punto la sveglia XD!
A lievitazione terminata, date all’impasto la forma che preferite. Io ho data alla mia prima brioche la forma classica, formando due palline una più piccole dell’altra e posizionate nello stampo precedentemente oliato.
Decoratela con un po’ di semi di papavero, se volete.
Fate quindi lievitare la brioche per circa 30 minuti a temperatura ambiente. Io, però, senza riflettere sulle conseguenze 🙁 ho coperto lo stampo con pellicola trasparente ^^”’: ecco perché la pallina superiore sembra una semisfera appiattita XD!
Voi, invece, non fate lo stesso errore. Se volete coprire lo stampo con una coperta di lana, copritelo prima con un’insalatiera dello stesso diametro dello stampo ;)!
Poi, dovreste mescolare un rosso d’uovo con un cucchiaio d’acqua, da spalmare con un pennello sulla brioche. Io, però, non l’ho fatto e la brioche si è dorata lo stesso. Quindi, a voi la scelta ^_^!
Preriscaldate il forno ventilato a 180°. Fate cuocere per circa 30-35 minuti.
Ad ogni modo, i tempi di cottura dipendono:
1) dal tipo di forma scelto per la brioche: nel mio caso, la brioche classica cuoce più a lungo di una treccia, per cui sono necessari, di solito 25-30 minuti;
2) dal forno.
Quindi, fate la prova dello stecchino, utilizzando un coltello che dovrà fuoriuscire pulito dalla brioche.
Nel caso in cui la brioche dovesse colorarsi troppo, copritela a metà cottura con un foglio di alluminio.
Una volta cotta, levatela dallo stampo quando è ancora calda, per evitare che si inumidisca e per farla asciugare bene.
Una volta raffreddata, potete surgelarla, anche a pezzi se volete. Non noterete assolutamente la differenza ;)!

E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.

A presto ;)!

Il limoncello di nonna

Dati i problemi di salute di Susan, l’appuntamento settimanale “Black and White Wednesday” è rinviato ad aprile.
Questo post, quindi, è dedicato alla ricetta carica di vitamina C “e non solo“: ad alto tasso alcolico…piaciuto lo scherzetto??? XD
La ricetta che vi propongo è di mia nonna e ha sempre riscosso un enorme successo. Io avevo intenzione di seguirla scrupolosamente…ma…ecco…ehm…la prima volta ho letteralmente dimenticato l’infuso per ben 28 giorni e ho dovuto aumentare un bel po’ la quantità di acqua e zucchero, perchè le scorze di limone aumentano notevolmente la gradazione alcolica. E questo è stato il risultato:
La seconda volta, allora, ho deciso di segnare tutto sul calendario…e….beh…secondo voi ha funzionato??? Lasciai le scorze in infusione nell’alcool per 18 giorni anzichè i 10 consigliati da nonna….un leggero miglioramento, direi XD!!! Domenica ho preparato il limoncello ed è venuto così:
E anche se le foto non gli rendono giustizia, stavolta vi passo la ricetta, anche se leggermente modificata per renderlo meno forte del primo esperimento ;)!
Ovviamente, voi seguite le dosi di mia nonna. Se doveste però dimenticarlo come ho fatto io, ricordatevi di aumentare la quantità di acqua e di zucchero: quanto basta per diminuire la gradazione alcolica ;)!
INGREDIENTI
400 ml di alcool
300 g di zucchero (io 330 g)
300 ml di acqua (io 650 ml)
buccia di 9 limoni di inizio stagione
Scegliete dei limoni non trattati di inizio stagione, i cosiddetti verdelli (cioè come quelli nella foto, che io ho raccolto dai miei nonni). Ad ogni modo, potete preparare il limoncello fino a fine febbraio ;)!
Quindi, preparate un infuso con le bucce (ovviamente, scartando la parte bianca, che renderebbe amaro il liquore) e l’alcool; lasciatelo riposare per una settimana o anche per 10 giorni.
Terminato il periodo di infusione, riscaldate l’acqua, fatevi sciogliere lo zucchero a fiamma bassa e spegnete non appena lo zucchero si sarà completamente sciolto nell’acqua.
Non appena lo sciroppo si sarà raffreddato, mescolatelo con l’infuso bucce/alcool e fate riposare il tutto per 10-15 minuti.
Poi, ponete un telo fine (io ho utilizzato un fazzoletto di stoffa) sopra un imbuto o colino e travasate il liquore nelle bottiglie.
A proposito, ne approfitto anche per ringraziare Stefania di BigShade per il premio
Grazie Stefania, anche perchè mi piace l’idea di poter premiare altri blog con questo premio. Un’iniziativa divertente e simpatica, quindi, perchè permette anche di far conoscere alcuni dei miei blog preferiti. Anche se non vi nascondo che non mi sarei fermata a 15 blog ^_^!
Comunque, ecco le regole del gioco:
Ringraziare chi ha donato il premio e mettere il link del suo blog
Condividere 7 fatti personali che riguardano la propria vita
Premiare altri 15 blog
7 cose su di me:
1) adoro il cioccolato e, anni fa, sono letteralmente impazzita per il Ciokemotion di Torino: una golosa di cioccolato nel mondo del cioccolato *O*/!!
2) in casa ci sono 3 armaluzzi:
bilgo Charlie, gatta Marga e micio Lello ^__^!
3) se potessi, tornerei in Francia a giorni alterni XD!!! Beh, anche a Brema e ad Amburgo XD!!
4) mi sono innamorata del mondo della cucina durante gli anni da studente fuorisede; ma ho sempre adorato preparare dolci in compagnia, soprattutto a ridosso delle feste natalizie ^__^!
5) impazzisco per lo stile anni ’60 e inio anni ’70 :D!
6) adoro il cinema, gironzolare in bici e scorrazzare per il centro della mia città con i miei amici storici ^__^!
7) adesso, però, un indovinello: di che città sono? Se seguite il mio blog da un po’, è abbastanza facile ;)!
A presto ;)!