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*Moelleux au chocolat*…ma rivisitato ^_^!

Cioccolato per il weekend.
Cioccolato dopo una bella nuotata in piscina…va bene che l’estate si sta avvicinando alla velocità della luce, ma lo sport ha il brutto vizio di far diminuire i sensi di colpa, vero? 😛
Cioccolato come metodo di teletrasporto nel passato e in terra francese, in particolare all’interno di quei panifici di Saint-Germain-en-Laye dove ho assaggiato un meraviglioso moelleux au chocolat, che non credo dimenticherò tanto facilmente :P!
E nel libro di Aran non noto la ricetta del molten chocolate cake?


Ora, il molten chocolate cake non è altro che il *fondant au chocolat*. 
Quindi l’esterno deve risultare cotto, mentre l’interno resta fuso, a mo’ di crema (ma magari l’avete già fatto e quindi non vi dico nulla di nuovo).
Però il moelleux au chocolat assaggiato in Francia, qualche mese fa, mi è piaciuto talmente tanto che ho voluto fare questa ricetta replicando quella consistenza speciale.
Il sapore della ricetta *cioccolattosa* che vi propongo è identico a quello francese, con l’unica aggiunta speciale conferita dalla crema di mandorle.
Un’autentica delizia, proprio come speravo ^_^!
Il risultato, del resto, come spiega poi anche il Larousse, dipende esclusivamente dai tempi di cottura ;)!
Con un tortino simile, poi, una tazza di tè nero alla melagrana e ai mirtilli rossi ci sta benissimo ;)!

Moelleux au chocolat et aux amandes
dal ricettario “Small Plates and Sweet Treats

Non vi fate sconvolgere dalla presenza della barbabietola, il sapore non si sente, ma conferisce la giusta umidità al dolce.
Del resto, l’esperienza avuta con una torta alla barbabietola di Aran insegna.
Ingredienti per 4 tortini morbidi al cioccolato e mandorle:
1 barbabietola di media grandezza (1 barbabietola precotta)
170 g di cioccolato fondente extra (io al 50% di cacao)
60 g di crema di mandorle al 100% (io fatta in casa)
2 uova (io 2 albumi)
2 tuorli (omessi)
50 g di zucchero muscovado (io zucchero bianco, le mandorle le ho quasi sempre in casa, lo zucchero grezzo no)
2 cucchiai di farina di riso integrale finissima

1/4 cucchiaino di fleur de sel (non ne avevo, ma conoscendo questo tipo di cioccolato, ci starebbe benissimo)

2 cucchiaini di zucchero a velo alla cannella, homemade (mia variante)


Aran fa cuocere la barbabietola in acqua bollente, per 35-40 minuti, fino a quando non è tenera.
Io, quando sono di stagione, le cuocio a vapore e quelle che restano (in fondo per il dolce se ne usano solo 60 grammi) le uso insieme alle foglie per fare un’insalata, con o senza patate. Visto che per ora non sono di stagione, ho usato quelle precotte. La parte rimanente, l’ho usata per un’insalata di scarola e mozzarella (almeno così sparisce il sapore dolciastro tipico di quelle precotte).
Una volta cotte, frullate 60 grammi di barbabietola.
Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato e la crema di mandorle. Una volta sciolti, fate raffreddare su una gratella.
Preriscaldate il forno (io ventilato, altrimenti nel mio forno i dolci non si cuociono più, vai a capire perchè) a 220° (io a 180°).
Nella ciotola del mixer, frullate le uova, i tuorli (io ho usato solo gli albumi) e lo zucchero ad alta velocità, per 5 minuti, fino ad ottenere una crema giallo paglierino, all’incirca.
Aggiungete il composto di mandorle e cioccolato, la purea di barbabietola, i due cucchiai di farina di riso integrale e il fleur de sel, se l’avete. Io ho aggiunto lo zucchero a velo alla cannella.
Frullate a velocità media fino ad ottenere un impasto omogeneo e cremoso.
Distribuite l’impasto in 4 terrine monoporzione oliate o imburrate.

Se, come me, volete un interno morbido e umidiccio, ma compatto, fate cuocere in forno ventilato (o statico, se il vostro forno riscalda bene) a 180° per 20-25 minuti, fino a raggiungere la consistenza desiderata.

Se la temperatura del forno è quella della ricetta originale, cioè a 220°, otterrete invece dei tortini dal cuore fondente. Fate cuocere in tal caso per 8-10 minuti, come consigliato da Aran.

E con questa ricetta partecipo al Gluten Free Friday

Buon weekend ^_^!


Tapiocando

Sole, caldo, 24°
E il ritorno della voglia di mangiare dei dessert freddi dalla mattina alla sera.
Una voglia che mi ha fatto trovare due minuti di tempo per provare la versione originale della ricetta che sto per proporvi, tratta dal solito libro e che spero di riuscire a pubblicare, prima o poi.
Per lo meno prima della fine dell’estate; e si, perchè ultimamente il blog si nutre di ricette archiviate, settimana dopo settimana.
Quindi per ora mi sa che vi toccherà sopportare la mia variante.
Una versione nata qualche settimana fa, dal desiderio di partecipare anche alla sfida sulle fragole di Salutiamoci.
E dalla curiosità verso le perle di tapioca, notate su vari blog e mai dimenticate, soprattutto dopo aver notato un’intrigante ricetta di Rosa.
Vi ho incuriosito abbastanza? ^__^





BUDINO DI TAPIOCA CON FRAGOLE E COMPOSTA DI MELE
ispirato alla ricetta “Sweet buttermilk risotto with apple compote“,
tratta da Small Plates and Sweet Treats,
e al Pudding di Tapioca al miele e lemon curd




COMPOSTA DI MELE
3 mele Granny Smith, Pink Lady o Renette medie, a fettine (io Renette)
1/4 tazza (60 ml) succo di mela non zuccherato (succo di mela al 100% non zuccherato q.b.)
2 cucchiai di succo di limone (solo qualche goccia, q.b.)
2 cucchiai di zucchero di canna (omesso)
1/2 stecca di vaniglia, semi inclusi
1 stecca di cannella
2 cucchiai di uvetta 
2 cucchiai di albicocche secche a pezzetti (omesso, non le avevo)
BUDINO DI TAPIOCA – *TAPIOTTO*
RISOTTO DOLCE AL LATTICELLO
4 1/2 tazze (1.125 L) di latte intero, o più, se necessario (latte di riso e mandorla non zuccherato)
1/4 tazza più 2 cucchiai (75 g) di zucchero di canna (omesso)
1 stecca di vaniglia
1 stecca di cannella (della composta)
1/4 cucchiaino di sale
30 g di burro (omesso)
150 g di riso Arborio (perle di Tapioca)
1 tazza (250 ml) di latticello all’1% di grassi o crème fraîche (omesso, ma potete aggiungere altro latte, se necessario)
pistacchi non salati, a pezzetti, per guarnire (omesso, non li avevo)
mandorle tritate per guarnire (mia variante)
fragole q.b. (mia variante)
succo di mela non zuccherato q.b. (mia variante)
qualche goccia di succo di limone, q.b. (mia variante)

Qualche ora prima, preparate la macedonia di fragole con il succo di mela e qualche goccia di limone.

Preparate la composta: 
cuocete gli ingredienti previsti e un po’ del succo delle fragole a fiamma media, mescolando di tanto in tanto, per 10-20 minuti o fino a quando le mele non sono tenere ma non sfatte e i liquidi sono evaporati. Togliete il tegame dal fuoco. Rimuovete cannella e vaniglia. Conservate la cannella per il tapiotto.

Preparate il risotto *tapiotto*:
in un piccolo tegame, unite il latte, la vaniglia e i suoi semi, la cannella e il sale. Fate riscaldare a fiamma medio-alta, ma senza far bollire. Riducete la fiamma al minimo e mantenete il composto ottenuto tiepido mentre cuocete il risotto tapiotto.
In un tegame medio, aggiungete circa una tazza (125 ml) del composto di latte tiepido al riso alle perle di tapioca. Cuocete a fiamma medio-bassa, mescolando continuamente per 2 minuti, fino a quando il composto inizi ad addensarsi. Aggiungete 1/2 tazza il resto del latte e continuate a cuocere mescolando continuamente, fino a quando il riso risulta al dente le perle di tapioca sono pronte (iniziano cioè a diventare traslucide e risultano morbide) e tutto il liquido è stato assorbito. Saranno necessari circa 20-25 minuti; ma ammetto di non ricordare i tempi precisi, io vi consiglio quindi di seguire le indicazioni di Rosa; se i tempi non dovessero essere sufficienti, andate ad occhio.
Togliete il tegame dal fuoco. Otterrete un composto cremoso, che però si addenserà una volta freddo. Se dovesse essere necessario, aggiungete un altro po’ di latte.
Servite il risotto tapiotto in una ciotola o in un bicchiere (come ho fatto io…è più carino, no? E poi, Aran presenta così il risotto, quindi, perchè non fidarsi? ^__^). Aggiungete le fragole, aggiungete un altro po’ di perle di tapioca e terminate con la composta di mele e una spolverata di pistacchi mandorle tritate.
Conservate in frigo i bicchierini rimasti.

E con questa ricetta partecipo a Salutiamoci, che per il mese di maggio prevede le fragole.

Prima di dividere il tapiotto nei vari bicchieri, ne ho messo da parte un po’. Con il composto rimasto, ho seguito la ricetta originale; ho aggiunto, cioè, il latticello (tanto quanto basta, visto che ho ottenuto solo 3 bicchieri) e ho aggiunto un poco di zucchero di canna, tanto quanto basta.
Di seguito, quindi, trovate la ricetta originale proposta da Aran e che ho unito alle mie personali modifiche, visto che le perle di tapioca richiedono un metodo di preparazione leggermente diverso da quello del riso.

TAPIOTTO CON FRAGOLE, COMPOSTA DI MELE E LATTICELLO
ispirato alla ricetta “Sweet buttermilk risotto with apple compote

COMPOSTA DI MELE

3 mele Granny Smith, Pink Lady o Renette medie, a fettine (io Renette)
1/4 tazza (60 ml) di succo di mela non zuccherato (succo di mela al 100% non zuccherato q.b.)
2 cucchiai di succo di limone (solo qualche goccia, q.b.)
2 cucchiai di zucchero di canna (omesso)
1/2 stecca di vaniglia, inclusi i semi
1 stecca di cannella
2 cucchiai di uvetta 
2 cucchiai di albicocche secche a pezzetti (omesso, non le avevo)

BUDINO DI TAPIOCA AL LATTICELLO – *TAPIOTTO*
RISOTTO DOLCE AL LATTICELLO
4 1/2 tazze (1.125 litro) di latte intero, o più, se necessario (latte di riso e mandorla non zuccherato)
1/4 tazza più 2 cucchiai (75 g) zucchero di canna naturale (tanto quanto basta)
1 stecca di vaniglia
1 stecca di cannella (della composta)
1/4 cucchiaino di sale
1/4 stick (2 cucchiai o 30 g) di burro (omesso)
3/4 tazze (150 g) di riso Arborio (perle di Tapioca)
1 tazza (250 ml) di latticello all’1% di grassi o crème fraîche (latticello q.b.)
pistacchi non salati, a pezzetti, per guarnire (omesso, non li avevo)
mandorle tritate per guarnire (mia variante)

fragole q.b. (mia variante)
succo di mela non zuccherato q.b. (mia variante)
qualche goccia di succo di limone, q.b. (mia variante)
licci sciroppati q.b. (mia variante)

Qualche ora prima, preparate la macedonia di fragole con il succo di mela e qualche goccia di limone. Se volete, potete aggiungere tanto zucchero quanto basta, ma io non l’ho messo. Se le fragole sono dolci, è sufficiente il succo di mela.


Preparate la composta: 
cuocete gli ingredienti previsti e un po’ del succo della macedonia di fragole a fiamma media, mescolando di tanto in tanto, per 10-20 minuti o fino a quando le mele non sono tenere ma non sfatte e i liquidi sono evaporati. Togliete il tegame dal fuoco. Rimuovete cannella e vaniglia. Conservate la cannella per il tapiotto.

Preparate il risotto *tapiotto*:
in un piccolo tegame, unite il latte, lo zucchero, la vaniglia e i suoi semi, la cannella e il sale. Fate riscaldare a fiamma medio-alta, ma senza far bollire. Riducete la fiamma al minimo e mantenete il composto ottenuto tiepido mentre cuocete il risotto tapiotto.
In un tegame medio, fate sciogliere il burro a fiamma media. Aggiungete il riso e fate cuocere per 1 minuto, fino a quando i due ingredienti saranno ben amalgamati.
Aggiungete circa una tazza (125 ml) del composto di latte tiepido al riso alle perle di tapioca. Mescolate continuamente per 2 minuti, fino a quando il composto inizi ad addensarsi. Aggiungete 1/2 tazza il resto del latte e continuate a cuocere mescolando continuamente. Quando il latte è stato assorbito, aggiungetene un altro po’. Continuate a cuocere il risotto tapiotto, mescolando costantemente, fino a quando il riso risulta al dente le perle di tapioca sono pronte (iniziano cioè a diventare traslucide e risultano morbide) e tutto il liquido è stato assorbito. Saranno necessari circa 20-25 minuti; ma ammetto di non ricordare i tempi precisi, io vi consiglio quindi di seguire le indicazioni di Rosa; se i tempi non dovessero essere sufficienti, andate ad occhio.
Togliete il tegame dal fuoco e aggiungete il latticello tanto quanto basta, nel mio caso). Otterrete così un composto cremoso, che però si addenserà una volta freddo. Se dovesse essere necessario, aggiungete un altro po’ di latte.
Servite il risotto tapiotto in una ciotola o in un bicchiere (come ho fatto io…è più carino, no? E poi, Aran presenta così il risotto, quindi, perchè non fidarsi? ^__^). Aggiungete le fragole, aggiungete un altro po’ di perle di tapioca e terminate con la composta di mele, una spolverata di pistacchi mandorle tritate e dei licci sciroppati (volendo, potreste usarli anche per la macedonia di fragole).
Conservate in frigo i bicchierini rimasti. Potete mangiare il risotto freddo o, come consiglia Aran, potete riscaldarlo a fiamma bassa; se necessario, aggiungete un altro po’ di latte.

A presto ;)!


Di lampascioni, cavoletti di bruxelles, zucca, carote e mandorle

Cosa c’è di meglio quando si è influenzati? Io di solito adoro le zuppe calde, anche in estate, come un bel piatto di pasta coi tenerumi.

E durante quest’influenza che gira in casa da più di una settimana ormai, ho pensato di variare un po’ e ho inserito nella dieta giornaliera una zuppa a base di lampascioni, cavoletti di bruxelles, zucca, carote e mandorle. E giusto un po’ di latte di cocco, tanto quanto basta per rendere leggermente cremosa questa zuppa.

ZUPPA DI LAMPASCIONI, ZUCCA, CAVOLETTI DI BRUXELLES, CAROTE E MANDORLE
vagamente ispirata alla ricetta della Crema di carote e mandorle alla salvia
tratta da Cucina Naturale di Aprile


Ingredienti per 4 persone:
700 g di carote (3 carote)
2-3 cipolle (1 porro, grande)
80 g di mandorle (1 pugno di mandorle o q.b.)
una decina di foglie di salvia (omesso)
3 cucchiai d’olio e.v. d’oliva
sale q.b.
noce moscata q.b.
5 lampascioni (mia variante)
5 cavoletti di bruxelles (mia variante)
400 g di zucca, a fettine sottili (mia variante)
mandorle tritate q.b. (mia variante)
erba cipollina essiccata q.b. (mia variante)
2 cipollotti piccoli (mia variante)
5-6 cucchiai di latte di cocco non zuccherato, o q.b. (mia variante)
1 foglia di alloro

Per i lampascioni, ho seguito il metodo di cottura indicato da Tinuccia. Ho eliminato le radici, li ho sbucciati, proprio come si fa con le cipolle, li ho lavati e ho fatto un taglio alla base. Li ho messi in ammollo, in acqua fredda per circa 24 ore, cambiando l’acqua frequentemente. Poi li ho sbollentati in acqua bollente per circa 20 minuti.
In un tegame, fate un soffritto con il porro e il cipollotto tagliati a fettine sottili, i lampascioni e le carote pelate e grattugiate. Aggiungete poi l’erba cipollina, la zucca tagliata a fettine sottili e i cavoletti di bruxelles, tagliati a pezzetti.
Versate un litro di acqua calda (aromatizzata con le parti verdi del porro e del cipollotto e da 1 foglia di alloro) e fate cuocere a fiamma alta.
Aggiungete fin da subito le mandorle e salate a piacere. Portate il tutto a bollore e fate sobbollire per 30 minuti a fiamma medio-bassa o fino a cottura. Poco prima di levare la pentola dal fuoco, aggiungete il latte di cocco.
Levate dal fuoco e frullate il tutto con un frullatore a immersione (o nel mixer, come ho fatto io). Distribuite la crema, aggiungete una spolverata di noce moscata, di erba cipollina e di mandorle tritate e un filo d’olio. Volendo, come ho fatto io, potete aggiungere per ogni piatto un cucchiaino di latte di cocco solidificato, cioè appena uscito dal frigo.

E con questa ricetta partecipo al gioco Salutiamoci, che questo mese prevede le mandorle.

A presto ;)!


Clafoutis alle mele, mandorle e cocco

Clafoutis is a classic French dessert, somewhere between a custard and a cake. Lots of eggs, milk, and a little bit of flour are the traditional ingredients. It is an easy recipe to convert using gluten-free flours, as it relies mostly on eggs and milk. I make many versions with seasonal fruits. I was browsing through the pages of Thomas Keller’s “The French Laundry Cookbook when I came across his candied apple ice cream. I am up for candied apple anything, and with those flavors in mind I created this clafoutis with brown butter and the intense flavor of reduce apple juice.
(da Small Plates and Sweet Treats)



CLAFOUTIS ALLE MELE, MANDORLE E COCCO

INGREDIENTI
515 ml di succo di mela al 100% e senza zucchero
30 g di burro bavarese
4 mele, circa 1 kg
140 g zucchero di canna
i semi di una bacca di vaniglia
3 uova biologiche
35 g di farina di mandorle
30 g di amido di tapioca (maizena)
1/2 cucchiaino di sale marino integrale del trapanese
185 ml di latte di cocco non zuccherato
prugne secche q.b. (mia variante)
uvetta q.b. (mia variante)
mandorle tritate q.b. (mia variante)

Conservate un cucchiaio di succo di mela.
Versate il succo rimanente in un tegame e fatelo cuocere a fiamma alta per 12 minuti, o fino a quando non si sarà ristretto; dovrete ottenerne così solo 1/2 tazza, cioè 125 ml. Fate raffreddare il succo di mela concentrato.
Preriscaldate il forno (il mio era ventilato) a 200°.

Tagliate le mele a fettine. In un tegame fate sciogliere il burro; non appena inizierà a dorarsi, dopo circa 3 minuti, aggiungete le mele (volendo anche l’uvetta, ma io l’ho messa prima di infornare il dolce), 3 cucchiai di zucchero, la metà dei semi di vaniglia e il cucchiaio di succo di mela messo da parte. Fate cuocere a fiamma media per circa 5-8 minuti, fino a quando le mele risulteranno morbide, senza però essere sfatte. Mettete da parte.
In una ciotola, montate le uova con i rimanenti 100 grammi di zucchero. Aggiungete quindi i semi di vaniglia rimasti, la farina di mandorle, l’amido di tapioca la maizena, il sale e mescolate. Unite quindi il latte di cocco e il succo di mela concentrato e mescolate.
Secondo la ricetta originale, a questo punto dovreste versare l’impasto nella tortiera e poi aggiungere le mele. Io invece ho agito impulsivamente, ricordandomi che nel clafoutis tradizionale prima si dispone la frutta sullo stampo imburrato e poi si versa la pastella. Aran invece consiglia di versare prima la pastella e poi di aggiungere la frutta. Il risultato finale non cambia, ma seguendo la versione di Aran il clafoutis è molto più carino, mentre il primo tentativo è parecchio brutto; buonissimo, ma bruttarello.
Aggiungete le prugne e decorate la torta con uvetta e mandorle tritate, tanto quanto basta.
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 200° per 35-40 minuti o fino a quando il dolce risulterà cotto dopo aver fatto la prova dello stecchino. Servite il dolce freddo di frigo.
E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.
A presto ;)!

Del perchè ho aperto proprio un FoodBlog

Ho aperto il mio primo blog di cucina nel dicembre del 2009.
Non era il mio primo blog, visto che “chiacchieravo” attraverso la piattaforma di Blogger dal 2004, parlando di viaggi, esperienze personali (altamente superficiali, non mi è mai piaciuto raccontare i fatti miei al mondo intero), di film, di libri letti, di articoli che mi avevano fatto infuriare e stupidaggini simili. Insomma, le stesse chiacchiere altamente banali che trovate in questo blog.

Potreste ovviamente pensare che racconto balle, visto che il primo blog non esiste più, mentre il secondo è altamente privato…anche se a volte mi viene in mente l’idea assurda di trasferire il secondo blog sulla piattaforma di Livejournal, dove si può scegliere se rendere pubblico un post, un po’ come su Facebook…ma chissà se lo farò mai.
Poi com’è, come non è, sono incappata nel mondo dei foodblog e sono finita nel vortice culinario, aprendo un nuovo blog su Livejournal e continuando a chiacchierare, prevalentemente di cibo.
Da allora ho rifatto alcune ricette, come i muffin al cacao e la torta al formaggio austriaca; ho riproposto i buccellati, visto che nel primo post erano sparite le foto, e il tiramisù fasullo.
Tra alti e bassi, la passione per la cucina non è mai venuta meno, anzi è aumentata; alle prime fonti di ispirazione, come Cannelle et VanilleClea CuisineLa Tartine Gourmande, French Bento, Julie and Julia, Joy of Baking, Papilles et Pupilles, Il Pranzo di Babette, La cuisine de Mercotte, Un Déjeuner de Soleil, Amuses Bouche, Comme un lait fraise (che magari, come me, ricordate col nome Foodbeam), Les Cuisines de Garance, etc., se ne sono aggiunte molte altre, senza che però dimenticassi la causa di tutto, cioè quei blog, quelle idee, quelle parole, quelle foto, quei racconti che mi hanno fatto finire in questo folle ma divertente mondo culinario.
Tutta ‘sta manfrina per giustificare le tre rubriche che trovate sulla barra laterale, qui a destra, che non sono altro che un piccolo omaggio alle fonti di ispirazione più significative per la sottoscritta ^__^!



MUFFIN AI MIRTILLI ROSSI, LIMONE E LATTE DI KEFIR
Per la farina di miglio, io l’ho fatta in casa macinando il miglio in un macina caffè.
Come al solito, riporto in corsivo la ricetta originale, mentre tra parentesi trovate le mie modifiche ;)!
INGREDIENTI
140 g di farina di riso integrale (farina di riso)
90 g di farina di miglio (farina di miglio auto-prodotta)
50 g di farina di mandorle
2 cucchiaini di lievito per dolci (polvere lievitante biologica per dolci)
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di sale
2 cucchiaini di scorza di limone (la scorza grattugiata di 1 limone)
100 g di zucchero di canna
50 g di zucchero muscovado o zucchero bruno dorato (zucchero alla cannella q.b.)
2 uova (1 uovo)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (i semi di 1/2 stecca di vaniglia)
125 ml di olio di oliva (circa 120 ml di olio d’oliva extravergine)
125 ml di latte di cocco non zuccherato (250 ml di latte di kefir)
210 g di mirtilli surgelati o freschi (cranberries -mirtilli rossi americani- secchi q.b.)
mandorle tritate e uvetta q.b. per decorare (mia variante)
In una ciotola, mescolate i primi cinque ingredienti.
In un’altra ciotola, unite lo zucchero e la scorza grattugiata del limone e sfregateli tra le dita, in modo che la scorza di limone rilasci i suoi oli essenziali. Aggiungete le uova e mescolate. Unite l’olio e il latte di kefir. Versate gli ingredienti liquidi in quelli secchi e aggiungete i mirtilli rossi.
Versate l’impasto nello stampo per muffin in silicone (se non è in silicone, imburratelo e infarinatelo oppure ricopritelo con i pirottini) e decorate con uvetta e mandorle tritate, tanto quanto basta.
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 20-30 minuti, o fino a quando i muffin non risulteranno cotti dopo aver fatto la prova dello stecchino.
Perfetti per la colazione, si conservano perfettamente in una scatola di latta o in un porta torte per 3-4 giorni.


A presto ;)!

Tarte au Fromage Frais et aux Pruneaux

Il 23 febbraio era il compleanno di canuzzo Charlie.
E quello di quest’anno era un compleanno davvero speciale, dopo quello che è successo a ottobre.
Quando ho visto questa torta sul libro scritto da Julia Child, Simone Beck e Louisette Bertholle, ho pensato che fosse il dolce perfetto per l’occasione.
Un’altra occhiatina ad un interessantissimo video ed ho avviato i lavori 😛

TARTE AU FROMAGE FRAIS ET AUX PRUNEAUX
ispirata a una ricetta tratta da Mastering the Art of French Cooking

Sia per la base che per il ripieno ho utilizzato del burro bavarese, perchè è il tipo di burro che preferisco. L’ho trovato sia da Auchan sia da Naturasì.
Il fromage frais, invece, finora l’ho visto solo da Auchan, in confezioni da mezzo chilo; ed esiste in tre versioni: al 0% di grassi, al 20% di grassi e al 40% di grassi.
Per la base, la ricetta della Child prevede la pâte brisée sucrée, ma io ho utilizzato la mia frolla (o meglio, la frolla trovata sull’Enciclopedia della Cucina), anch’essa leggermente modificata, dopo aver provato la frolla 1 di Fina.
Per il ripieno, ho seguito la ricetta della Child, anche se ho leggermente modificato le dosi.
Inoltre, le dosi della ricetta originale sono espresse in volume; se questo dovesse mettervi in difficoltà, fatemelo sapere e inserirò le indicazioni indicate dalle autrici per la conversione da volume a peso.
Quindi vi lascio come al solito le dosi originali, in corsivo, mentre tra parentesi quadre trovate le mie modifiche.

Ingredienti per la pâte brisée sucrée (o pasta frolla, se seguite la mia versione):
1 tazza di farina comune bianca setacciata [250 g di farina 00]
1 cucchiaio di zucchero [100 g di zucchero]
1/8 cucchiaino di sale [1 pizzico di sale]
4 cucchiai di burro freddo [100 g di burro bavarese freddo]
1 1/2 cucchiaio di grasso vegetale freddo (omesso)
2 1/2 o 3 cucchiai di acqua fredda (omesso)
1 uovo
1 tuorlo
scorza grattugiata di 1/2 limone
1/2 cucchiaino di cannella
1 punta di coltello di bicarbonato

Come consigliato da Julia e da Fina, ho iniziato sbriciolando la farina e il burro (tagliato a pezzetti) con la punta delle dita, per evitare di scaldare il burro. Potete anche far tutto con la frusta in acciaio della planetaria o con la lama da impasto del mixer; ma io per curiosità ho voluto provare iniziando a mano.
Nella stessa ciotola in acciaio della planetaria, ho aggiunto il resto degli ingredienti e ho lavorato il tutto con la frusta in acciaio a foglia, brevemente, fino a ottenere un impasto quasi compatto.
Ho quindi riversato l’impasto su un piano infarinato e ho eseguito il cosiddetto fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), ho “spalmato” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina, proprio come consigliato nel libro.
Aiutandomi con una spatola, ho compattato velocemente l’impasto, gli ho dato la forma di una palla e l’ho ricoperto con della pellicola trasparente. L’ho fatto quindi riposare in frigorifero per 30 minuti.
Nel libro, si consiglia di far riposare la pasta in frigo per 2 ore o per tutta la notte. Inoltre, l’impasto crudo si conserva bene in frigo per 3-4 giorni; oppure potete conservarlo in freezer per diverse settimane; in tal caso è necessario utilizzare anche un sacchettino di plastica per surgelati (sia in frigo che in freezer, se conservato a lungo).
Al momento di stendere l’impasto, non lavoratelo troppo, altrimenti riscalderete troppo il burro e sarà difficile lavorarlo.
Poggiate l’impasto su un ripiano infarinato. Se dovesse essere duro, ammorbiditelo colpendolo con il mattarello, proprio come fa Julia. Infarinatene leggermente la parte superiore e stendetelo con il mattarello, ma solo la parte centrale, per non rendere le estremità troppo sottili; quindi girate spesso l’impasto, continuando ad appiattirlo. Piegate l’impasto in quattro, ottenendo un triangolo (oppure avvolgetelo al mattarello) e fatelo aderire allo stampo. Con queste dosi, ho utilizzato uno stampo da 24 cm e uno da 20, dove ho fatto cuocere la tortina senza mandorle, fatta apposta per Charlie ^_^! Con le dosi indicate nella ricetta originale, si consiglia uno stampo da 8 o da 9 pollici (cioè circa 20-22 cm**), in cui far cuocere la frolla in bianco per qualche minuto.
Io invece non ho precotto la frolla, fidandomi dell’esperienza con la torta di ricotta.
Ho bucherellato la pasta con una forchetta e l’ho fatta riposare in frigo mentre preparavo il ripieno.

** per ottenere le misure in centimetri, le autrici suggeriscono di moltiplicare i pollici per 2.54, in quanto 1 pollice corrisponde a circa 2,54 cm

Ingredienti per il ripieno:
1 tazza di formaggio cremoso [2 tazze (cioè circa 500 g) di fromage frais (mix tra light e al 20% di grassi)]
1 confezione di burro non salato ammorbidito [80 g di burro bavarese ammorbidito e non salato (volendo, anche 50 g)]
2/3 tazza di zucchero [200 g di zucchero]
2 uova [4 uova]
1 pizzico di noce moscata
1/2 tazza di prugne secche [2 tazze di prugne secche]
1/2 tazza di mandorle in polvere [2 tazze di mandorle tritate]
1/4 cucchiaino di essenza di mandorle [omesso]
scorza grattugiata di un limone

Nella ciotola della planetaria, con la frusta lavorate a crema il fromage frais, il burro e lo zucchero.
Nel frattempo, private del nocciolo le prugne e fatele ammorbidire per 5 minuti in acqua calda. Fatele scolare.
Aggiungete quindi le uova, la noce moscata e la scorza di limone e frullate ancora; poi aggiungete le prugne e le mandorle e mescolate con un cucchiaio.

Fate riscaldare il forno a 180°.
Togliete la pasta frolla dal frigo, versate il ripieno sulla base e fate cuocere in forno ventilato per 30-45 minuti.
Capirete che la torta è pronta non appena la crema si sarà dorata e sarà gonfiata. Se non siete sicuri, fate la prova dello stecchino.
Potete mangiarla tiepida o fredda; potete anche riscaldarla. Secondo me, è ancora più buona dopo il riposo di un giorno, mangiata fredda (ma non mettetela in frigo) ;)!

Con questa ricetta, partecipo alla raccolta di Marzo { Voglia di …Torte }

e ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.




A presto ;)!


Riprovando e aggiornando

Ricordate la torta al quark, proposta qualche mese fa?

Dissi che l’avrei riprovata, diminuendo la quantità di farina e maizena utilizzata.
Beh, alla fine l’ho rifatta con qualche aggiornamento, tra cui l’eliminazione della farina e della maizena.
Avevo inizialmente pensato, poi, di sostituire la ricotta con lo yogurt greco, ma il solito mercato settimanale ha generato il solito effetto e non ho resistito ^_^!
La presenza in casa di biscotti alle mandorle, crema di nocciole (entrambi casalinghi e che potete provare cliccando sui link ;)!) e di una deliziosa marmellata di fragole biologica hanno fatto il resto.
Ed ecco una nuova versione di cheesecake al quark e ricotta ^_^!

CHEESECAKE AL QUARK, RICOTTA, MANDORLE E NOCCIOLE

INGREDIENTI
500 g di quark magro
200 g di ricotta, ben asciutta (è necessario lasciarla scolare per almeno mezza giornata, un giorno)
marmellata di fragole q.b.
2 uova
scorza grattugiata di 1/2 limone
Una torta semplicissima e davvero veloce da preparare, soprattutto se i biscotti sono quelli riciclati dall’infornata fatta con più di una settimana di anticipo, com’è successo a me ^_^!
La base: iniziate magari la sera prima, tritando i biscotti nel mixer. Aggiungete quindi circa 4 cucchiai di crema di nocciole e azionate il mixer a intermittenza. Se la quantità di crema non dovesse essere sufficiente, aggiungetene un altro po’, andando ad occhio. Versate metà del “finto crumble” ottenuto su una tortiera a fascia apribile di 20 cm, ricoperta di carta forno e compattate l’impasto con un cucchiaino. Conservate la base in frigorifero fino al giorno successivo (oppure per circa 1 o 2 ore, se fate base e ripieno nello stesso giorno).
Il ripieno: mescolate energicamente il quark e la ricotta con la frusta, finché non si sono ben amalgamati. Aggiungete quindi tanta marmellata di fragole quando basta e mescolate bene. Unite quindi alla crema di formaggio metà della parte di “finto crumble” rimasto; poi aggiungete le uova sbattute e la scorza grattugiata di mezzo limone.

Versate il ripieno di formaggio sopra la base di biscotti.
Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30 minuti.
Lasciate raffreddare nella tortiera; quindi, decorate la torta con il “finto crumble” rimasto. Poi conservate in frigo, se non servite subito la torta. In tal caso, sformatela solo poco prima di servire.
Con questa ricetta otterrete circa 4-5 porzioni.

A presto ;)!

<a href=”http://aboutfoodrecepies.blogspot.com/2013/03/2-contest-ricotta-mille-usi.html”><img src=”http://farm9.staticflickr.com/8389/8528150576_495b66976b_n.jpg” width=”200″ height=”” alt=”contest 2″></a>


Biscotti croccanti alle mandorle e latte fermentato

Una ricetta sperimentata un po’ per caso, poco più di una settimana fa.
Una confezione di latte fermentato, di cui ancora non ho scoperto la differenza rispetto al latte di kefir, per gusto e capacità di rendere soffice un lievitato, morbido un dolcetto, croccante un biscotto. Ma prima o poi la verità verrà a galla ^_^!
Una farina integrale semplicemente strepitosa e la voglia di unirla alle mandorle, siciliane che più sicule non si può.
Lo zampino di mia madre e la sua voglia di mettere sempre in mezzo la farina di rimacinato.
Il tutto sotto forma di biscotti.
Con una forma e un’idea che ricordano i quaresimali, con o senza olio, con o senza farina di rimacinato.
anche questa volta l’esperimento è riuscito. Non riuscitissimo, con piccole cose da modificare, ma talmente buono da meritare un secondo tentativo ^_^!

BISCOTTI ALL’OLIO, MANDORLE E LATTE FERMENTATO


INGREDIENTI
480 g di latte fermentato
400 g di mandorle tritate
500 g di farina integrale
600 g di farina di rimacinato
300 g di zucchero
15 g di ammoniaca per dolci
cannella q.b.
un pizzico di chiodi di garofano, in polvere
un vasetto colmo da yogurt di olio extravergine d’oliva (circa 150 ml)

Nella ciotola della planetaria (o del mixer), sciogliete l’ammoniaca con un cucchiaio di latte.
Aggiungete l’olio e il latte fermentato rimasto, quindi unite gli ingredienti secchi. Una volta amalgamati tutti gli ingredienti, dovreste ottenere un impasto consistente, che si stacca dalla ciotola, ma appiccicoso. In caso contrario, aggiungete tanta acqua tiepida quanto basta (io non ne ho avuto bisogno).
Quindi passate l’impasto su un ripiano infarinato; tagliate un pezzo e fate un salsicciotto aiutandovi con un po’ di farina, che appiattirete per ottenere dei biscotti da circa 2,5-3 cm. Continuate così fino a quando l’impasto sarà terminato.
Trasferite i salsicciotti ottenuti su una placca rivestita di carta forno e tagliateli a fette, senza però staccarle.
Dopo un riposo di circa un’ora, infornate i vari pezzi in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30 minuti, o fino a quando non sono dorati.
Appena sono dorati e leggermente morbidi, trasferite i salsicciotti su un tagliere e dividete le varie fette.
Mettete i biscotti uno ad uno sulla placca e finite di cuocere, per farli biscottare.
Il tempo finale di cottura dipende dal grado di “biscottamento” che si vuole ottenere, ovviamente. A me ad esempio piacciono morbidi e leggermente croccanti.
Un’altra latta colma di biscotti, pronti per una fumante tazza di tè verde al gelsomino ^_^!

Con questa ricetta partecipo al contest Biscotti senza forma

A presto ;)!


Crema di mandorle e nocciole, al 100% e casalinga ^_^!

Se seguendo un blog iniziaste a conoscere le creme tratte dalla frutta oleaginosa e vi rendeste conto che possono essere riprodotte in casa, cosa fareste?
Beh, io ci ho provato ;), prendendo spunto dalle due ricette consigliate da Clea, quelle di Virginie e Pascale.
Ho recuperato gli ingredienti, ho tirato fuori il mixer e in meno di 2 ore era tutto pronto ^_^!
Secondo i consigli di Virginie e Pascale, sarebbe meglio non far surriscaldare il mixer e la frutta oleaginosa, facendo delle piccole pause, per evitare la perdita di parte delle sue proprietà nutritive.
Per la seconda crema, quella di nocciole, ho fatto un’unica tirata, senza pausa, per capire se il surriscaldamento potesse rovinare anche il sapore della frutta ridotta a crema: nessun problema ;)!
Quindi, a voi la scelta ;)!

CREMA DI MANDORLE, AL 100%
 ispirata a un’idea di Virginie e Pascale

INGREDIENTI
300 g di mandorle
un mixer
Fate asciugare la frutta in una padella, mescolando spesso, per qualche minuto, evitando che si bruci. Deve essere appena tostata. Levatela quindi dal fuoco e fatela arrivare a temperatura ambiente.
Nel mixer, a velocità media, riducete le mandorle quasi in polvere.
Fate riposare il tutto per almeno 10-15 minuti, per evitare il surriscaldamento di motore e frutta.
Azionate il mixer per altri 5-10 minuti. A questo punto, le mandorle in polvere inizieranno sempre più a compattarsi. Rispettando il riposo tra una fase e l’altra, vi accorgerete che l’impasto tende ad attaccarsi alle pareti. Riunitelo aiutandovi con una spatola. Frullate ancora.
Tra una fase e l’altra, se doveste avere l’impressione che la massa di mandorle non tende ad assumere le sembianze di una crema, non scoraggiatevi ;)! Tra una fase di riposo e l’altra, dopo 1 ora e mezza, 2 ore (dipende anche dal numero di pause effettuate) vi accorgerete che la massa pastosa di mandorle, continuando a frullare, si ridurrà in una massa cremosa, come in foto o come la crema di mandorle che si trova in commercio. Mi riferisco ovviamente alla crema di mandorle (con o senza pellicina) composta al 100% da mandorle, priva di altri ingredienti e reperibile nelle botteghe biologiche.
Una crema deliziosa su una fetta di pane, tostato o no, magari anche casalingo, oppure da utilizzare per…beh, ve lo dirò presto ;)!
Con la ricetta della crema di mandorle, partecipo all’iniziativa Salutiamoci, che per febbraio prevede le mandorle.
CREMA DI NOCCIOLE, AL 100%
 ispirata a un’idea di Virginie e Pascale

INGREDIENTI
300 g di nocciole
un mixer
Fate asciugare la frutta in una padella, mescolando spesso, per qualche minuto, evitando che si bruci. Deve essere appena tostata. Levatela quindi dal fuoco e fatela arrivare a temperatura ambiente.
Nel mixer, a velocità alta, riducete le nocciole quasi in polvere.
Fate riposare il tutto per almeno 10-15 minuti, per evitare il surriscaldamento di motore e frutta.
Azionate il mixer per altri 5-10 minuti. A questo punto, le nocciole in polvere inizieranno sempre più a compattarsi. Vi accorgerete che l’impasto tende ad attaccarsi alle pareti. Riunitelo aiutandovi con una spatola. Frullate ancora.
Tra una fase e l’altra, con le pause necessarie per staccare l’impasto dalle pareti, se doveste avere l’impressione che la massa di nocciole non tende ad assumere le sembianze di una crema, non scoraggiatevi ;)! Tra una fase di riposo e l’altra, dopo circa 45 minuti o 1 ora (dipende anche dal numero di pause effettuate) vi accorgerete che la massa pastosa di nocciole, continuando a frullare, si ridurrà in una massa cremosa, come in foto o come la crema di nocciole che si trova in commercio. Mi riferisco ovviamente alla crema di nocciole composta al 100% da questa frutta oleaginosa, priva di altri ingredienti e reperibile nelle botteghe biologiche.
Una crema deliziosa su una fetta di pane, tostato o no, magari anche casalingo, oppure da utilizzare per…beh, ve lo dirò presto ;)!

Pesto con pomodorini gialli

Pomodorini gialli by Satsuki010

Pomodorini gialli, a photo by Satsuki010 on Flickr.

Mettete un mercato dal produttore al consumatore, il sabato mattina.
Immaginate un giardinetto pubblico con al centro gli stand dei produttori locali, che fanno diventare il posto un piccolo angolo di paradiso, anche per canuzzo Charlie…si sa, i cani (soprattutto i Beagle con fame atavica) vanno pazzi per carne e formaggio e dobbiamo ringraziare Charlie se abbiamo scoperto il suino nero dei Nebrodi: mai perdere di vista un cane (anche se al guinzaglio -_-”’!) quando da uno stand della carne è appena caduta una fettina di maiale XD :P!!!
Immaginate, poi, il ritorno a casa con dei pomodorini gialli, meravigliosamente gustosi e succosi. Se improvvisamente vi ricordaste di avere in dispensa capperi e mandorle e dell’ottimo basilico proveniente dal balcone (a km 0, quindi XD LOL!!!), cosa preparereste??? Io mi sono ispirata al pesto alla trapanese e ieri ho preparato un favoloso (e scusate la modestia XD :P!!) piatto di pasta col pesto e pomodorini gialli ^__^!

A proposito, con questo piatto ho deciso di inaugurare la sezione dedicata ai piatti gluten free. E nel caso in cui le ricette presentate non siano senza glutine al 100% (come nel caso di quest’ultima ricetta), vi consiglierò i prodotti da utilizzare per sostituire quelli che contengono glutine. Se avete parenti o amici celiaci e volete, quindi, conoscere al meglio questa malattia per capire come cucinare senza problemi per loro, vi consiglio di visitare il sito dell’Associazione Italiana Celiachia e anche il bellissimo blog di Stefania, Cardamomo&co.
Piuttosto, posso offrirvi un piatto di pasta col pesto e pomodorini gialli? ^__^
Ovviamente, se non riusciste a trovare i pomodorini gialli, potete tranquillamente usare del pomodoro tradizionale, come il pomodoro ciliegino, del San Marzano ben maturo (da salsa, quindi e non per l’insalata) o il pomodoro corleone ;)!
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
400g di spaghettoni
Pomodorini gialli q.b.
1 manciata di capperi sotto sale
1 bel pugno di basilico
1 bella manciata di mandorle sgusciate
1 grosso spicchio d’aglio
sale q.b.
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Per rendere questa ricetta senza glutine al 100%, sarà sufficiente sostituire la pasta di grano duro con della pasta senza glutine (come quella indicata in questa ricetta). Potete utilizzare i prodotti indicati nel prontuario stilato dall’Associazione Italiana Celiachia oppure farvi consigliare dai vostri conoscenti celiaci.

Per il pesto, la quantità degli ingredienti è a piacere, perchè io mi regolo sempre ad occhio. Per una buona riuscita del piatto, comunque, utilizzate 2/4 di basilico e 3/4 di mandorle. Inoltre, se utilizzate un mortaio di legno (niente mixer per il pesto, per carità, o otterrete solo una pappetta amarognola) non mettete mai l’olio nel mortaio (perchè quest’ultimo va lavato solo con l’acqua, mai col detersivo o si rovinerebbe), ma mescolate il pesto con l’olio in un’insalatiera, che utilizzerete anche per condire la pasta.
Dopo aver fatto scaldare 1/2 cucchiaio d’olio in una padella, fate cuocere i pomodorini tagliati a metà per circa 15 minuti e metteteli, quindi, a raffreddare in un’insalatiera.
Mentre si cuoce la pasta, preparate il pesto. Pestate l’aglio con un pizzico di sale; continuate pestando i capperi (che avrete sciacquato per eliminare i granelli di sale grosso), poi il basilico e, infine, le mandorle. Unite il pesto ai pomodorini e mescolate il tutto con i 5 cucchiai d’olio. Appena la pasta sarà al dente, conditela con il pesto ottenuto e servitela.
Buon appetito ^__^!!!