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Il Gattò di Ricotta…ricetta di *famiggghia*!!!

Visto che non c’è tempo per il nuovo, oggi vi propongo una vecchia ricetta, pubblicata il 25 novembre 2011.

A grande richiesta, ne approfitto per ridarvi la ricetta del gattò di ricotta, che mi ha passato mia madre, che a sua volta ha avuto la ricetta da una sua zia. 
Comincio, poi, ad avere il dubbio che sia una ricetta della zona di Castelvetrano (un paese in provincia di Trapani e dov’è nata mia madre ;)), visto che a Palermo quasi nessuno conosce questo dolce. 
IL GATTO’ DI RICOTTA DI MAMMA

INGREDIENTI
1 kg di ricotta di pecora (fresca, ben asciutta e di buona qualità)
300 g di zucchero
6 uova
60 g di cioccolato fondente tritato
1 cucchiaino di cannella
la buccia grattugiata di un limone

Lavorate i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete al composto la ricotta, che lavorerete al passaverdura, utilizzando la griglia a buchi fini; a questo punto, aggiungete il cioccolato, la cannella e la scorza di limone. Montate gli albumi a neve ben ferma. Uniteli alla crema di ricotta, mescolando bene ma con movimenti lenti. Versate il composto in una teglia unta d’olio (preferibilmente a fascia apribile, perchè la torta, non contenendo farina, si spacca facilmente) e infornate in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 45 minuti. Ma i tempi di cottura variano da forno a forno, quindi regolatevi con la prova dello stecchino. Inoltre, capirete che la ricotta è ben cotta quando il gattò comincerà a sgonfiarsi ;)!


Questa ricetta rientra nell’ambito della manifestazione “La Cucina italiana nel mondo: mangiare all’italiana“.

E con questa ricetta partecipo anche al Gluten Free Friday


Black and White Wednesday #114

Scrivo.
Cucino.
Modifico foto.
Da questo blog non sparisco più.
Anche se è solo un passatempo, anche se la cucina di tutti i giorni non sempre compare su questo blog…no, dico, mica mi nutro di soli dolci, mi piacerebbe, ma poi le mie arterie urlerebbero vendetta, eheh ^_^!
E ne approfitto per farvi una domanda.
Secondo voi, quante/i foodblogger palermitane/i (io faccio parte del gruppo, casomai non si fosse ancora capito :P!) ci sono in giro per la rete?

E ora vi lascio con una foto dedicata al mercoledì monocromatico.
Una foto di un piatto che vi proporrò presto ;)!
Nell’attesa, se volete, potete pure provare ad indovinare di cosa si tratti.
E se anche voi volete partecipare al mercoledì in bianco e nero, da Cinzia troverete le regole ;)!

A few days ago I edited these two photos in order to participate to the weekly event Black and White Wednesday, which is going to be hosted by Simona.
If you need any further information, please go and visit Cindystar’s blog.
See you soon 😉


Biscotti croccanti alle mandorle e latte fermentato

Una ricetta sperimentata un po’ per caso, poco più di una settimana fa.
Una confezione di latte fermentato, di cui ancora non ho scoperto la differenza rispetto al latte di kefir, per gusto e capacità di rendere soffice un lievitato, morbido un dolcetto, croccante un biscotto. Ma prima o poi la verità verrà a galla ^_^!
Una farina integrale semplicemente strepitosa e la voglia di unirla alle mandorle, siciliane che più sicule non si può.
Lo zampino di mia madre e la sua voglia di mettere sempre in mezzo la farina di rimacinato.
Il tutto sotto forma di biscotti.
Con una forma e un’idea che ricordano i quaresimali, con o senza olio, con o senza farina di rimacinato.
anche questa volta l’esperimento è riuscito. Non riuscitissimo, con piccole cose da modificare, ma talmente buono da meritare un secondo tentativo ^_^!

BISCOTTI ALL’OLIO, MANDORLE E LATTE FERMENTATO


INGREDIENTI
480 g di latte fermentato
400 g di mandorle tritate
500 g di farina integrale
600 g di farina di rimacinato
300 g di zucchero
15 g di ammoniaca per dolci
cannella q.b.
un pizzico di chiodi di garofano, in polvere
un vasetto colmo da yogurt di olio extravergine d’oliva (circa 150 ml)

Nella ciotola della planetaria (o del mixer), sciogliete l’ammoniaca con un cucchiaio di latte.
Aggiungete l’olio e il latte fermentato rimasto, quindi unite gli ingredienti secchi. Una volta amalgamati tutti gli ingredienti, dovreste ottenere un impasto consistente, che si stacca dalla ciotola, ma appiccicoso. In caso contrario, aggiungete tanta acqua tiepida quanto basta (io non ne ho avuto bisogno).
Quindi passate l’impasto su un ripiano infarinato; tagliate un pezzo e fate un salsicciotto aiutandovi con un po’ di farina, che appiattirete per ottenere dei biscotti da circa 2,5-3 cm. Continuate così fino a quando l’impasto sarà terminato.
Trasferite i salsicciotti ottenuti su una placca rivestita di carta forno e tagliateli a fette, senza però staccarle.
Dopo un riposo di circa un’ora, infornate i vari pezzi in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30 minuti, o fino a quando non sono dorati.
Appena sono dorati e leggermente morbidi, trasferite i salsicciotti su un tagliere e dividete le varie fette.
Mettete i biscotti uno ad uno sulla placca e finite di cuocere, per farli biscottare.
Il tempo finale di cottura dipende dal grado di “biscottamento” che si vuole ottenere, ovviamente. A me ad esempio piacciono morbidi e leggermente croccanti.
Un’altra latta colma di biscotti, pronti per una fumante tazza di tè verde al gelsomino ^_^!

Con questa ricetta partecipo al contest Biscotti senza forma

A presto ;)!


Idea veloce per un buon 2013

Intanto, tantissimi auguri per un buon 2013, nella speranza che possiate raggiungere almeno uno dei vostri obiettivi ^_^!
E poi, ne approfitto per passarvi un’ideuzza per un contorno o un antipasto “consistente” per il 31 o per il pranzo di Capodanno.
O anche per un qualsiasi pranzo con amici, parenti o con chi volete.
O semplicemente per una cena dall’aria semplice, ma gustosa, soprattutto se uniti alle patate al forno :D!

Un’idea venuta a me e a mia madre per il pranzo del 26 con nonna, dopo che le ho fatto notare una ricetta di Cucina Naturale.
La nostra idea iniziale era di sostituire le patate con il ripieno degli involtini di carne (voi come li fate? noi con pangrattato, uvetta, caciocavallo a dadini, cipollotto) e i piselli con zucca e porro preparati per le arancine (e si, da un po’ di tempo qui in casa si fanno spesso sotto Natale). Visto che il 25 avevo fatto nottata, alla fine ha fatto tutto lei, decidendo di inserire anche il ragù per le arancine (lei però mette poco pomodoro, aggiunge uvetta e da un po’ rosola il tritato con il porro).
Quindi questa ricetta non è mia, ma di mamma. Normalmente non lo faccio, ma visto che l’idea è troppo carina, ve la consiglio lo stesso ;)!

INVOLTINI DI VERZA
Si vede che c’è il suo zampino, vero? 
Comunque, se siete vegetariani o se l’idea dell’aggiunta del tritato non vi piace, fateli solo con piselli e zucca, da unire al ripieno di caciocavallo e uvetta. 
Io, ad esempio, li rifarò presto levando il tritato (e ve li farò vedere), quindi ecco questa semplice ricetta senza ragù. 
INGREDIENTI:
Per il ripieno di zucca e piselli:
porro q.b.
piselli surgelati (o freschi, se sono di stagione) q.b. 
olio extravergine d’oliva q.b.
zucca q.b.
sale q.b.
pepe q.b.
un ciuffetto di basilico
1 fogliolina di alloro
Per il ripieno di caciocavallo e uvetta:
pangrattato q.b.
latte parzialmente scremato q.b.
uvetta q.b.
caciocavallo q.b.
cipollotto q.b.
sale q.b.
Fate rosolare nell’olio il porro. Quindi, unite i piselli e la zucca tagliati a dadini; salate e pepate a piacere, aggiungete un ciuffetto di basilico, la foglia di alloro e fate cuocere.
Nel frattempo, scottate le foglie di verza (possibilmente, scelte fra quelle con le coste centrali non troppo grandi) in acqua bollente per 2 minuti. Scolatele delicatamente con una schiumarola, facendo attenzione a non romperle. Mettetele ad asciugare su uno strofinaccio pulito.
Quando è tutto pronto, inumidite il pangrattato con un po’ di latte. Mescolatelo al caciocavallo tagliato a dadini, all’uvetta e al cipollotto tagliato sottilmente (mettetene poco). Salate a piacere.
Distribuite il ripieno al centro di ogni foglia e formate dei fagottini. Posateli in una pirofila ricoperta di carta forno e cuoceteli in forno fino a quando non saranno leggermente dorati, come in foto.
E con questa semplicissima e velocissima idea, vi auguro un buon anno 2013 ^__^!

Cosa regalo a Natale?

Vi faccio una confessione: da un po’ di tempo a questa parte, complice l’odio per la classica domanda “cosa regalo a Natale”, i regali li preparo da me, ovviamente nei limiti del possibile.
Casomai non sapeste ancora cosa regalare, posso darvi qualche ideuzza home-made?
Lo Stollen;
il Limoncello;
i Bonbons di fichi alla siciliana;
i Buccellati;
i Biscotti all’olio e rimacinato;
la Confettura di melagrana (o di qualsiasi altro frutto di stagione preferiate, con o senza agar-agar);
delle mini Brioche speziate al kefir (se avete poco tempo, considerate la versione senza impasto);
la Crema di cacao, amaretti e pesche (visto che non sono di stagione, sostituite le pesche con le pere o con le mele ;));
mini (ma anche no ;)) Muffin con cacao e marmellata ai frutti di bosco;
lo Zucchero aromatizzato alla cannella (o qualsiasi altra spezia preferiate);
dei mini (ma anche no ;)) Muffin al cacao e mele;
dei mini Muffin post-Santa-Lucia.
Oppure potreste regalare la Martorana, sia sotto forma di fruttini, sia decorandoli a mano, liberamente, magari prendendo spunto dalla foto di una ricetta di un libro che mi ha prestato un’amica

Se volete riprodurre i dolci fantasia di pasta di mandorle proposti dal libro, ecco la ricetta, tratta da Scuola di Cucina della Curcio :

Vi ho già parlato, infatti, del metodo a freddo per fare i fruttini di Martorana.
Stavolta però vi passo la ricetta del metodo a caldo, detto anche metodo all’antica, che ho trovato su un libro di dolci siciliani.
FRUTTA MARTORANA ALL’ANTICA
ispirato a “La pasta reale” da I dolci siciliani

INGREDIENTI:
1 kg di farina di mandorle

1 kg di zucchero
250 g di acqua (200)
mezza bustina di vaniglia (2-3 bustine)
aggiunta di 2 cucchiai di amido (mia variante)
Mescolate la farina con l’amido e la vaniglia. Fate sciogliere lo zucchero a fiamma bassa, sempre mescolando, nell’acqua. Appena qualche goccia di zucchero si allungherà, sarà il momento di versare la farina di mandorle. Mescolate bene e versate su un piano bagnato. Lasciate raffreddare e lavora la pasta fino a ottenere un impasto liscio e compatto. 
Poi date la forma che preferite.
Le regole per colorare questi dolcetti sono quelle che ho indicato nel metodo a freddo.

Come si nota anche dalle foto, con questa ricetta si sono formate non poche crepe nei fruttini. 

Grazie ai consigli della foodblogger palermitana Cinzia, ho capito che le crepe sono causate dall’aggiunta di amido, che fa asciugare eccessivamente la pasta di mandorle: ecco perchè aumentano giorno dopo giorno. 
Se volete provare questo metodo, levate l’amido e utilizzate lo zucchero a velo industriale e non lo zucchero semolato; non dovreste avere problemi. 
Se invece preferite il metodo a freddo, levate comunque l’amido, utilizzate lo zucchero a velo industriale e avrete dei dolcetti perfetti ;)!
Non a caso né l’autrice del libro né Cinzia (ecco la sua ricetta: a’ marturana) consigliano di aggiungere amido nell’impasto.
E ora ho capito perchè.
A presto ;)!

Quale comfort food preferite?

Qual è il vostro comfort food preferito?
Qual è la ricetta che vi conforta e che vi regala un pizzico di buonumore?
Ho chiesto su facebook e ho ottenuto varie risposte.
Chi preferisce la crème brulée, chi la torta di mele, chi la cioccolata calda, chi una crema di verdure accompagnata da crostini, chi il pudding alla vaniglia con caramello, chi preferisce cose cioccolattose, o vellutate, o una zuppa di legumi, oppure i dolci, in generale; chi si conforta con patate al forno con rosmarino, timo, cipolla sottilissima, pangrattato, olio e peperoncino, oppure con dei broccoli con la cipolla gratinati al forno.
Io vado matta per il cioccolato, ma fin da piccola impazzisco in modo particolare per la Frutta Martorana, i dolci di pasta reale (a forma di fruttino, appunto), che tradizionalmente in Sicilia vengono regalati per il Giorno dei Morti.
Non so spiegarvi la mia preferenza per la Martorana.
Forse per la sua semplicità, unita all’estrema bontà, conferita dalla farina di mandorle? O per l’insieme di ricordi che contiene? O forse per un miscuglio di vari fattori?
Ad ogni modo, confesso: non sono brava come Cinzia o Stefania; inoltre, la mia versione, quella “di famigghia“, è molto ma mooolto più “rustica”, diciamo così (sia per la mancanza del glucosio, sia per il mancante tocco finale, ottenuto con la vernice alimentare); ci tenevo però a condividere quest’altra esperienza familiare ^__^!
Un dolce che preparo sempre con mia madre, molto ma molto più brava di me ^^”
Confessione numero 2: la martorana che vedete in foto l’ho fatta l’anno scorso; spero di riuscirvi a fare vedere quella di quest’anno.

Fruttini di Martorana

INGREDIENTI:
1/2 kg di farina di mandorle
400 g di zucchero a velo
2 bustine di vanillina
2 cucchiai rasi di amido
90 ml d’acqua
colori per alimenti in polvere q.b.
alcool a 90° per liquori q.b.

Mescolate
la farina con lo zucchero, l’amido e la vanillina.
Impastate velocemente
(per evitare la fuoriuscita dell’olio delle mandorle, che rovinerebbe
tutto) con l’acqua. Poi, date la forma che preferite.
I fruttini di pasta reale sono modellati con l’aiuto degli appositi stampini. In casa, per evitare che la pasta si attacchi allo stampo, lo ricopro con un po’ di pellicola; una volta formato il fruttino, lo estraggo aiutandomi con la pellicola.
Se non avete o non trovate gli stampi, potete comunque modellare la pasta a mano libera, realizzando delle decorazioni più o meno facili. Su un libro che mi
ha prestato un’amica ho visto la ricetta di dolcetti di pasta reale fatti a mano,
senza stampi; non appena riuscirò a recuperarla, ve la passerò ;)!
Per colorare la pasta reale, dovete lasciare asciugare i fruttini/quello che preferite per un giorno.
Il
giorno dopo, diluite i colori per alimenti in polvere in una soluzione
al 50% di acqua e alcool e decorate i fruttini, aiutandovi con un pennellino.
Fate asciugare per un altro giorno…e il
gioco è fatto ;)!


Una torta speciale per una sfida speciale

Prima che l’anguria vada in letargo, volevo farvi vedere questa torta speciale. No, non è speciale perchè l’ho fatta io; del resto non è tutta farina del mio sacco, visto che senza la ricetta della foodblogger palermitana Fina questa torta probabilmente non sarebbe mai finita nel mio blog. E allora perchè è speciale?? Perchè è una delle torte tradizionali palermitane che preferisco…del resto, da alcuni anni, nel vassoio di pasticceria mignon per il mio compleanno (mi piace scegliere, checcevoletefà XD!) almeno una fila di crostatine al gelo di mellone ci finisce sempre XD :P! La scorsa settimana, però, ho pensato di provare a fare la classicissima crostata in casa, per il compleanno di mia nonna, vista l’esperienza positiva di quest’estate col gelo di mellone.
Mentre cercavo informazioni, mi è tornato in mente il film La fame e la sete

Ancora adesso mi chiedo se l’associazione con questo film di Antonio Albanese sia solo un caso; ma forse il caso non esiste, neanche per questa torta, che, riflettendoci bene, è molto simile a questa commedia: è leggera, non perchè povera di grassi, ma perchè può essere tranquillamente divorata alla fine di una cena…e credetemi, la cena per il compleanno di nonna non è stata per niente leggera 😉 XD! Nonostante i 77 anni suonati e il nostro “nonna, non ti preoccupare, pensiamo a tutto noi”, ci ha fatto trovare un picchio pacchio divino, perchè non importa se dopo c’è sfincione e focaccia farcita, “ru fili ì pajsta, giustu p’assaggiallu“…si, proprio come la caponatina da antipasto di Alex Drastico, eheheh :D! Del resto, da una nonna palermitana DOC che ci si può aspettare? ^__^ A me la mamma di Alex ricorda proprio nonna, vedi che caso…ma mi sa che non sono la sola a pensarlo eheh :D! E poi è spiritosa e frizzante, mai banale, senza pretendere di essere perfetta…se ci fate caso, la mia versione è piena di piccoli errori, a cominciare dalle spaccature sulla superficie del gelo…sigh ç__ç…non avrei dovuto lasciarlo riposare 5 minuti in più nel forno spento :(!

 

CROSTATA CON GELO DI MELLONE
ispirata alla ricetta di Fina



Intanto vi passo la ricetta di questa crostata, promettendovi di passarvi al più presto la ricetta del picchio pacchio di nonna, proprio come ho fatto col limoncello ;)!

Per la pasta frolla, io ho seguito le dosi e il procedimento della frolla 1 di Fina
Come faccio da un po’, lavoro gli ingredienti con la planetaria, utilizzando la frusta flessibile; in alternativa, va bene anche il mixer o la lavorazione velocissima a mano ;)!
Dopo averla fatta riposare in frigo per circa 1 ora, imburrate e infarinate lo stampo (io ne ho utilizzato uno a fascia apribile) e stendete la frolla a uno spessore di 4/5 mm, proprio come consiglia Fina. Preparate le striscette (o, se preferite, delle decorazioni alternative), aiutandovi con un foglio di carta forno; quindi fatele riposare in frigo per almeno 10 minuti, perchè indurendosi le strisce non sprofonderanno nel gelo. Io ho fatto riposare in frigo la base della crostata e i fiori mentre preparavo il gelo.
Inoltre, ho surgelato l’impasto avanzato, visto che ho utilizzato uno stampo da 26 cm.

Per il gelo di anguria, per semplificarvi la vita 😉 vi ridò le dosi necessarie per 1 litro:

80 g di amido di mais
100 g di zucchero
cioccolato fondente q.b. (omesso)
1 pugnetto di gelsomini
pistacchi q.b.
Per ottenere un litro di gelo, passate al setaccio (ma noi usiamo il passaverdure, giusto per fare
tutto più velocemente; potreste provare ad utilizzare anche la centrifuga) la polpa dell’anguria. 
Con una frusta, fate sciogliere l’amido versandovi il succo dell’anguria
a filo. Una volta sciolto l’amido, versate il composto ottenuto in una pentola
insieme al succo d’anguria rimasto, allo zucchero e a un poco d’acqua, in cui avrete lasciato a macerare per una notte i gelsomini. Se doveste dimenticare di preparare l’infuso di gelsomino (proprio com’è successo a me questa volta), unite i fiori di gelsomino al succo, che leverete dal gelo a fine cottura, aiutandovi con un colino; in questo modo, poi, il sapore dell’amido sarà meno evidente ;)!
Mettete sul fuoco e, mescolando continuamente, portate a lieve bollore a
fiamma media; quindi abbassate la fiamma al minimo. 

Non appena il succo avrà cominciato ad addensarsi, toglietelo dal fuoco.

Quando il gelo sarà a temperatura ambiente, versatelo sulla base della crostata e aggiungete le decorazioni di pasta frolla. 
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30-35 minuti. La crostata è pronta non appena inizia a colorarsi.
Proprio come suggeritomi da Fina, il gelo continuerà ad addensarsi durante il raffreddamento della crostata; non appena sarà completamente freddo, fatelo riposare in frigo per almeno una notte. Quando il gelo sarà denso, decorate la torta coi pistacchi tritati al momento e, se preferite, anche con del cioccolato fondente ridotto in scaglie sottilissime e piccolissime.
E con questa ricetta partecipo al contest di Patty, Cinegustologia
A presto ;)!

Gelo di mellone

Ci sono ricette che entrano in casa sia perchè fanno parte della tradizione sia perchè qualche componente della famiglia inizia a sperimentare.
Nel mio caso, questa ricetta della tradizione siciliana (infatti “mellone” in siciliano significa “anguria” ;)) è entrata in casa grazie a mio fratello, che qualche anno fa, non si sa bene come né perchè, ha iniziato a sperimentare. E anno dopo anno il gelo diventava sempre più buono, al punto che ormai compriamo raramente questo dolce in pasticceria…ma è pure vero che difficilmente si resiste ai cornetti e alle crostate ripieni di gelo delle migliori pasticcerie palermitane…provare per credere XD!
E io quest’anno vi passo la ricetta, visto che per la prima volta sono riuscita a farlo anch’io (con la collaborazione di fratellozzo, però)…ma non sarà l’ultima, visto che è un dessert abbastanza semplice da fare, al contrario di quello che pensavo :D! Se poi in casa avete un libro che vi aiuta, il procedimento sarà ancora più semplice ;)!

GELO DI MELLONE
ispirato alla ricetta
tratta da “I dolci siciliani”, di M. A. Di Leo
Come al solito, gli ingredienti del libro sono in corsivo, mentre trovate le mie modifiche tra parentesi ;)!
INGREDIENTI
un’anguria da 4 kg circa (3,5 l di succo di anguria)
250 g di amido per dolci (280 g di amido di mais)
300 g di zucchero (350 g di zucchero)
150 g di cioccolato fondente (omesso)
1 bustina di vaniglia
50 g di gelsomini
50 g di pistacchi tritati (omesso)
50 g di zucca candita (omesso)
Passate al setaccio (ma noi usiamo il passaverdure, giusto per fare tutto più velocemente) la polpa dell’anguria, ottenendo circa tre litri e mezzo di succo. 
Con una frusta, fate sciogliere l’amido versandovi il succo dell’anguria a filo. Una volta sciolto l’amido, versate il composto ottenuto in una grossa pentola (magari una di quelle che usate per le marmellate) insieme al succo d’anguria rimasto, allo zucchero e a un bicchiere d’acqua, in cui avrete lasciato a macerare per una notte i gelsomini. Mettete sul fuoco e, mescolando continuamente, portate a lieve bollore a fiamma media; quindi abbassate la fiamma al minimo. 
Non appena il succo avrà cominciato ad addensarsi, toglietelo dal fuoco e aggiungete la bustina di vaniglia. A questo punto, potreste aggiungere la zucca candida a pezzetti, ma io non la metto mai.
Versate in appositi contenitori di vetro o in coppette di vetro monoporzione. Non appena il gelo sarà a temperatura ambiente, fatelo addensare in frigo per almeno una notte; la mattina successiva dovrebbe essere perfetto, in caso contrario lasciatelo in frigo anche tutto il giorno successivo (nel mio caso, è bastata sempre una notte, ma non si sa mai ;)).
Tradizionalmente, il gelo viene decorato con cioccolato fondente a pezzettini e pistacchi tritati. Ma io normalmente preferisco il gelo al naturale; lo decoro solo per le feste ^_^
Servite freddo ;)!
E se volete vedere l’effetto del gelo, decorato a dovere, andate a curiosare da Cinzia, la mitica foodblogger palermitana che per l’incontro del 29 giugno ha preparato un gelo di mellone non strepitoso, deppiù ^___^!
A proposito, non fate caso all’acqua che vedete sulla superficie del gelo: è la condensa che si forma spostando la ciotola dal frigo al tavolo della cucina, devastata dai 36° e passa del momento eheheh XD :P!!!
Aggiornamento del 10/9/12: con questa ricetta, ho preparato anche un altro dolce palermitano, la crostata al gelo di mellone ^_^!
E anche con questa ricetta partecipo allo Starbooks di MT

Alla prossima ;)!


Agar-agar, nocepesche e albicocche

Ecco cosa si combina quando in casa è appena arrivato un nuovo ricettario e quando si ha una confezione di agar-agar in barre prossima alla scadenza. Unitevi l’emozione di un discreto bottino al mercato di villa Sperlinga e otterrete un esperimento non buono, deppiù XD!

CONFETTURA DI NOCEPESCHE E ALBICOCCHE
CON AGAR-AGAR

Una confettura nata dopo aver notato l’ultima ricetta di un meraviglioso libro,
Confiture d’abricots ou de prunes toute simple“. Ovviamente il tipo di frutta è solo un suggerimento, potete creare i mix di frutta che preferite (evitate però frutti aciduli come arance e limoni, o per lo meno informatevi prima, perchè su questo non ho esperienza). E se volete una confettura meno gelatinosa, diminuite l’agar in barre a 8-10 grammi. Se la consistenza non dovesse andare bene, diminuite ancora; io però non scenderei al di sotto dei 5 grammi. Se invece utilizzate l’agar in polvere, 2 grammi per kilo sono più che sufficienti, proprio come consiglia Cléa.

INGREDIENTI
Per circa 6 vasetti da 250 g:
1 kg di albicocche o prugne snocciolate (1 kg di albicocche snocciolate)
1 kg di nocepesche snocciolate (mia variante)
500 g di zucchero di canna (600 g di zucchero)
2 g di agar agar (15 g di agar agar in barre)

Iniziate tagliando a pezzettini le nocepesche e le albicocche, che metterete in una ciotola insieme allo zucchero; mescolate e conservate in frigorifero. Dopo 1 o 2 ore, recuperate il succo rilasciato dalla frutta e utilizzatelo per ammollare le due barre di agar-agar ridotte in pezzetti.
Appena l’agar si sarà ammorbidito, mettete la
frutta in una grossa pentola d’acciaio e fate cuocere a fuoco alto fino a ebollizione.
Quindi, continuate a cuocere la frutta a fuoco basso, mescolando
periodicamente per evitare che si bruci, per circa 20 minuti.
Nel frattempo (cioè dopo almeno 10 minuti dalla cottura della frutta a pezzetti), mettete sul fuoco il succo della frutta unito all’agar-agar, portate a ebollizione e fate bollire a fuoco basso per 15 minuti mescolando periodicamente. A questo punto l’agar-agar si sarà già sciolto.
Quindi unite questo mix al resto della frutta, che farete cuocere per altri 10 minuti (quest’ultimo passo è stato un mio esperimento, visto che Cléa parla di agar in polvere e non in barre, quindi il procedimento finale è leggermente diverso e potete leggerlo anche nel suo blog).
Conservate la confettura bollente in barattoli sterilizzati
(possibilmente di medie dimensioni, cioè da massimo 300g); mettete i barattoli in una cesta, avvolti da una coperta di lana fino a quando
non si sarà creato il sottovuoto e non si saranno completamente
raffreddati (e per non meno di 24 ore). A raffreddamento avvenuto, la confettura risulterà gelatinosa, dall’apparenza quasi industriale XD!

A presto ;)!

Gluten Free No-Bake Cheesecake

Un cheesecake senza cottura al quark e marmellata di mirtilli

GLUTEN FREE NO-BAKE CHEESECAKE
ispirato alla Torta di formaggio ai lamponi

Era da un sacco che volevo rifare un cheesecake senza cottura, dopo aver provato la scorsa estate la ricetta di Stephanie (ma usando la gelatina, senza ancora non l’ho provata e non ho voluto rischiare).
Le parti in corsivo, come al solito, sono tratte dal libro ;)!

250 g di biscotti sbriciolati (300 g di frollini classici senza glutine)
60 g di burro fuso (100 g di burro morbido, a pezzetti)
15 g di gelatina in polvere (20 g di gelatina in fogli, cioè 10 fogli)
4 cucchiai di acqua (sostituita con pochissimo latte)
125 ml di doppia panna (omessa)
500 ml di purè di lamponi (omesso)
125 g di zucchero semolato (30 g di zucchero)
250 g di ricotta (1 kg di quark mezzo grasso)
2 cucchiai di zucchero (mia variante)
400 g di quark ai mirtilli (mia variante)
marmellata di mirtilli q.b. (mia variante)

Le basi di biscotti sbriciolati vengono di solito fatte raffreddare in frigorifero finchè non si sono indurite e si usano per rinfrescanti dolci al formaggio, come qui, ma anche per torte al formaggio cotte in forno.
Per la base, io ho seguito la ricetta di Arabafelice per una crostata senza cottura, che prevede il burro morbido tagliato a pezzetti al posto del burro fuso.
Sbriciolate grossolanamente i biscotti nel mixer. Aggiungete il burro morbido tagliato a pezzetti e azionate il mixer fino ad ottenere un composto perfettamente sbriciolato e sabbioso.
Pressate il composto sul fondo di una teglia a fascia apribile di 26 cm (ricoperta di carta forno), lisciandolo e appiattendolo con un cucchiaio per fare uno strato uniforme. Mettete la base, ricoperta di alluminio o pellicola trasparente, in frigorifero per almeno un’ora.
Io ho fatto due strati di crema, perchè all’inizio pensavo che il primo strato potesse essere sufficiente…ma mi sbagliavo.
Per la crema, quindi, fate ammorbidire i fogli di gelatina in un po’ d’acqua; una volta ammorbiditi, strizzateli e fateli sciogliere in un po’ di latte precedentemente riscaldato, mescolando bene e fino a quando la gelatina si sarà totalmente sciolta. Fate raffreddare.
Nel frattempo, mischiate il quark mezzo grasso, il quark ai mirtilli e lo zucchero con tanta marmellata di mirtilli quanto basta.
Non appena il composto di latte e gelatina sarà a temperatura ambiente, aggiungete un cucchiaio di crema, per evitare i grumi causati dallo choc termico. Mescolate e poi aggiungete altri due cucchiai di crema, sempre uno dopo l’altro e solo dopo aver mescolato bene. Aggiungete il composto al resto della crema e mescolate bene.
Versate nella tortiera. Lasciate in frigorifero per almeno 4 ore, meglio ancora tutta la notte.
Al momento di servire, per togliere il bordo della teglia, appoggiate la teglia sopra una ciotola un po’ più piccola; sfilate il bordo della teglia tirandolo verso il basso, lasciando la torta sulla base di metallo.

A presto ;)!