Tag Archives: regali home-made

*Moelleux au chocolat*…ma rivisitato ^_^!

Cioccolato per il weekend.
Cioccolato dopo una bella nuotata in piscina…va bene che l’estate si sta avvicinando alla velocità della luce, ma lo sport ha il brutto vizio di far diminuire i sensi di colpa, vero? 😛
Cioccolato come metodo di teletrasporto nel passato e in terra francese, in particolare all’interno di quei panifici di Saint-Germain-en-Laye dove ho assaggiato un meraviglioso moelleux au chocolat, che non credo dimenticherò tanto facilmente :P!
E nel libro di Aran non noto la ricetta del molten chocolate cake?


Ora, il molten chocolate cake non è altro che il *fondant au chocolat*. 
Quindi l’esterno deve risultare cotto, mentre l’interno resta fuso, a mo’ di crema (ma magari l’avete già fatto e quindi non vi dico nulla di nuovo).
Però il moelleux au chocolat assaggiato in Francia, qualche mese fa, mi è piaciuto talmente tanto che ho voluto fare questa ricetta replicando quella consistenza speciale.
Il sapore della ricetta *cioccolattosa* che vi propongo è identico a quello francese, con l’unica aggiunta speciale conferita dalla crema di mandorle.
Un’autentica delizia, proprio come speravo ^_^!
Il risultato, del resto, come spiega poi anche il Larousse, dipende esclusivamente dai tempi di cottura ;)!
Con un tortino simile, poi, una tazza di tè nero alla melagrana e ai mirtilli rossi ci sta benissimo ;)!

Moelleux au chocolat et aux amandes
dal ricettario “Small Plates and Sweet Treats

Non vi fate sconvolgere dalla presenza della barbabietola, il sapore non si sente, ma conferisce la giusta umidità al dolce.
Del resto, l’esperienza avuta con una torta alla barbabietola di Aran insegna.
Ingredienti per 4 tortini morbidi al cioccolato e mandorle:
1 barbabietola di media grandezza (1 barbabietola precotta)
170 g di cioccolato fondente extra (io al 50% di cacao)
60 g di crema di mandorle al 100% (io fatta in casa)
2 uova (io 2 albumi)
2 tuorli (omessi)
50 g di zucchero muscovado (io zucchero bianco, le mandorle le ho quasi sempre in casa, lo zucchero grezzo no)
2 cucchiai di farina di riso integrale finissima

1/4 cucchiaino di fleur de sel (non ne avevo, ma conoscendo questo tipo di cioccolato, ci starebbe benissimo)

2 cucchiaini di zucchero a velo alla cannella, homemade (mia variante)


Aran fa cuocere la barbabietola in acqua bollente, per 35-40 minuti, fino a quando non è tenera.
Io, quando sono di stagione, le cuocio a vapore e quelle che restano (in fondo per il dolce se ne usano solo 60 grammi) le uso insieme alle foglie per fare un’insalata, con o senza patate. Visto che per ora non sono di stagione, ho usato quelle precotte. La parte rimanente, l’ho usata per un’insalata di scarola e mozzarella (almeno così sparisce il sapore dolciastro tipico di quelle precotte).
Una volta cotte, frullate 60 grammi di barbabietola.
Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato e la crema di mandorle. Una volta sciolti, fate raffreddare su una gratella.
Preriscaldate il forno (io ventilato, altrimenti nel mio forno i dolci non si cuociono più, vai a capire perchè) a 220° (io a 180°).
Nella ciotola del mixer, frullate le uova, i tuorli (io ho usato solo gli albumi) e lo zucchero ad alta velocità, per 5 minuti, fino ad ottenere una crema giallo paglierino, all’incirca.
Aggiungete il composto di mandorle e cioccolato, la purea di barbabietola, i due cucchiai di farina di riso integrale e il fleur de sel, se l’avete. Io ho aggiunto lo zucchero a velo alla cannella.
Frullate a velocità media fino ad ottenere un impasto omogeneo e cremoso.
Distribuite l’impasto in 4 terrine monoporzione oliate o imburrate.

Se, come me, volete un interno morbido e umidiccio, ma compatto, fate cuocere in forno ventilato (o statico, se il vostro forno riscalda bene) a 180° per 20-25 minuti, fino a raggiungere la consistenza desiderata.

Se la temperatura del forno è quella della ricetta originale, cioè a 220°, otterrete invece dei tortini dal cuore fondente. Fate cuocere in tal caso per 8-10 minuti, come consigliato da Aran.

E con questa ricetta partecipo al Gluten Free Friday

Buon weekend ^_^!


Ulteriori appunti sparsi parigini…e una ricetta ^_^!

Gironzolando per Saint-Germain-en-Laye, ho notato delle chicche francesi e non.
Saint-Germain-en-Laye è strapiena di posti deliziosi, ma i miei preferiti son rimasti sempre gli stessi, anche a distanza di mesi. 
A Bel-Air, un quartiere alla periferia di Saint-Germain-en-Laye, a circa mezz’ora a piedi dal centro, nemmeno 10 minuti in autobus, c’è una boulangerie che mi manca da morire, soprattutto per il loro pan brioche (una commessa, la prima volta che mi vide -e chi se lo scorda XD!!!- mi disse che grigliato era perfetto anche con il foie gras….io non ho provato, ma se voi siete curiosi…^_^!) e il loro pane di segale (non era quello di Collalbo, ma sempre delizioso era XD!).
In pieno centro, volete proprio sapere qual era il mio bar preferito? L’espresso del Café de l’Industrie meritava almeno una visita a settimana ^_^!
E se nel weekend, prima di prendere il RER per Parigi, non avevo tempo di andare fino alla piazza centrale per colazione, una brioche o un croissant al volo da Hardy. Se avevo voglia di far le cose con calma, un espresso, un croissant e una spremuta fresca d’arancia da Gontran Cherrier. E infatti il panettiere/pasticcere Gontran Cherrier l’ho scoperto proprio bazzicando per Saint-Germain-en-Laye…piccola com’è, è difficile non notare i posti belli ^_^! Sempre nel weekend, di domenica, a volte gironzolavo per il mercato della città, a caccia di leccornie o di dvd o di Converse o di idee per Natale o per semplice voglia di curiosare per le bancarelle di un mercato tipicamente francese.
Di settimana, era impossibile non fare un salto alla torrefazione della zona, Cafés Marc, carissima, con prezzi tipicamente francesi, ma con una qualità di prodotti e una gentilezza e una competenza del personale tale da meritare una periodica sosta, per un espresso, una confezione di caffè macinato sul momento o un pensierino (di solito caffè XD!) per amici. E se passavo in centro le ore libere della mattina, prima del corso di francese, a volte ci scappava una pausa pranzo da Eric Kayser o da Gontran Cherrier. Oppure, quando ero in fase bio, bazzicavo in rue de Poissy, fino a Naturalia, per del latte di mandorle, del tofu al curry e mango o due fette di pain d’épices di segale.
E a caccia di regali di Natale, son finita da Home, dove ho trovato delle deliziose tazze Bloomingville da regalare…peccato non aver avuto abbastanza spazio in valigia per portarne una a casa.
E a proposito di pain d’épices…ecco la ricetta promessa ;)!
PAIN D’EPICES 
DI GRANO SARACENO, MIGLIO, MAIS E RISO INTEGRALE
ispirato a una ricetta di Mercotte
INGREDIENTI
320 g di miele di fiori (300 g di miele di fiori d’arancio e millefiori))
55 g di uova (1 uovo da 50 g)
270 g di farina debole (200 g di mix di farine integrali senza glutine e biologiche (mix contenente farina di grano saraceno, di miglio, di mais e di riso integrale))
9 g di bicarbonato di sodio (1/2 cucchiaino di bicarbonato)
110 g di burro (io burro bavarese)
130 g di latte fresco intero (150 g di latte parzialmente scremato)
6 g di cannella in polvere (omesso)
1 g di chiodo di garofano in polvere (omesso)
1 g di cardamomo in polvere (omesso)
1 g di zenzero in polvere (omesso)
150 g di marmellata di albicocche (omesso)
il succo di un’arancia (omesso)
arancia candita in fette (omesso)
70 g di farina di grano saraceno fine (mia variante)
2 cucchiai di farina di grano saraceno grossa
1 bustina di polvere lievitante per dolci
2 cucchiaini di mix di spezie per pain d’épices
Preriscaldate il forno a 180°.
Fate fondere il burro a pezzettini con il latte, al minimo; quindi fateli raffreddare.
Casomai il miele fosse troppo denso, come nel mio case fatelo fondere a bagnomaria al minimo
In una ciotola, setacciate farina e bicarbonato e unite poi le spezie.
Mischiate uova e miele nel robot. Aggiungete il latte col burro.
Quindi unite gli ingredienti secchi.
Se non doveste trovare la farina di grano saraceno grossa senza glutine, cioè non contaminata, unite un cucchiaio di farina di grano saraceno fine alla volta, andando ad occhio, fino ad ottenere un composto cremoso. Oppure potete utilizzare la farina di riso integrale o quella di riso bianca finissima.
Versate il composto negli stampi imburrati e infarinati (o ricoperti di carta forno) e fate cuocere per circa 40-45 minuti. Comunque fate sempre la prova dello stecchino.
Fate riposare il dolce per almeno 2-3 giorni, ricoperto di carta stagnola.
Se volete seguire il consiglio di Mercotte (mi è tornato in mente solo la mattina in cui l’ho tagliato per colazione), imbevete con un pennello per dolci il pain d’épices ancora caldo con il succo d’arancia; aggiungete, in caso, anche la marmellata di albicocche (fusa a bagnomaria) e decorate con le fette di arancia candita, una stella di anice stellato e un pezzo di stecca di cannella. Un regalo perfetto, proprio come suggerisce Mercotte ^_^!

E con questa ricetta partecipo al E’ senza? E’ buono

Buon weekend ^_^!

Speculoos

Avevo già parlato degli Speculoos, i biscotti speziati che in Belgio si regalano tradizionalmente ai bambini il 6 dicembre, per San Nicola. Sembra poi che siano dei biscotti invernali tipici del nord Europa e molto probabilmente è così, altrimenti non mi spiego come mai a Brema accompagnano tradizionalmente il vino caldo speziato. Pensavo, poi, di averli conosciuti lì, a Brema…beh, invece mi sbagliavo. Solo dopo una miriade di visite in foodblog francesi e belgi ho capito che i piccoli Lotus che accompagnavano l’espresso sia a Lille che a Bruxelles durante l’Erasmus non erano altro che degli speculoos…aaah, la vita da studente, credo che a volte rincretinisca un po’ troppo, per lo meno la sottoscritta :P! E visto che a Lille mi dissero, due giorni dopo il mio arrivo, che potevo visitare il Belgio prendendo un semplice autobus (da palermitana che si sente perennemente isolata dal mondo, pensavo m’avessero preso in giro…e invece…^^”), non potevo non far partire l’avventura *speculoos* rendendo omaggio a una rubrica piena di ricette Ch’ti, perchè non smette di farmi ricordare questa splendida regione del nord della Francia, il Nord-Pas de Calais.

SPECULOOS
ispirati a una ricetta di Amuses Bouche
Visto che dopo il primo esperimento di domenica scorsa e la seconda infornata di ieri, mio fratello non la smette di farmi i complimenti e di dirmi che non sono puzzolenti come quelli presi da Naturasì, vi lascio la ricetta originale in corsivo, mentre tra parentesi trovate le mie modifiche ;)!
Come vi dicevo, il burro bavarese lo trovate sia da Auchan che da Naturasì.

INGREDIENTI:
600 g di farina (500 g di farina 00)
100 g di farina di riso (mia variante)
360 g di cassonade (200 g di zucchero bianco + 160 g di zucchero di canna, non ne avevo abbastanza)
120 g di burro (180 g di burro bavarese freddo)
1 pizzico di sale
1 cucchiaino da caffè di cannella in polvere (2 cucchiai di cannella)
1/2 cucchiaino da caffè di un mix di 4 spezie (omesso, non lo avevo)
1/2 bustina di lievito per dolci (1 1/2 cucchiaino da caffè di bicarbonato)
8 cl d’acqua (acqua fredda q.b.)
50 ml di latte di kefir (mia variante)
5 tuorli (mia variante)
zenzero grattugiato q.b. (mia variante)
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano (mia variante)

E solo una mia critica: per ottenere un risultato identico all’originale almeno al 90%, è necessaria la miscela di spezie per speculoos, come consigliato nella ricetta originale. Devo provare a cercarla!

Nella planetaria, con la frusta a foglia in acciaio, lavorate la farina con il burro freddo tagliato a pezzetti. Appena si saranno formate delle briciole, aggiungete gli altri ingredienti e lavorate il tutto velocemente. Quindi, trasferite l’impasto su un ripiano infarinato ed effettuate il fraisage: con il carpo della mano (una delle parti più fredde, se ci fate caso, anche dando un’occhiata al video), “spalmate” un pezzo di impasto alla volta verso l’esterno, per miscelare al massimo burro e farina, proprio come consigliato nel libro. Ricoprite l’impasto con la pellicola trasparente e fatelo riposare in frigo per almeno 2 ore.
Stendete l’impasto su un ripiano infarinato e datevi la forma desiderata. I biscotti devono essere spessi almeno 5 mm (larghi 1 cm e lunghi circa 5 cm; ma non siete obbligati).  Potete decorarli con le mandorle, come consigliato nella ricetta originale; io però non l’ho fatto.
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 15-20 minuti o fino a quando inizieranno a scurirsi.
Una tazza di tè nero è l’accompagnamento ideale, oltre al vino caldo speziato e natalizio ^_^!

E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.


Crema di mandorle e nocciole, al 100% e casalinga ^_^!

Se seguendo un blog iniziaste a conoscere le creme tratte dalla frutta oleaginosa e vi rendeste conto che possono essere riprodotte in casa, cosa fareste?
Beh, io ci ho provato ;), prendendo spunto dalle due ricette consigliate da Clea, quelle di Virginie e Pascale.
Ho recuperato gli ingredienti, ho tirato fuori il mixer e in meno di 2 ore era tutto pronto ^_^!
Secondo i consigli di Virginie e Pascale, sarebbe meglio non far surriscaldare il mixer e la frutta oleaginosa, facendo delle piccole pause, per evitare la perdita di parte delle sue proprietà nutritive.
Per la seconda crema, quella di nocciole, ho fatto un’unica tirata, senza pausa, per capire se il surriscaldamento potesse rovinare anche il sapore della frutta ridotta a crema: nessun problema ;)!
Quindi, a voi la scelta ;)!

CREMA DI MANDORLE, AL 100%
 ispirata a un’idea di Virginie e Pascale

INGREDIENTI
300 g di mandorle
un mixer
Fate asciugare la frutta in una padella, mescolando spesso, per qualche minuto, evitando che si bruci. Deve essere appena tostata. Levatela quindi dal fuoco e fatela arrivare a temperatura ambiente.
Nel mixer, a velocità media, riducete le mandorle quasi in polvere.
Fate riposare il tutto per almeno 10-15 minuti, per evitare il surriscaldamento di motore e frutta.
Azionate il mixer per altri 5-10 minuti. A questo punto, le mandorle in polvere inizieranno sempre più a compattarsi. Rispettando il riposo tra una fase e l’altra, vi accorgerete che l’impasto tende ad attaccarsi alle pareti. Riunitelo aiutandovi con una spatola. Frullate ancora.
Tra una fase e l’altra, se doveste avere l’impressione che la massa di mandorle non tende ad assumere le sembianze di una crema, non scoraggiatevi ;)! Tra una fase di riposo e l’altra, dopo 1 ora e mezza, 2 ore (dipende anche dal numero di pause effettuate) vi accorgerete che la massa pastosa di mandorle, continuando a frullare, si ridurrà in una massa cremosa, come in foto o come la crema di mandorle che si trova in commercio. Mi riferisco ovviamente alla crema di mandorle (con o senza pellicina) composta al 100% da mandorle, priva di altri ingredienti e reperibile nelle botteghe biologiche.
Una crema deliziosa su una fetta di pane, tostato o no, magari anche casalingo, oppure da utilizzare per…beh, ve lo dirò presto ;)!
Con la ricetta della crema di mandorle, partecipo all’iniziativa Salutiamoci, che per febbraio prevede le mandorle.
CREMA DI NOCCIOLE, AL 100%
 ispirata a un’idea di Virginie e Pascale

INGREDIENTI
300 g di nocciole
un mixer
Fate asciugare la frutta in una padella, mescolando spesso, per qualche minuto, evitando che si bruci. Deve essere appena tostata. Levatela quindi dal fuoco e fatela arrivare a temperatura ambiente.
Nel mixer, a velocità alta, riducete le nocciole quasi in polvere.
Fate riposare il tutto per almeno 10-15 minuti, per evitare il surriscaldamento di motore e frutta.
Azionate il mixer per altri 5-10 minuti. A questo punto, le nocciole in polvere inizieranno sempre più a compattarsi. Vi accorgerete che l’impasto tende ad attaccarsi alle pareti. Riunitelo aiutandovi con una spatola. Frullate ancora.
Tra una fase e l’altra, con le pause necessarie per staccare l’impasto dalle pareti, se doveste avere l’impressione che la massa di nocciole non tende ad assumere le sembianze di una crema, non scoraggiatevi ;)! Tra una fase di riposo e l’altra, dopo circa 45 minuti o 1 ora (dipende anche dal numero di pause effettuate) vi accorgerete che la massa pastosa di nocciole, continuando a frullare, si ridurrà in una massa cremosa, come in foto o come la crema di nocciole che si trova in commercio. Mi riferisco ovviamente alla crema di nocciole composta al 100% da questa frutta oleaginosa, priva di altri ingredienti e reperibile nelle botteghe biologiche.
Una crema deliziosa su una fetta di pane, tostato o no, magari anche casalingo, oppure da utilizzare per…beh, ve lo dirò presto ;)!

Sapori e profumi che sanno di Francia

Quando la scorsa settimana ho visto una meravigliosa ricetta di pain au chocolat, ho pensato che dovevo assolutamente farli anch’io in casa.
Intanto perchè volevo una piccola coccola post gastroenterite distruttiva. Poi perchè i pains au chocolat in Francia erano la mia droga, creando una dipendenza peggiore di quella per i croissants au beurre, soprattutto se accompagnati da un buon espresso, magari in uno di quei locali dove si incontrano soprattutto persone del posto, non importa se siano francesi o stranieri, gente che vive in città, insomma ^_^!
Dopo aver dato un’occhiata anche alle ricette di Mercotte e di Paoletta, sabato mi sono messa all’opera.
Il risultato? Per il primo tentativo ho ottenuto una specie di catastrofe, esteticamente parlando, perchè di sapore l’impasto era buono. La colpa era solo mia :P! Mi dev’essere venuto un attacco di stupidità o di ansia da prestazione, perchè ho fatto lievitare troppo l’impasto (al primo controllo, dopo un’ora e mezza, non mi sembrava pronto…e invece ho sbagliato, avrei dovuto tirarlo fuori dal forno subito; e dire che non è la prima volta che faccio un lievitato -_-”!). Morale della favola, lavorare la pasta è stata un’impresa :(! Al terzo giro di pieghe, esasperata, ho deciso di riprovarci il giorno successivo, anche se mi erano rimasti solo 150 grammi di burro e solo il panetto preliminare per far lievitare il tutto. Ho congelato quindi metà dell’impasto e con l’altra metà ho fatto un fagotto vuoto, senza cioccolato. Buono, ma inguardabile XD!
Domenica mi sono armata di tutta la pazienza che posseggo 😛 e mi sono rimessa al lavoro, stavolta seguendo anche un consiglio di Mercotte, secondo cui l’impasto e la “sfoglia” di burro devono essere lavorati alla stessa temperatura: freddi, appena usciti dal frigo ;)!
Il risultato lo potete vedere sopra e sotto: direi decente esteticamente, non perfetto (ve l’ho detto, io e l’estetica non andiamo d’accordo :P); ma di sapore erano talmente buoni che per ora mi accontento…sempre se avrò mai la pazienza per rifarli XD LOL!

PAINS AU CHOCOLAT
ispirati a una ricetta notata su Andante Con Gusto

Visto che ho cambiato una piccola parte degli ingredienti e del procedimento, seguendo qualche idea di Mercotte e di Paoletta, trovate le mie modifiche degli ingredienti tra parentesi quadre ;)!
Avendo solo 150 grammi di burro per il secondo tentativo, ho deciso poi di ridurre la quantità di burro destinato all’impasto e della farina manitoba.
Inoltre, la parte in corsivo del procedimento è tratta dalla ricetta di Patty.

Ingredienti
460 gr di farina 00 (io ho miscelato 300 gr di 00 e 180 di Manitoba – questo conferisce maggiore croccantezza alle sfoglie) [300 g di farina 00 e 160 g di farina manitoba]
2,5 dl di latte (io ho usato latte fresco parzialmente scremato)
60 gr di zucchero 20 gr di lievito di birra fresco [mezzo panetto preliminare, di uno contenente 300 g di manitoba, 20 g di lievito di birra e circa un bicchiere e mezzo bicchiere di acqua tiepida, proprio come qui]
2 cucchiai di burro (c.ca 40 gr) [20 g di burro]
125 gr di margarina + 125 gr di burro (io 250 gr di burro) [130 g di burro]
1 tuorlo
10 gr di sale [1 cucchiaino raso di sale]
3 pezzi di cioccolato per ogni brioche (c.ca 7/8 gr) 

Per il panetto, la sera prima, sciogliete il lievito in una ciotola con un po’ d’acqua tiepida; aggiungete poi la farina e impastate velocemente con tanta acqua quanto basta per ottenere un panetto simile a una pastella. Fatelo lievitare fino al raddoppio del volume; quindi mettetelo in una ciotola, che coprirete con pellicola trasparente e conserverete in frigo.
Riscaldate leggermente il forno; quindi, fate intiepidire mezzo panetto nel forno. Se invece volete preparare il panetto il giorno stesso; dovete aspettare che raddoppi di volume; ovviamente; per queste dosi usate solo metà panetto ;)!
Sempre la sera prima, avvolgete 130 grammi di burro nella pellicola, battetelo leggermente con il mattarello per farlo ammorbidire e stendetelo fino a quando avrà la forma di un rettangolo, proprio come consiglia Mercotte.

Fate intiepidire il latte.
Nella ciotola della planetaria, miscelate le farine con lo zucchero, quindi aggiungete il panetto preliminare e cominciate ad impastare con il gancio impastatore, aggiungendo lentamente il latte. Quando avrete incorporato tutto il latte, aggiungete il sale; quindi incorporate un pezzettino di burro alla volta. Il procedimento è simile a quello dell’impasto per bigné, al momento dell’inserimento delle uova. Quindi, non aggiungete l’altro pezzettino di burro fino a quando il precedente non è stato completamente incorporato. Impastate a bassa velocità fino a quando non otterrete una massa liscia, che si staccherò dalle pareti della ciotola lasciandola lucida (circa 10 minuti).
Con un coltello, fate una croce sulla pasta, mettetela in una ciotola unta, copritela con un piatto e fate lievitare l’impasto in forno (precedentemente riscaldato) con la luce accesa, fino a quando non avrà raddoppiato di volume. 
Quindi, sgonfiatelo leggermente, avvolgetelo con la pellicola trasparente, stendetelo leggermente e conservatelo in frigo per un’ora, stando ai consigli di Mercotte.
Dopo un’ora, uscite l’impasto dal frigo e stendete il vostro fagottino con il mattarello in un rettangolo di circa 40 x 60. Posizionate la “sfoglia” di burro al centro della pasta e chiudete i due estremi, fissandoli stendendo leggermente la pasta con il mattarello, per evitare che il burro fuoriesca, proprio come qui
Cominciate quindi con la prima piega. Stendete la pasta in un rettangolo di circa 40 x 60. Ruotate la pasta stesa verso sinistra in modo da avere il rettangolo orizzontale. Piegate il lato sinistro verso il centro. Chiudete il lato destro sul sinistro. A questo punto avrete finito il primo giro di piegature. Avvolgete la pasta nella pellicola e mettetela in frigo per almeno 30 minuti.
Ripetete il procedimento. Per schiarirvi le idee, potete controllare i passaggi fotografati da Patty ;)! Con la pasta chiusa a libro davanti a voi, stendetela, quindi ruotatela in orizzontale e chiudetela nuovamente a libro con le due pieghe. Avvolgetela nella pellicola e di nuovo in frigo per 30 minuti. Dovrete ripetere lo stesso procedimento una terza volta e lasciare riposare nuovamente la pasta prima di usarla.
Stendete la pasta in un rettangolo abbastanza sottile. Ricavateci dei rettangoli di circa 9×7 cm.
Posizionate la cioccolata in 3 pezzi sul lato lungo del rettangolo, quindi arrotolate a formare un cilindro. Vi sembrerà che il rotolo non si chiuda bene. Non vi preoccupate. Durante la successiva lievitazione si sigillerà. Trasferiti i cilindri su una teglia coperta di carta da forno, alla distanza di 2,5/ 3 cm, sistemandoli con la chiusura verso il basso, come delle lumachine; spennellateli con il tuorlo sbattuto e diluito con un po’ di latte e fateli lievitare ancora in forno leggermente caldo (tipo 25°-30°) fino a quando non saranno raddoppiati di volume (da 45 minuti a 1h30, all’incirca; comunque controllateli dopo almeno 30 minuti).
Una volta pronti, fateli cuocere in forno caldo e ventilato a 190°, fino a che non saranno dorati e croccanti, per circa 10/20 minuti all’incirca.
Toglieteli dal forno, staccateli delicatamente (continueranno a lievitare mentre cuociono, quindi si attaccheranno) e fateli raffreddare su una gratella.
Tiepidi sono divini *O*! Ma anche le mattine successive saranno buoni, soprattutto se conservati in una scatola di latta; magari riscaldateli in forno o al microonde.
Con queste dosi, dovreste ottenere circa 18 pains au chocolat. Io ne ho ottenuti 12, di cui 5 molto grossi, il doppio di quelli di Patty.
Come mi ha consigliato lei, l’autrice della ricetta che vi ho proposto, se non volete cuocere tutte le brioche, potete congelare le “lumachine” prima di farle lievitare in forno. Oppure potete seguire i consigli di Paoletta (dopo il punto 28), per congelare e scongelare i pains au chocolat ;)!
Con questi pains au chocolat preparati riutilizzando il panetto preliminare del giorno prima, partecipo alla raccolta di Dauly sulla cucina del riciclo
e ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.
A presto ;)!

Una ghirlanda profumatissima ^_^!

Una ghirlanda di pane dolce e il bianconiglio.
Una scusa per augurarvi delle buone feste ^_^!
E per regalare a tutti voi che passate da questo piccolo blog una ricetta, semplice ma mortalmente buona.
Un pane dolce, da preparare per un pensierino natalizio (volendo, anche in versione senza impasto) dell’ultimo minuto, per la colazione di questi giorni di festa o di un weekend invernale qualsiasi.
O, molto più semplicemente, per un tè pomeridiano. Io prenderei volentieri una tazza di Rooibos all’arancia e cannella, insieme a una fettina di questo pane profumato. E voi?

GHIRLANDA DI PANE DOLCE 
pubblicata su Cucina Naturale di dicembre 2011
Non posso farvi vedere però l’interno della ghirlanda, al momento; spero di riuscirci presto.
Vi fidate sulla parola? ^^”’
Intanto, tra parentesi trovate le mie modifiche.
INGREDIENTI
500 g di farina bianca (400 g di farina 00)
100 g di farina manitoba (mia variante)
3 uova
200 ml di latte
120 g di nocciole tostate (noci)
80 g di uvetta sultanina
80 g di datteri denocciolati (fichi secchi)
50 g di amaranto (50 g di farina di mais fioretto)
40 g di zucchero (1 cucchiaio di zucchero)
25 g di lievito di birra (panetto preliminare)
3 cucchiai di olio di riso (olio extravergine d’oliva)
2 cucchiai di miele di castagno (miele d’arancio)
zucchero a velo (zucchero aromatizzato alla cannella q.b.)
sale (1 cucchiaino di sale)

100 g di farina manitoba
10 g di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
Fare lo zucchero aromatizzato alla cannella Ã¨ facilissimo. 
Macinate la cannella in un macina caffè. Lasciatene sul fondo almeno un cucchiaino e aggiungete lo zucchero; appena avrete ottenuto lo zucchero a velo, conservatelo in un barattolo di vetro e mescolatelo con qualche cucchiaino di cannella macinata al momento (a piacere). 
Per il panetto preliminare, in una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida; aggiungete la farina e amalgamate con tanta acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un impasto che assomiglia a una pastella consistente. 

Fate lievitare per almeno 30 minuti (volendo anche 1-2 ore). Sarebbe meglio, però, prepararlo la sera prima; se ci riuscite, dopo averlo fatto lievitare, conservate il panetto in frigo; in tal caso, uscitelo dal frigo un’ora prima della preparazione della ghirlanda.

Mettete a bagno l’uvetta per almeno 20 minuti. Poi strizzatela e asciugatela con 2 fogli di carta assorbente.
Riducete i fichi secchi a dadini. Tritate le noci. 
Unite la farina di frumento, quella di mais, lo zucchero e il sale.
Nella ciotola dell’impastatrice (o nel mixer, se la lama è adatta per impastare), versate le uova, il latte, il miele e l’olio. Unite gli ingredienti secchi e il panetto preliminare. 
Utilizzando il gancio ad uncino, azionate l’impastatrice alla velocità minima, fino a formare un impasto morbido (capirete che è pronto quando si staccherà dalle pareti della ciotola).
Sostituite il gancio con la foglia e amalgamate la frutta secca, proprio come si fa per lo Stollen.
Coprite l’impasto con un canovaccio e una coperta di lana e lasciatelo lievitare al caldo per 1-2 ore, o fino a quando il volume sarà almeno raddoppiato.
Al termine della prima fase di lievitazione, dividete la pasta in 12 palline, possibilmente della stessa dimensione. Sistematele su una teglia ricoperta da carta forno, una accanto all’altra, formando una ghirlanda. Battete l’uovo restante insieme a un pizzico di sale e a 1 cucchiaio di latte, poi spennellate con cura il dolce.
Lasciatelo lievitare ancora per 1-2 ore.
Cuocetelo poi in forno preriscaldato e ventilato, a 180° per 20-25 minuti, o fino a quando sarà dorato. Ma visto che i tempi di cottura variano da forno a forno, fate la prova dello stecchino ;)!
Ancora caldo, spolveratelo con zucchero a velo aromatizzato alla cannella.

Ed ecco una foto dell’interno di una delle palline della ghirlanda, assaggiata stamattina a colazione (ecco perchè non potevo farvela vedere):

Buon Natale ^__^!

Cosa regalo a Natale?

Vi faccio una confessione: da un po’ di tempo a questa parte, complice l’odio per la classica domanda “cosa regalo a Natale”, i regali li preparo da me, ovviamente nei limiti del possibile.
Casomai non sapeste ancora cosa regalare, posso darvi qualche ideuzza home-made?
Lo Stollen;
il Limoncello;
i Bonbons di fichi alla siciliana;
i Buccellati;
i Biscotti all’olio e rimacinato;
la Confettura di melagrana (o di qualsiasi altro frutto di stagione preferiate, con o senza agar-agar);
delle mini Brioche speziate al kefir (se avete poco tempo, considerate la versione senza impasto);
la Crema di cacao, amaretti e pesche (visto che non sono di stagione, sostituite le pesche con le pere o con le mele ;));
mini (ma anche no ;)) Muffin con cacao e marmellata ai frutti di bosco;
lo Zucchero aromatizzato alla cannella (o qualsiasi altra spezia preferiate);
dei mini (ma anche no ;)) Muffin al cacao e mele;
dei mini Muffin post-Santa-Lucia.
Oppure potreste regalare la Martorana, sia sotto forma di fruttini, sia decorandoli a mano, liberamente, magari prendendo spunto dalla foto di una ricetta di un libro che mi ha prestato un’amica

Se volete riprodurre i dolci fantasia di pasta di mandorle proposti dal libro, ecco la ricetta, tratta da Scuola di Cucina della Curcio :

Vi ho già parlato, infatti, del metodo a freddo per fare i fruttini di Martorana.
Stavolta però vi passo la ricetta del metodo a caldo, detto anche metodo all’antica, che ho trovato su un libro di dolci siciliani.
FRUTTA MARTORANA ALL’ANTICA
ispirato a “La pasta reale” da I dolci siciliani

INGREDIENTI:
1 kg di farina di mandorle

1 kg di zucchero
250 g di acqua (200)
mezza bustina di vaniglia (2-3 bustine)
aggiunta di 2 cucchiai di amido (mia variante)
Mescolate la farina con l’amido e la vaniglia. Fate sciogliere lo zucchero a fiamma bassa, sempre mescolando, nell’acqua. Appena qualche goccia di zucchero si allungherà, sarà il momento di versare la farina di mandorle. Mescolate bene e versate su un piano bagnato. Lasciate raffreddare e lavora la pasta fino a ottenere un impasto liscio e compatto. 
Poi date la forma che preferite.
Le regole per colorare questi dolcetti sono quelle che ho indicato nel metodo a freddo.

Come si nota anche dalle foto, con questa ricetta si sono formate non poche crepe nei fruttini. 

Grazie ai consigli della foodblogger palermitana Cinzia, ho capito che le crepe sono causate dall’aggiunta di amido, che fa asciugare eccessivamente la pasta di mandorle: ecco perchè aumentano giorno dopo giorno. 
Se volete provare questo metodo, levate l’amido e utilizzate lo zucchero a velo industriale e non lo zucchero semolato; non dovreste avere problemi. 
Se invece preferite il metodo a freddo, levate comunque l’amido, utilizzate lo zucchero a velo industriale e avrete dei dolcetti perfetti ;)!
Non a caso né l’autrice del libro né Cinzia (ecco la sua ricetta: a’ marturana) consigliano di aggiungere amido nell’impasto.
E ora ho capito perchè.
A presto ;)!

Plumcake in rosa ^_^

 

Lo seguite il blog Cannelle et Vanille?
Io non lo leggo spessissimo, ma le visite sono comunque abbastanza frequenti; e non c’è una ricetta che non mi piaccia.
Se c’è una cosa che adoro di questo blog, è la capacità di Aran di rendere impeccabili e affascinanti le ricette sperimentate per la vita di tutti i giorni, da qualunque punto di vista le si consideri.
Per questo molte sue ricette mi restano impresse a lungo nella mente, proprio com’è successo con i muffin alla barbabietola e semi di papavero, ovviamente senza glutine.
Quindi, quando due sabati fa mi sono ritrovata davanti delle splendide barbabietole -foglie incluse- al mercato di Villa Sperlinga, ho pensato che sarebbero state perfette per questa intrigante ricetta, molto speciale, da qualunque angolo la si osservi ^_^!
Il tempo di tornare a casa (con 2 mazzi, che ieri sono diventati 3, eheh XD!), sistemare un po’ la ricetta (non avevo né farina di quinoa né latte di cocco e li ho sostituiti con la farina 00 e con lo yogurt; se potete, però, provate questa ricetta con la farina di quinoa e con il latte di cocco -secondo me, va bene anche quello al riso e cocco-) e il plumcake e il suo comicissimo impasto fucsia era in forno dopo nemmeno due ore…non perchè ci voglia molto a prepararlo, ma perchè ho fatto altro nel frattempo :P!
A proposito, le foglie di barbabietola non buttatele; sbollentatele in acqua e aceto (per non far perdere il colore rosa) e servitele come insalata, insieme alle barbabietole pelate, tagliate a fettine e cotte a vapore; oppure, dopo averle sbollentate, saltatele in padella con un po’ d’olio d’oliva e uno spicchio d’aglio, per accompagnare della salsiccia, ad esempio. Oppure potete provare una meravigliosa torta salata di ispirazione ligure ^_^!

PLUMCAKE ALLA BARBABIETOLA
dalla ricetta di Aran,
Muffin alla barbabietola e semi di papavero

Mi raccomando, non dimenticate i semi di papavero come ho fatto io.
E come faccio sempre, tra parentesi inserisco le mie modifiche.
Se volete una ricetta interamente senza glutine e senza lattosio, seguite le indicazioni di Aran.
INGREDIENTI:
1 barbabietola media (barbabietole q.b. -30 g di polpa, alla fine-)
1/2 tazza (125 ml) di latte di cocco senza zuccheri (250 g di yogurt bianco intero)
1 cucchiaino di succo di limone (omesso)
1/2 tazza (70 g) di farina di riso integrale finissima (140 g di farina di riso -possibilmente finissima-)
1/2 tazza (50 g) di farina di mandorle (100 g di farina di mandorle)
1/4 di tazza (35 g) di farina di quinoa (60 g di farina 00)
2 cucchiaini di semi di papavero (dimenticati ç_ç!)
1/4 cucchiaino di lievito (1/2 bustina di lievito biologico vanigliato)
1/4 cucchiaino bicarbonato (omesso)
1/4 cucchiaino di sale marino fine (un pizzico di sale)
1 uovo, a temperatura ambiente (2 uova piccole, a temperatura ambiente)
1/4 tazza + 2 cucchiaini (75 g) di zucchero muscovado chiaro o zucchero bruno dorato (120 g di zucchero di canna –non è proprio la stessa cosa, ho fatto di testa mia ;)-)
i semi di una stecca di vaniglia
1/4 tazza (60 ml) di olio di cocco fuso biologico, spremuto a freddo (70 ml di olio extravergine d’oliva)

Io ho utilizzato le barbabietole dei due mazzi che avevo comprato al mercato, per ritrovare pronta per la cena l’insalata di barbabietole, foglie incluse.
Una volta cotte a vapore le barbabietole, frullate 30 g di polpa.
Nella ciotola del mixer, frullate velocemente la polpa tritata con le uova, lo yogurt e l’olio.
Unite la farina mescolata con lo zucchero, il lievito, il sale e i semi della stecca di vaniglia.
Seguendo la ricetta originale, a questo punto dovreste aggiungere anche i semi di papavero (che potete anche macinare in un macinacaffè). Io però li ho dimenticati ç_ç!
Frullate tutti gli ingredienti velocemente e versate l’impasto fucsia (a pois grigi ^_^, se mettete il papavero) nello stampo da plumcake.
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 40-45 minuti, o fino a quando il dolce non risulterà cotto, dopo aver fatto la prova dello stecchino.

Questo dolce è perfetto per la colazione, anche unito a della crema di ricotta e limone, o per una pausa pomeridiana con un buon tè nero.
Ed è pure il dolce più soffice che abbia mai preparato, una piccola piuma, provare per credere ^__^!

A presto ;)!


Biscotti all’olio, una vecchia ricetta ^_^

Una vecchia ricetta.
Eh si, perchè la ricetta base è identica a quella della pasta per i buccellati, ad eccezione del latte utilizzato al posto dell’acqua. Per il resto, per anni, sin da quando ero piccola, questi biscotti hanno rappresentato l’inizio dell’autunno e l’avvicinarsi del Natale, che per me rappresentava soprattutto una cosa: “si va a Castelvetrano, si fanno dolci con nonna” XD! Confesso: la mania per i dolci è iniziata molto presto ^^” (ecco perchè all’inizio il blog si chiamava nel paese dei golosi :P).
Onestamente, non so se sia tutta farina del sacco di mia madre, se non ci sia, insomma, anche lo zampino della mia nonna materna. Cosa probabile, altrimenti non si spiegano tutti i battibecchi generati da questa ricetta di famigghia, non appena provavo a dire “ma un po’ di 00? ma un po’ di zucchero in più?”, dopo aver visto i buccellati della foodblogger siciliana Enza; ma niente, “la ricetta va benissimo così com’è, sono anni che la sperimento, le dosi vanno benissimo [e su questo non ci piove, N.d.A.], non sanno di niente con la 00, etc. etc. etc.” XD! Eh, se dovessi riportare tutti i battibecchi tra me e lei, credo che potrei tranquillamente scrivere un romanzo XD LOL!
Più testarda di lei, ho azionato la planetaria, ho aggiunto un po’ di farina 00, ho aumentato la quantità di zucchero, sono ritornata alla cara e vecchia ammoniaca e dal forno sono usciti questi biscotti, di una semplicità e di una bontà disarmante, proprio come li ricordavo ^_^!
Insomma, l’ho stravolta un po’, la ricetta, lasciando però che la rimacinato continui a predominare, per il risultato speciale che si ottiene.
E se vi state chiedendo cosa c’entri questa farina con i dolci, beh…in alcuni paesi siciliani (parlo del trapanese, altrove non saprei), anticamente la si utilizzava anche per i dolci (come si legge anche sulla confezione di una conosciuta -almeno qui da noi- marca di Valderice), sia per il sapore deciso che conferisce, sia perchè permetteva di conservarli più a lungo. Non a caso, la ricetta dei buccellati risale alla mia bisnonna materna: così faceva lei, così faccio io ^__^!

BISCOTTI ALL’OLIO E RIMACINATO


INGREDIENTI:
500 g di farina 00
750 g di farina di rimacinato
400 ml di latte
100 ml di olio extravergine d’oliva
400 g di zucchero
10 g di ammoniaca per dolci
1 bustina di vanillina
scorza grattugiata di 1 limone

Nella ciotola della planetaria (o anche nel mixer), fate sciogliere l’ammoniaca con 1 o 2 cucchiai di latte. Aggiungete quindi il latte, l’olio e la farina setacciata con lo zucchero e la vanillina e infine la scorza grattugiata del limone.
Lavorate il tutto con la frusta a foglia (o con la lama da impasto del mixer) velocemente, come si fa per la pasta frolla; non appena comincerà a formarsi una palla, spegnete la macchina. Riponete l’impasto sopra la spianatoia infarinata, formate un panetto e lasciatelo riposare per 2 ore, coperto da uno strofinaccio.

Passate
le 2 ore, trasformare il panetto in filoncini e stenderli col mattarello, formando un rettangolo, fino a raggiungere lo spessore desiderato: più i biscotti sono sottili, più sono croccanti e biscottosi; più sono spessi, come quelli della foto, più sono frollosi e inzupposi.
Graffiate la pasta con una forchetta e tagliate i biscotti aiutandovi con una rotella tagliapasta.
Cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 20-30 minuti o fino a quando i biscotti non sono dorati, perchè il tempo di cottura dipende ovviamente dallo spessore dei biscotti e dal vostro forno.
Non vi preoccupate se vi dovessero sembrare troppo croccanti, perchè il giorno dopo risulteranno più morbidi.
Con le quantità indicate, otterrete una latta colma di biscotti, perfetti per accompagnare anche un tè nero alle spezie ^__^!

A presto 😉


No-knead Brioche

Prima di passare alla ricetta, vorrei darvi un piccolo consiglio: se non avete visto e non avete tempo di seguire una delle vecchie puntate di Report, perché non leggere il post di Papille Vagabonde dedicato all’aspartame? Se vi va, poi fatemi sapere che ne pensate.

Questa ricetta di sicuro molti di voi la conoscono già. E la mia è in archivio da un bel po’, da maggio addirittura; ma per un motivo o per un altro ho rimandato e appena è arrivata l’estate ho deciso di rimandarla all’autunno, perchè quando fa caldo detesto accendere il forno.
Che dite, secondo voi questa brioche mi porterà fortuna? Farà arrivare finalmente l’autunno anche a Palermo, visto che ieri e sabato ha piovuto?

Avevo visto la brioche senza impasto su La ciliegina sulla torta, poi su Fragola e Limone e infine su CosebuonediAle.
E mischiando queste tre ricette, sono arrivata alla mia variante, inserendo il latte di kefir e le spezie, proprio come ho fatto con la brioche ad impasto classico ;)!
E ho preparato due versioni. Per la prima versione, mi sono organizzata preparando con 2 ore di anticipo un panetto preliminare (fatto con farina 0, lievito di birra e acqua), che poi ho unito all’impasto finale.
Per la seconda, fatta due giorni dopo (eh si, perchè questo non-impasto può essere conservato in frigo anche per 5 giorni, comodo, no? ^_^), ho eliminato il panetto preliminare, seguendo i consigli di Tuki, Sarah FeL e Ale.
Devo dire che la differenza si nota appena. La prima versione, giustamente, risulta più leggera; la seconda, invece, è più pastosa e leggermente simile a una piccola brioche industriale (e francamente non so da cosa dipenda ^^”).
Ad ogni modo, hanno avuto entrambe un successo strepitoso. E visto che queste brioche senza impasto sono pure facilissime da fare, credo che abbandonerò momentaneamente la brioche impastata in modo classico XD!

BRIOCHE SENZA IMPASTO 
AL KEFIR – I versione


INGREDIENTI:
Per il panetto preliminare:
100 g di farina 0
10 g di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
Per il non-impasto finale:
350 g di farina 0
150 ml di latte di kefir
60 g di burro
1 uovo
1/2 cucchiaio di sale
50 g di zucchero
1 bustina di vanillina
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano

Per il panetto preliminare, in una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida; aggiungete la farina e amalgamate con tanta acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un impasto che assomiglia a una pastella consistente. 

Fate lievitare per almeno 30 minuti (volendo anche un’ora). Se lo preparate il giorno prima, dopo averlo fatto lievitare, conservate il panetto in frigo; in tal caso, uscitelo dal frigo un’ora prima della preparazione del non-impasto finale.

Consiglio: non riscaldate il latte di kefir, ricordate che è simile allo yogurt e va consumato freddo. 

Per il non-impasto finale, fate sciogliere il burro in un pentolino. Quando sarà a temperatura ambiente, unitelo alla farina setacciata con la vanillina, il sale, lo zucchero, la cannella e i chiodi di garofano macinati in casa; aggiungete quindi il panetto preliminare, l’uovo sbattuto e il kefir e mescolate con un cucchiaio di legno. Dovrete ottenere un impasto che assomiglia a della pastella sostenuta. Coprite la ciotola con la pellicola e fate lievitare per due ore. Quindi fate riposare l’impasto in frigo per almeno 24 ore, fino a un massimo di 5 giorni (io stavolta ho cotto la brioche il quarto giorno).
Il giorno in cui vorrete cuocerla, aiutandovi con un po’ di farina formate 4 panetti della stessa misura (io ne ho fatti 6 e non sono molto belli ^^”’…io e la manualità non andiamo d’accordo XD :P!), metteteli uno attaccato all’altro in uno stampo per plumcake da 30 cm, ricoperto da carta forno. Fate lievitare la brioche per circa 2 ore e mezza, o fino a quando non arriva al bordo dello stampo.
Sarah la spennella con tuorlo e poco latte sbattuti, ma io non lo faccia, ho sempre paura di “ammazzare” la lievitazione ^^”’
Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 30 minuti.
Mai brioche fu più facile da preparare XD LOL!!!

BRIOCHE SENZA IMPASTO
AL KEFIR – II versione
INGREDIENTI:
300 g di farina 0
50 g di farina 00
10 g di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
120 ml di latte di kefir
70 g di burro
60 g di zucchero
1 uovo
6 cucchiaini (sennò a piacere) di zucchero alla cannella home-made
1/2 cucchiaio di sale
1 bustina di vanillina
1 punta di coltello di chiodo di garofano
Fare lo zucchero aromatizzato alla cannella è facilissimo. 
Macinate la cannella in un macina caffè.  Lasciatene sul fondo almeno un cucchiaino e aggiungete lo zucchero; appena avrete ottenuto lo zucchero a velo, conservatelo in un barattolo di vetro e mescolatelo con qualche cucchiaino di cannella macinata al momento (a piacere).
In una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida.
Fate sciogliere il burro in un pentolino. Quando sarà a temperatura ambiente, unitelo alla farina setacciata con la vanillina, il sale, lo zucchero alla cannella e i chiodi di garofano macinati in casa; aggiungete quindi il lievito, l’uovo sbattuto e il kefir e mescolate con un cucchiaio di legno. Dovrete ottenere un impasto che assomiglia a della pastella sostenuta. Coprite la ciotola con la pellicola e fate lievitare per due ore. Quindi fate riposare l’impasto in frigo per almeno 24 ore, fino a un massimo di 5 giorni (io stavolta ho cotto la brioche il quarto giorno).
Il giorno in cui vorrete cuocerla, aiutandovi con un po’ di farina formate 4 panetti della stessa misura (io ne ho fatti 6 e non sono molto belli ^^”’…io e la manualità non andiamo d’accordo XD :P!), metteteli uno attaccato all’altro in uno stampo per plumcake da 30 cm, ricoperto da carta forno. Fate lievitare la brioche per circa 2 ore e mezza, o fino a quando non arriva al bordo dello stampo.
Sarah la spennella con tuorlo e poco latte sbattuti, ma io non lo faccia, ho sempre paura di “ammazzare” la lievitazione ^^”’
Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 30 minuti. 
Comunque, se utilizzate uno stampo per muffin (come ho fatto io), controllate le mini brioche dopo almeno 15 minuti, facendo la prova dello stecchino. Non fate come me, che, confondendomi, le ho uscite insieme alla brioche grande, la precedente…avrebbero dovuto cuocere almeno 5 minuti in meno.
A presto ;)!